Il documentario sulla morte di Gianni Versace (e domande ancora aperte)

15 luglio 1997 nella sua villa di Miami muore lo stilista calabrese. Questo speciale ci darà risposte?

Quando poco più di un anno fa uscì American Crime Story, la discutibile (per mancanza di una sceneggiatura e non solo) serie tv dedicata all'omicidio di Gianni Versace, partendo dalla sua vita prima e dopo l'uccisione avvenuta sulla scalinata della villa a South Beach a Miami (Casa Casuarina, trasformata oggi in un hotel e ristorante di lusso), si scatenò un inferno nell’inferno che mise d’accordo, per la prima volta, la sua famiglia e colui che un tempo ne faceva parte: Antonio D’Amico, l’ultimo fidanzato dello stilista calabrese che in quel fatidico 15 luglio del 1997 lo trovò morto in un lago di sangue. Tra lui - che nella serie tv è interpretato da Ricky Martin – e la sorella di Gianni, Donatella (è interpretata da Penelope Cruz) non ci sono più rapporti dal giorno del funerale, quando in un gremito Duomo di Milano si ritrovarono alcuni dei più importanti personaggi dello star system mondiale e della moda, tra cui anche Elton John e Lady Diana. “La serie non è autorizzata”, disse in una nota la famiglia dello stilista, a cui seguì il commento del suo ex compagno: “L'immagine di Ricky Martin che lo abbraccia è ridicola, imita la Pietà ma si tratta di una licenza poetica del regista. Io non reagii in quel modo". E così via.

Pool ARNAL/PICOTGetty Images

Oggi, a distanza di ventitré anni, Crime+Investigation (canale 119 di Sky) - manda in onda alle 21 e 05 Killing Versace - l'Ultima passerella, uno speciale che ricostruisce l’omicidio dello stilista italiano cercando di svelare i punti ancora oscuri legati alla vicenda. Ad ucciderlo, almeno così ci viene detto, fu Andrew Philip Cunanan, un giovane e attraente gigolò che nell’estate del 1997 si macchiò di altri quattro omicidi. Da quanto ci viene raccontato fu abbandonato dal padre di origini filippine e restò con la madre di origini siciliane. Era un giovane intelligente e brillante cresciuto con l’idea che tutto gli era dovuto, un mitomane che amava la bella vita e i soldi che spesso si procurava prostituendosi o spacciando droga. Il gay ricco lo infastidiva, lo invidiava e in qualche maniera, quindi, voleva farla pagare anche a un uomo come Gianni Versace. E così fece. “Versace era la personificazione dell’uomo che Cunanan voleva essere, un uomo ricco, famoso e di successo. Questo era tutto quello che lui voleva diventare”, racconta nel documentario Maureen Orth che nel suo libro, Il caso Versace, uscito anche in Italia per Tre60, ricostruisce il caso che è un vero e proprio mistero con mille sfaccettature, da quelle dorate di un mondo avvolto nel lusso a quelle oscure della mente umana. Seguono interventi di un giornalista, di uno psichiatra forense (che ipotizza l’assassino sessuale) e dello stesso D’Amico.

Rose HartmanGetty Images

In ogni caso, vien da chiedersi, perché Cunanan, già ricercato dalla polizia, uccise Versace, il fondatore di una delle case di moda più influenti del Made in Italy? Ma, soprattutto: Gianni Versace lo conosceva e che legame c’era tra il suo omicidio e quello delle altre vittime? Sono molte le domande che vengono poste e a cui prova a rispondere questo speciale che ricostruisce nel dettaglio uno dei fatti di cronaca nera più famosi degli ultimi vent’anni. D’Amico, ovviamente, si commuove più volte e ribadisce che lo stilista non conosceva il suo assassino, ma oltre a questa risposta, non dice altro, perché, come spiega, lui non sa cosa sia accaduto e perché. Anche questo documentario, per quanto cerchi di chiarire e fare luce su molti passaggi del caso, lascia dei dubbi e delle non risposte su quel giorno. L’unica certezza è che l'assassinio di Gianni Versace resta uno dei delitti più efferati che ha profondamente scosso il mondo della moda. Cunanan non fu mai catturato da vivo perché, dopo una caccia all’uomo durata otto giorni, venne ritrovato suicida in una casa sull’acqua a Miami, non lasciò un biglietto o altro per spiegare quel gesto (altra stranezza) e il caso è stato chiuso. Molto più di un dubbio, però, a quanto pare, rimane.

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