All’inizio di Troy di Wolfgang Petersen c’è una scena in cui un tipo del Missouri interpreta il ruolo di un guerriero mirmidone che sfida un energumeno tessalo di nome Boagrius. Achille (il mirmidone) sembra presentare due punti di forza. Il primo è la sua proverbiale pievvelocità: per la prima volta sullo schermo l’attributo omerico viene rappresentato graficamente, attraverso dettagli di arti inferiori sollevanti polvere che, se non appartenessero a un figo pazzesco, ricorderebbero quelli dell’altrettanto mitico Beep Beep dei cartoni della Warner Bros. Il secondo sono dei capelli biondissimi, raccolti in treccine delicate, in contrasto voluto col fisico scultoreo. Sembrano emettere una luce tutta loro, come se fossero un faretto aggiuntivo a quelli forniti dal set, in grado di abbagliare gli occhi di chi non ne fosse ammaliato. Inutile dire che le due cose bastano e avanzano perché il figlio di Peleo e della dea Teti abbia la meglio sul gigante, e sia acclamato dalla folla. È il 2004 ed è un momento spartiacque per la carriera di Brad Pitt, 57 anni: qualche anno più tardi l’attore, ormai in grado di scegliere con calma più olimpica quali film rifiutare, quali interpretare e quali produrre, avrebbe rinnegato quel ruolo da ragazzone del Midwest che voleva conquistare il mondo a colpi di sole, ritenendolo un po’ troppo commerciale.

Cresciuto nella Springfield non fittizia dei Simpson, ma quella vera di Mark Twain e di Jesse James: sagacia di provincia e bellezza violenta come un colpo di pistola, Brad fa molto sport: golf, nuoto e tennis. Quasi laureato in giornalismo, è figlio del titolare di un’azienda di trasporti via camion. I film erano una delle poche cose non si potevano fare bene in Missouri. Così, a 21 anni, mette in moto la vita di periferia e non molla l’acceleratore finché non arriva a Hollywood.

Thelma & Louise
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È in Thelma & Louise che Brad Pitt si manifesta per la prima volta la sua natura semidivina, trascendente eppure saldamente ancorata al corpo. Questa genesi è un’inquadratura che pochi hanno dimenticato. L’obiettivo di Ridley Scott sale lentamente dal petto nervoso di un Brad ventottenne — spruzzato, invece che dalle acque cipriote, da una bottiglietta di Evian (trucchi del mestiere del vecchio Ridley) — al suo viso dolcissimo. E viceversa. Si tratta di una nascita di Venere declinata al maschile e agli anni Novanta, in cui che il soffio di Zefiro è un movimento di camera. In effetti, quell’epifania di addominali e birboneria ricorda più una personificazione teologica alla Neil Gaiman che la rappresentazione di un semplice giovanotto in cerca di avventure.

“Ti verrebbe da cavalcare senza sella sulle curve dei suoi capelli”

Da questo momento la carriera di Brad è stata una gara — vinta — per guadagnarsi credibilità recitativa ed esistenziale a margine di tutta quella bellezza. Brad non ha dei pettorali che parlano, ma parla anche attraverso i suoi pettorali, come un ventriloquo comunica attraverso la sua bambola. Dopo Intervista col vampiro, People scrisse di lui:“Ti verrebbe da cavalcare senza sella sulle curve dei suoi capelli”. Una delle sue più importanti vittorie è stata rendere questo non un demerito recitativo, ma la dimostrazione che è possibile infondere nella performance di un attore tracce autentiche dei suoi disagi, dei suoi dubbi, della sua personalità, del suo fisico oggettivamente insensato. Non era stato così coi suoi antesignani, tipi alla Robert Redford, le cui caratteristiche psico-attitudinali erano modellate dagli studios e percepite dal pubblico come un tutt’uno con la loro antropometria. Nessuno avrebbe accusato Clint Eastwood di essere troppo bono per essere bravo; anche perché, oltretutto, se la sarebbe dovuta vedere col suo fucile Winchester.

L’inquadratura di Ridley Scott sarà omaggiata trent’anni in C’era una volta a… Hollywood. Cosa è cambiato? Se in T&L Brad Pitt cercava sesso e soldi facili, in mobilità e in precarietà, in C’era una volta è saldamente sulla cima del suo Olimpo: sul tetto di una villa losangelina a riparare un antenna, chiaro simbolo del suo predominio sul mezzo prescelto per essere venerato.

Non buca lo schermo, ci si lascia baciare con tanto di lingua

La risposta del Brad Pitt maturo alla rinnegata pievvelocità achillea è il talento con cui, prima che recitare, riesce a esistere. È leggendaria la sicurezza con cui può accendersi una sigaretta, camminare o anche restare fermo, come un ballerino senza bisogno di passi ma trasportato dal flusso irripetibile e incoreografabile dei suoi moti d’animo e delle sue posture, scena dopo scena, intervista dopo intervista; non solo senza dover chiedere mai, ma rispondendo sempre. Non buca lo schermo, ci si lascia baciare con tanto di lingua. Brad è molto più di un bello che non balla: è semplicemente troppo bello per muovere più del solo torso; come del resto confiderà, poco prima di vincere il suo Oscar per C’era una volta, a una giovane intervistatrice in odore di trasverberazione mistica.

Con quegli occhi e quella boccaccia è forse il modello definitivo di maschio risolto che non solo abbia fatto i conti con la sua parte femminile, ma ci sia anche andato a letto ripetutamente. Ci ha spiegato quanto è importante, oggi, fare emergere questa femminilità, per essere autenticamente uomini. Alcuni lo sottacciono. Molti, semplicemente, mentono. Lui lo esplicita ed è irresistibile anche per questo.

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Questo individuo, che ha riscritto per sempre le regole del look nu jeans e na maglietta (“Comfort defines my fashion style”, ha affermato, quando avrebbe dovuto dire “La figaggine postula il mio comfort”), non ha mai avuto timore di condividere non solo lo schermo, ma anche la sua stessa identità di personaggio e di uomo con le donne che lo hanno accompagnato sulle scene e nella vita. Prendete Juliette Lewis in Kalifornia o, simultaneamente per scene e vita, con Angelina Jolie in By the Sea (da lei diretto, per giunta).

Brad Pitt è così luminescente che ha capito presto quanto fosse preferibile non essere sempre al centro dell’attenzione, ma farsi all’occorrenza da parte, diventando il grande comprimario che conosciamo (celebrato dall’Oscar per il ruolo dello stunt-man nell’ultimo Tarantino). Non si definisce di per sé, ma sta bene su tutto.

È nota la sua capacità camaleontica di portare con dignità esemplare gli stessi tagli e colori di capelli delle sue partner (non va sottovalutata l’importanza che Gwyneth Paltrow abbia iniziato a produrre la linea di candele "This smells like my vagina" dopo la fine del rapporto con Brad). Il concetto stesso di Brangelina non è altro che una rivisitazione della mitologia platonica. Il fatto che, a un certo punto, si siano separati non sarebbe dovuto essere percepito come un imprevisto: è solo il completamente della citazione del Simposio.

L’origin story di Brangelina è il notissimo servizio fotografico per W magazine, una profezia fatta in casa che anticipò sia la formazione della coppia che la meticolosità con cui Angelina ne avrebbe gestito l’immagine e i molteplici arredi ed eredi. Ma è stato solo grazie alla caduta di Brangelina che il Nume che, sul principio degli anni Novanta, era piombato per caso su una interstatale, dopo vari decenni di carriera da semidio, finalmente si è fatto del tutto umano.

Oggi il Brad Pitt single non è più intrappolato nei template comunicativi che lo hanno reso un principe fra le celebrità. Ha sempre un castello in Francia ma resta umile, a Los Angeles, nella casa in cui ha visto crescere i sei figli, a rendere grazie a quella pancia alcolica che proprio non ne vuole sapere di cominciare a formarsi, nonostante tutte le birre, nonostante tutto il vuoto.

Se mai vi si iscrivesse, sarebbe ovviamente Tinder a stare su di lui

Si prende in giro, scherza sul fatto di stare su Tinder — quando, se mai vi si iscrivesse, sarebbe ovviamente Tinder a stare su di lui — e giostra con parecchia destrezza da tra i suoi due nuovi ruoli preferiti, fuori dallo schermo: l’adorabile svampito maturo e l’affabile alcolista contrito. È sempre proteso tra il fanciullesco e l’anarchico, tra uno Zoom-reunion con Jennifer Aniston — in un turbinio di ciocche dorate e di tweet adoranti — e le microdosi di LSD. Forse è ancora più perfetto così.

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Vivere in un mondo in cui Brad Pitt è vivo e non lotta insieme a noi è al tempo stesso una maledizione e una benedizione

È una maledizione perché i suoi meriti sembrano quasi tutti saldamente oltre la soglia dell’imitabile e perfino del simulabile. È pressoché impossibile che possiate provarvi in uno stile Brad Pitt, pur consapevoli di andare incontro a effetti comici; diversamente da come, negli anni Cinquanta (e non solo) l’uomo medio ha avuto ampie opportunità di fallire miseramente in un autoproclamato stile Marlon Brando.

È una benedizione perché è la prova del nove che, tutto sommato, la felicità dipenderà anche da diversi fattori ma, almeno, non dipende dall’essere probabilmente l’uomo con il miglior rapporto bellezza/ricchezza del mondo. Brad lo disse già nel 1999: “Sono uno che ha tutto ma, una volta che ho avuto tutto, sono rimasto più solo che mai. Non è che per questo dormi meglio o ti svegli più riposato”.

Non chiedetevi, dunque, cosa potete fare voi per rassomigliare a Brad Pitt, anche e soprattutto perché, nella grandissima maggioranza dei casi, non è che ci sia molto da fare; ma piuttosto date una dritta a Brad Pitt su come possa avvicinarsi a voi. In particolare, se ne aveste occasione, spiegategli dell’arte del desiderare qualcosa di impossibile o altamente improbabile; il che, nel vostro caso, sarebbe, ovviamente, essere Brad Pitt e, nel suo, meno banalmente, non esserlo più per ricominciare tutto da capo, o non esserlo e basta. Anche se, nonostante le paturnie, col sorriso smargiasso che si ritrova, il sospetto che altro non voglia che essere proprio quello che è viene, eccome.

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Brad Pitt sarà pure una delle migliori rappresentazioni dell’eterna lotta tra persona e personaggio nel mondo dello spettacolo odierno. Ma noi fidiamoci e lasciamolo fare. Fai pure piazza pulita della nostra sospensione dell’incredulità, caro Bradford. Magari, bastardo com’è, ci prenderà la mano (come fece quella volta da Oprah, come per evidenziare una verità più solenne), e, poggiandosela sugli addominali, affermerà: “Non ho mai fatto palestra”, mostrando per il tempo di un sorriso la dentatura perfetta e le borse sotto gli occhi azzurri insonni. Voi non desistete e, anzi, insistete a dirgli quanto è bello essere felici da normali.

In fin dei conti davanti a Brad Pitt non devi per forza scegliere tra credere o non credere. È il bello degli dei contemporanei