"L'emiro ha dato in moglie mia figlia di 12 anni a un uomo di 34", il nuovo capitolo della principessa Haya fuggitiva

Al processo per il divorzio fra la principessa Haya di Dubai e il marito, l'emiro Mohammed bin Rashid al-Maktoum salta fuori l'accusa del matrimonio forzato fra la bambina e un principe saudita.

Ci sono storie che nei momenti di emergenza passano in secondo piano, e che si spera ricevano la giusta attenzione in futuro. Una è quella della principessa Haya di Dubai, così intricata che meriterebbe di diventare un film e alla quale ora si aggiunge l’inquietante capitolo della figlia dodicenne già promessa in sposa a un uomo, un principe, di 34 anni. Ricapitolazione per chi non ha seguito le puntate precedenti: nell’estate del 2019 la principessa Haya di Dubai, figlia del defunto Re Hussein di Giordania e della regina Alia, pianta in asso a sorpresa l’emiro Mohammed bin Rashid al-Maktoum, primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti, uno degli uomini più potenti e ricchi del mondo con un patrimonio valutato in circa 9 miliardi di dollari. Per gli emirati si apre un problema di immagine molto delicato perché la principessa, fuggita nel Regno Unito, ha dichiarato immediatamente di aver subito maltrattamenti fisici e psicologici.

Da quel momento l’opinione pubblica internazionale si accorge della complicata situazione della famiglia dell’emiro, che ha avuto sei mogli e 23 figli, e viene a galla la storia inquietante delle due figlie Shamsa e Latifa, sparite dalla scena dopo aver cercato di fuggire dal controllo del padre. Grazie ad Haya arrivano in un tribunale i dettagli del rapimento di Latifa, la notte fra il 4 e 5 marzo 2018, quando lo yacht battente bandiera degli Stati Uniti è stato intercettato da una nave militare in acque internazionali al largo di Goa e, come in un film di 007, un manipolo di uomini mascherati e armati lo ha assaltato dopo un lancio di fumogeni e ha trascinato via due donne, la principessa Latifa e la sua amica e istruttrice di fitness finlandese Tiina Jauhiainen, dirette a Washington per chiedere asilo politico. Un destino che sarebbe toccato anche alla principessa Haya, se il fratellastro, re Abdullah II di Giordania, non l’avesse prontamente nominata Prima Segretaria dell’ambasciata di Giordania nel Regno Unito, in modo da rivendicare l’immunità diplomatica contro la richiesta di espulsione che il marito ha inoltrato agli Uk.

La principessa Haya, però, ha dichiarato alla corte qualcos’altro. A sua detta, Sheikha Jalila di 12 anni, figlia sua e dell’emiro, sarebbe stata promessa in moglie al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, 22 anni più anziano di lei, che dovrebbe lasciare la moglie attuale. Apparentemente, questa è stata la causa scatenante della fuga da palazzo con la bambina e col figlio, Sheikh Zayed. Alex Verdan, legale dell’emiro ha contestato tutto assicurando che non si organizzano matrimoni forzati negli Emirati Arabi e ha invece accusato la principessa di aver inventato tutto per portare avanti una relazione extraconiugale con la sua guardia del corpo, un ex soldato britannico di nome Russell Flowers. Ha inoltre spiegato che Latifa era stata rapita per ottenere un riscatto e che l’assalto alla nave sia servito a trarla in salvo, anche se un filmato pubblicato da Latifa su YouTube prima dell’azione militare non coincide affatto con questa versione, e anche se un membro dell’equipaggio dello yacht ha raccontato che Latifa è stata portata via mentre urlava “Non voglio tornare indietro da viva! Sparatemi qui!”.


La stampa vicina agli emirati, intanto, parla addirittura di cinque diverse relazioni intrattenute dalla principessa durante i suoi soggiorni londinesi e di come la giovane figlia di re Hussein di Giordania avrebbe stregato l’emiro Maktoum approfittando della passione in comune per le corse di cavalli, inducendolo a sbarazzarsi della moglie precedente per sposare lei, e trarne vantaggi economici immensi per lei e per il fratello Ali. Qualcuno scrive anche che, in passato, la principessa avrebbe accettato un accordo segreto con l’emiro Maktoum per non parlare mai in pubblico della vicenda di Latifa e della sorella Shamsa, sparita con le stesse modalità nel 2000. L'avvocato David Haigh, che difende Haya, sta rispondendo colpo su colpo. Ha spiegato in aula come tutti questi episodi ricordino in modo impressionante quanto accaduto a Jamal Khashoggi, il giornalista saudita del Washington Post scomparso il 2 ottobre 2018 dopo essere entrato nel consolato del suo paese, a Istanbul. Il governo saudita ha inizialmente dichiarato che il giornalista fosse regolarmente uscito dal consolato, e solo molte settimane dopo ha invece ammesso la sua morte e l’ha attribuita a una rissa con un gruppo di agenti sauditi. La Cia, invece, ritiene che nell'omicidio di Khashoggi ci sia lo zampino del principe ereditario Mohammed bin Salman. Quello a cui è stata promessa in moglie la figlia di Haya, per unire due regni?

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