La favolosa storia di Rym Brahimi, la corrispondente di guerra diventata principessa per caso

Un'imprevisto seccante sul lavoro, un cambio di programmi e la strada si incrocia con un principe gentile (che, toh, è anche il cognato di Rania di Giordania... )

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KHALIL MAZRAAWIGetty Images

Per sposare un principe non c’è bisogno di essere una top model come Kendra Spears, o un’attrice come Grace Kelly e Meghan Markle. Non c’è neanche bisogno del figurino da flapper anni 30 di Kate Middleton. Se ti capita di incontrare un principe abbastanza sensibile da capire cosa c’è di eroico e speciale in te, non gli importerà nulla che tu non sia una glamour. Più o meno è questa la conclusione che si potrebbe trarre dalla storia d’amore tra il Principe Ali bin Hussein di Giordania e la principessa Rym al-Ali. Sedici anni fa le nozze fra questi due innamorati hanno fatto sognare la Giordania e ha incoraggiato le donne giordane a studiare, a darsi da fare e a gettarsi nella mischia, anche ad affrontare il pericolo, perché il principe azzurro non viene a bussare con la scarpetta di cristallo su un cuscino di raso. E se poi non dovesse arrivare, pazienza, ci si ritroverà realizzate e piene di opportunità. Chi è Rym al-Ali e perché Ali di Giordania, al tempo un sex symbol per le donne arabe, si è innamorato proprio di lei?

Rym Brahimi non avrebbe mai potuto perseguire l’obiettivo di una vita facile e comoda. Suo padre Lakhdar Brahimi è un politico algerino di successo, una figura importante nella campagna di indipendenza dalla Francia del 1956 come leader del Fronte di Liberazione Nazionale nel Sud Est asiatico. Dal matrimonio con Mila Bacic, una donna armeno-croata, Lakhdar Brahimi ha avuto tre figli. La seconda è Rym, nata nel 1969. Quando nel 1991 Brahimi diventa il ministro degli Esteri algerino la figlia ha 21 anni, è cresciuta fra Gran Bretagna e Algeria, ed è fresca di laurea con lode in Letteratura Inglese alla Sorbona di Parigi. A questa laurea, la giovane, che ha rubato i tratti e i colori della madre, ne fa seguire un’altra in Scienze Politiche, e poi un master in giornalismo alla Columbia University, negli Usa. Sì, è una secchiona, e il giornalismo, per lei è una missione: "I miei genitori avevano molti amici giornalisti, e venivano a casa loro, e avevano sempre quelle storie incredibili di eventi storici che avevano coperto e cose che avevano visto", racconta oggi. “Volevo essere una di quelle persone che viaggiano per il mondo e raccontano storie”.


Rym inizia la gavetta da giornalista e ben presto, grazie anche alla sua esperienza familiare negli ambienti diplomatici, finisce a lavorare in vari uffici stampa delle Nazioni Unite tra cui BBC World Service, la United Press International, Dubai TV, Bloomberg International, Radio Monte Carlo Moyen Orient e CNN. Rym Brahimi si accorge presto di non essere tipa da stare in ufficio. Fa il grande passo e intraprende quel tipo di carriera giornalistica che spaventa tutti: la corrispondente di guerra. Quando nel 2003 l’Iraq viene invaso dalla coalizione internazionale capeggiata dagli Usa per spodestare Saddam Hussein, Rym viene inviata a Baghdad per conto della CNN. È la prima volta che si presta alla copertura giornalistica di un conflitto. Era spaventata ma teneva duro. Immaginava che la guerra sarebbe stata rapida, non che si sarebbe protratta con piccoli conflitti. Invece durò poco per lei. Dopo la prima fase di conflitti, Rym e il collega della CNN Nic Robertson furono espulsi dall'Iraq.

L’unico posto per continuare a seguire il conflitto nel modo più vicino possibile era la Giordania. Rym e il collega si stanziano ad Amman, la capitale giordana, e vengono inclusi nel gruppo di corrispondenti che possono accedere alle conferenze stampa del governo. A capo della guardia reale c’è il 28enne principe Ali bin Al Hussein, figlio di Re Hussein di Giordania e della sua leggendaria seconda moglie, la regina Alia, ma anche fratellastro di re Abdallah II di Giordania, marito di Rania. Quando viene a sapere che lo staff della CNN è appena arrivato dall’Iraq, il principe chiede di incontrarlo per comprendere la situazione sul territorio. Il tempo di ascoltare Rym, che con un misto fra la grinta della corrispondente e la grazia della sua buona educazione gli illustra le informazioni richieste, e Ali è già cotto in maniera irrimediabile. Siamo a marzo: ad aprile sono già fidanzati ufficialmente.

L'anno dopo, al palazzo reale di Amman, l’8 settembre del 2004, Rym sta percorrendo radiosa un tappeto che la porta all’altare. Indossa un abito color sabbia, ispirato al deserto e al costume medievale giordano, con piccole nappe dorate che spuntano dalle maniche. Il suo sposo, che l’attende con gli occhi che luccicano, indossa l'uniforme militare e il tradizionale copricapo beduino. È una cerimonia semplice, senza sfarzi e con pochi invitati scelti con cura tra cui re Abdallah, la moglie Rania, il padre di Rym Lakhdar Brahimi e la sorella dello sposo, la principessa Haya, che il mese prima si è sposata con l’emiro di Dubai Mohammed bin Rashid Al Maktum. “Pensare che mi ero molto arrabbiata per l’espulsione dall’Iraq”, dice oggi l’ex giornalista che dal quel giorno è diventata Sua Altezza Reale la principessa Rym Ali di Giordania. Sono passati 16 anni e a volte la stampa si stupisce che non sia mai uscito fuori uno screzio, un’indiscrezione spiacevole su questa coppia che ha avuto due figli, la principessa Jalila bint Ali e il principe Abdullah bin Ali.

E la professione di giornalista alla quale Rym teneva così tanto? Finita, per entrare a far parte della famiglia reale? Non del tutto. Ovviamente Rym, col suo nuovo status, non ha mai più potuto lavorare come corrispondente in un teatro di guerra, ha dovuto appendere la professione al chiodo come la regina Letizia di Spagna, o la regina Maxima dei Paesi Bassi. Ma ha trovato il modo per continuare a lavorare nei media. Mentre suo marito è il presidente della Lega Calcio Giordania, lei dal 2006 è la Commissaria esecutiva della Royal Film Commission di Giordania, e ha anche fondato il Jordan Media Institute, un ente senza scopo di lucro che permette ai giovani talenti del mondo arabo, con meno possibilità economiche di lei, di ricevere un’istruzione nel campo giornalistico e di conseguire un master. Per seguire il cuore ha rinunciato a qualcosa, ma non a tutto. Sicuramente ci ha messo lo stesso coraggio che l’ha portata sul fronte, con la CNN, a documentare una guerra fra bombardamenti e sparatorie.

(Sotto, la principessa Rym al-Ali, il principe Ali bin Hussein di Giordania, e i loro figli, la principessa Jalila bint Ali e il principe Abdullah bin Ali come sono oggi)

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