Margherita Vicario mi ha portato sulla terrazza del Pincio

Bambini che nasceranno, video-serie tv, concerti che torneranno: il volto di Margherita Vicario dal Pincio all'Italia intera.

margherita vicario
MATTEO LIPPERA

Milano / Maremma simulando di essere “sull’Alfa Romeo modello Giulietta” di Caserta / Mantova. Il mio ascolto di Margherita Vicario inizia l’estate scorsa con il brano Romeo feat Speranza. Lei, classe 1988, ha il viso del cinema, della tivù e della social era (tutti campi in cui vive con successo: studi all’Accademia Europea di arte drammatica, nel cv da Woody Allen a Fausto Brizzi, da To Rome with Love ai Cesaroni) e i suoi testi sono ritornelli che rimangono in testa al primo ascolto per quanto siano complessi, tutt’altro che pop eppure virali. Caserta / Mantova in sei ore, quasi un anno dopo, diventa “Tuo figlio avrà gli occhi neri”, inizio al miele di Pincio il nuovo singolo di Margherita Vicario (Island Records) uscito il 17 aprile nel pieno della quarantena, del lockdown, della pandemia che ci ha serrato in casa. E lei canta in un video fintamente amatoriale guardando i vicini - veri - su balconi, terrazzi, ballatoi pieni di stendini e piante timide. Margherita balla da sola in tuta, nella golden hour, sul tetto e canta di momenti romantici al Pincio, per quando torneremo. La raggiungo su una chat di Zoom mentre si appresta a diventare zia, a desiderare di tornare a fare live, a raggiungere tutte le meraviglie della Roma Antica.

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Ogni tua canzone è come se fosse la puntata di una serie tv: Pincio inclusa. Credo che ognuno consideri il proprio lavoro diverso e personale: se sono finita a scrivere canzoni, produrre, è perché sono stata tantissimo tempo pubblico, e quindi è come se avessi sviluppato un senso critico per cui dico “se faccio una cosa la devo fare bene”, è una banalità? No devo farla davvero con significato.

Attrice e autrice: due aspetti che si fondono costantemente? Ogni canzone per me è un’occasione: ovvero recitare e raccontare una storia. Un qualsiasi palco dove ti trovi con un pubblico è teatro, è un luogo deputato ad ambiente dello spettacolo. Per la sinergia video-canzone ci metto massima cura perché so che può aiutare a capire meglio la canzone. Come Abaué / Morte di un Trap Boy, testo criptico pieno di spunti, che fa pensare “ma di che parla?” sono sicura che il video aiuti molto a veicolare la canzone. L’obiettivo è comunque creare canzoni che sopravvivono da sole senza video, la musica è fatta solo di musica.

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In Castagne, ci sono immagini molto intime, continue madeleines di qualcosa di vivo, concedi molto di quello che hai vissuto e sei? “Castagne” l’ho scritta perché sapevo che c’era questo materiale di cui mio padre aveva pieni i cassetti (filmini d’archivio di famiglia iper-commoventi ndr). Quella sì, è una canzone nata da un video, l’ho scritto ai miei genitori a cui dico “grazie, arrivederci, vi ho voluto bene, avete fatto il meglio”. Concedo abbastanza, ma lo fanno tutti i cantautori no?

Sei portata per la sostenibilità umana: in primis complicità con il mondo delle donne? Sicuramente crescendo mi sono resa conto che se hai un megafono, piccolo o grande che sia, usalo: hai un’occasione. Attingo da cose per me importanti, forse per questo poi risulto autentica. Se scrivo una canzone con protagonista mia cugina (Pincio ndr) è perché davvero lei mi ha salvato un bel po’ di volte. Quando ho fatto uscire Abaué / Morte di un Trap Boy voleva essere una dichiarazione ironica e non fare la morale a nessuno: è nata perché mi diverto ad ascoltare la trap ma ogni tanto mi arrivano delle frasi violentissime sul mondo femminile e ci rimango male perché penso “mi stavo divertendo, stavo ballando e poi…?”. Ho deciso di far uscire quella canzone per prima perché volevo dire: si può essere divertenti con sound figo e contemporaneo, e non per forza con chitarra e cantastorie, ma non per forza dove essere tutti nella stessa wave.

Vorresti che le tue canzoni fossero cantate a squarciagola in motorino o sussurrate in un enorme concerto? Ambisco a essere cantata da 20mila persone come in due in motorino.

Come vedi l'industria musicale nei prossimi 12 mesi? Per fortuna lavoro con persone che vogliono il meglio per me e mi affido a loro. Io, intanto, continuerò a scrivere e rimanere sul pezzo, presente, attuale. Pincio l’ho fatta uscire apposta in questi giorni: c’è sempre una canzone giusta in ogni momento. Dovremo avere molta pazienza e confido nello spirito di adattamento degli esseri umani e per tornare sui palchi aspetteremo almeno fino all’inverno, temo...

Dirette, streaming, video-chat: si riesce a essere umani anche virtuali? Sì, anche se delle volte ti scontri con haters, troll, commenti assurdi. Non avevo mai fatto dirette prima della quarantena, mi godevo i concerti, ora necessità fa virtù…è divertente e se vuoi seguirle e interessa bene altrimenti pazienza. Sicuramente quando torneranno i concerti questo intrattenimento a distanza svanirà.

Lo trovi comunque democratico? È un bel modo di tamponare il problema? Paradossalmente l’intrattenimento televisivo ci racconta le stesse cose, è monotono, per fortuna questo è un intrattenimento in diretta stile zapping, resistemmo ancora un po’…poi secondo me vorremo sbarazzarcene.

Dove andrai appena potrai uscire liberalmente? Sarò mammona ma opto per una bella riunione di famiglia, mi devono nascere due nipoti, mi farebbe impazzire non andare a vederli. Vorrei accogliere i nuovi arrivati in questo mondo che sembrava finire. La cosa più figa di questo isolamento è che finalmente c’è il congedo parentale obbligatorio e i padri si godono i neonati e molti, mio fratello in primis, mi hanno confessato che vivono momenti speciali, di cui è fatta la vita.

Il più bel tatuaggio emotivo che ci lascerà questo lockdown? Un po’ di di riscoperte, che la vita è fatta sì di realizzazioni personali ma anche di quella sfera intima che, in un mondo così produttivo come un treno che non si ferma mai, dimentichiamo. Realizzeremo davvero cos’è quello che ci determina e ci fa sentire bene.

courtesy photo

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