La principessa Marie-Christine del Belgio, lo scandalo di cui l'aristocrazia parla ancora sottovoce

Negli anni 70 una principessa ribelle della famiglia reale belga è fuggita oltreoceano ed è poi sparita nel nulla: ora è stata ritrovata e si è scoperto che cosa le è accaduto.

Quando si parla di principesse ribelli si pensa subito a Margaret, la sorella della regina Elisabetta scomparsa nel 2002, oppure a Stephanie di Monaco, la figlia di Grace Kelly e Ranieri che negli anni 80 e 90 riempiva le pagine dei rotocalchi (a volte anche allegati o numeri speciali) con i suoi amori sbagliati. Quando a parlare di principesse ribelli sono invece i membri delle aristocrazie mondiali, la prima a essere citata - anche se sottovoce come se si temesse di evocare uno spettro - è la principessa Marie-Christine de Belgio, la cui storia è riaffiorata di recente quando una rivista olandese ha scoperto che fine ha fatto dopo una vita turbolenta e una sparizione durata quasi 15 anni. Ma chi è Marie-Christine del Belgio e cosa ha combinato tanti anni fa quando era una bella ragazza bionda, con gli occhi azzurri e la pelle colore dell’alabastro? Per capire perché questa aristocratica misteriosa non si sia mai conformata all’etichetta della famiglia reale, bisogna prima tracciare la situazione in cui è nata.

Marie-Christine è nata il 6 febbraio del 1951, da Mary Lilian Baels la seconda moglie del re Leopoldo III di Belgio. Leopoldo era il vedovo più famoso e triste della nobiltà vivente. Sedici anni prima, pochi mesi dopo essere salito al trono, aveva perso l’amatissima moglie Astrid di soli 30 anni in un incidente d’auto, mentre lui era alla guida. Il re conosceva Mary Lilian sin da piccola perché era la figlia del governatore della provincia delle Fiandre Occidentali. Quando lui era prigioniero di guerra nel castello di Laeken, dopo l’invasione del Belgio del 1940 da parte dei nazisti, lei iniziò a visitarlo con una certa frequenza e nel 1941 si sposarono in segreto con lei già incinta. Re Leopold aveva avuto già tre figli con Astrid, per cui si decise che i figli di Mary Lilian non avrebbero avuto diritti di successione al trono. Per lei fu coniato un titolo di consolazione, principessa di Réthy, una zona nella regione di Anversa. Il loro primo figlio è nato nel 1942, Alessandro. Marie-Christine è la seconda, la terza è Marie Esmeralde, nata nel 1956. Già da bambina, Marie-Christine, che in famiglia veniva chiamata Daphné, dal suo secondo nome, aveva dimostrato segni di insofferenza alle regole che le venivano imposte perché, anche se esclusi dalla linea di successione, i figli delle seconde nozze del re avevano il trattamento di Sua Altezza Reale ed erano comunque i fratellastri dell’erede al trono. Testarda, irrequieta e infelice, Daphné rifiutava i progetti familiari di un matrimonio di prestigio. La stampa del tempo pubblicò l’indiscrezione secondo cui la famiglia stava per darla in sposa all’erede al trono di Svezia, il futuro re Carlo Gustavo XVI e lei andò su tutte le furie dichiarando di non avere alcuna intenzione di fare un matrimonio combinato. Si ritrovò adolescente e poi ventenne fra il burrascoso ’68 e i rivoluzionari anni 70 e secondo voci mai confermate, sperimentò lo stile di vita tipico del tempo in cui sarebbero state incluse droghe e amore libero.

L’unica cosa che piace fare a Marie-Christine, fra quelle a cui è stata spinta dalla famiglia, è la musica. Suona benissimo il pianoforte. Ma passa il resto del tempo a pensare a come mettere parecchi chilometri fra lei e la monarchia. Viaggia molto e fa amicizia con un giovane vedovo canadese, Paul Drucker, che accetta di sposarla nel 1981, così da farle ottenere il permesso di soggiorno in Canada. Daphne si trasferisce lì con grande sgomento dei familiari e non farà mai più ritorno in Belgio. Sui giornali comparirono anche foto della coppia poco vestita in uno squallido hotel, in quella che dovrebbe essere stata la luna di miele, come se le avesse volute far uscire lei per dare un dispiacere alla famiglia. In realtà i due non avevano alcun legame sentimentale e appena ottenuto il permesso, 40 giorni dopo, divorziarono. La principessa iniziò così la sua nuova vita, cominciando a imparare le cose più semplici, come avere un portafogli con dentro del denaro, o lavorare. Vuole fare l’attrice e comincia fare provini a Hollywood. Ottiene qualche piccola parte, col nome d’arte Daphné, ed entra nel giro. Quando si risposa di nuovo con Jean-Paul Gourgues, un ristoratore francese che gestisce il suo locale a Westwood, fra i testimoni di nozze c’è l’attore James Coburn, ma Daphne, a Hollywood, non riuscirà mai a sfondare. Cresciuta da principessa, è troppo sprovveduta.

I belgi si chiedono ancora cosa potesse aver spinto la loro principessa a tagliare i ponti in modo così drastico con la famiglia tanto da disertare, di volta in volta, i funerali di ogni singolo membro: suo padre, sua madre, suo fratellastro, re Baldovino e anche suo fratello, il principe Alessandro. Riceverà tutte le eredità che le spettavano, nessuno dei familiari gliele ha volute negare anche se nel 1994, in tv, ha dichiarato di non vedere l’ora di percepirle il prima possibile. La principessa Marie-Christine ha dilapidato tutto rapidamente facendo la bella vita fra Los Angeles e Las Vegas, aprendo un ristorante che fallirà quasi subito ma soprattutto, secondo alcuni, alimentando la passione di suo marito per i casinò. La risposta dell’avversione di Marie-Christine per le sue origini, forse, è arrivata dopo che quasi tutti i suoi congiunti erano morti. Nel 2005 scrive e pubblica la sua autobiografia Brisure,” la rottura” e sia lì che nelle interviste, da quel momento, parla di uno stupro subito da ragazzina da un membro della famiglia e di come sia stata chiusa in casa senza le dovute cure mediche e psicologiche, col divieto di rendere nota la vicenda. Resta difficile capire se si tratti di drammatica verità o di un tentativo di realizzare guadagni con il libro inventando rivelazioni clamorose, visti i problemi finanziari che la tormentavano. Se fosse vero, meriterebbe però rispetto. Nelle interviste, in particolare, Marie-Christine si accanisce contro sulla madre, la principessa Lilian, che descrive come una persona dura, non amorevole, prepotente, dominante e persino crudele. Tutto l’opposto di quello che ricordano di lei sia gli altri figli che i figliastri, cresciuti da lei. Chi ha ragione? In quelle interviste Marie-Christine si è sempre dichiarata anche a favore dell’abolizione della monarchia in Belgio, ritenendo che sarebbe un bene per la nazione. Non si sa quanto copie abbia poi venduto questo libro, di sicuro non l’ha fatta tornare ricca. Finita la promozione, poco più di un anno dopo, della principessa non ne ha saputo più nulla nessuno, nemmeno la sorella Esmeralda, l'unica con cui era a contatto. In Belgio la chiamano "la principessa scomparsa". Il nome di Marie-Christine Daphné Astrid Elisabeth Léopoldine principessa del Belgio è riaffiorato di recente. Un giornalista fiammingo che vive in Irlanda, Mario Danneels, l’ha trovata, ha indagato su di lei. Sulla rivista olandese Story, Danneels ha rivelato il luogo dove vive la principessa, Sequim, una sperduta cittadina di meno di 7500 abitanti nel mezzo del deserto nello Stato di Washington. Secondo le testimonianze raccolte dal giornalista la principessa ribelle, oggi 69 anni, non ha avuto figli e vive afflitta dai debiti a causa della ludopatia sfrenata del marito francese Jean-Paul Gourgues che l'avrebbe manipolata e spolpata di ogni proprietà. Secondo alcune fonti, Gourgues sarebbe anche schedato dall'Fbi come membro di una gang con cui, prima del matrimonio con la principessa, commetteva furti nelle Azzorre, e che per questo motivo viveva in Canada. Un'amico ha raccontato di prendersene cura ospitandola a casa nelle notti in cui lui sparisce fino all'alba per andare a giocare. Ma nonostante ciò, Marie-Christine non può fare a meno del marito "l'ha convinta che senza di lui non saprebbe cavarsela", ha detto l'amica. Un destino difficile, da cui la principessa non è riuscita a sfuggire nemmeno mettendo, davvero, più chilometri possibile fra lei e i suoi misteriosi problemi. Una storia ancora senza la parola "fine".

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