"La mia bellezza: un regalo, una maledizione" Carol Alt

Le passerelle degli 80s e i cult dei Vanzina, di amori a prima (s)vista e cliché da sfatare, chi è oggi la musa "dal cuore italiano".

santa margherita di pula, italy   july 24 carol alt attends filming italy sardegna festival 2020 day 3 press conference at  on july 24, 2020 in santa margherita di pula, italy photo by daniele venturellidaniele venturelligetty images
Daniele VenturelliGetty Images

In questa estate strana – perché è così, non ci sono dubbi – capita anche di ritrovarsi in Sardegna con Carol Alt. Sì, proprio lei, la top model e l’attrice che negli anni ’80 e ’90 fece impazzire l’Italia, gli italiani e il mondo intero con il suo fisico da urlo e il suo sguardo magnetico, tra sfilate memorabili e film commerciali, su tutti quelli di Carlo Vanzina, a loro modo cult. “Carlo – ricorda - è stato il primo a guardarmi diversamente: non come una top model, ma come un camaleonte. Ho un bel ricordo di lui, perché riuscì a vedere i personaggi che potevo essere e mi ha dato la possibilità di fare qualcosa di diverso. All’inizio non ci prendevamo, ma dopo un po’ siamo riusciti a capire quale era il canale per comunicare fino a diventare uno dei registi che mi ha cambiato di più”. Oggi che si appresta a compiere sessant’anni (il primo dicembre prossimo) – “me ne sento 35, sono gli altri che mi trattano da donna matura”, tiene a precisare – continua ad essere la donna che tutti notavano quando entrava in una stanza. Per il nostro incontro ci da’ appuntamento in un grande giardino del Forte Village dove è ospite della terza edizione del Filming Italy Sardegna Festival. La scena è oggi ancora sua. Arriva con un vestito celeste dello stesso colore dei suoi occhi ed è comunque altissima nonostante sia scalza.

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La mia bellezza? “Sta tutto nell’alimentazione”, ci spiega. “Mangio solo cibi crudi”. “Nel mio caso, comunque, essere bella è stato un regalo e una maledizione insieme”. Stentiamo a crederle, ma basta poco per aver chiarito ogni dubbio. “Da ragazzina non è che mi piacessi molto... I ragazzi non mi chiedevano di uscire”. Crescendo, poi, le cose sono decisamente cambiate e quel brutto anatroccolo è diventato un cigno ammirato e desiderato da chiunque. “Fare la modella è stato un caso, ma facevo quel lavoro non per risultare carina, ma per tirare fuori quello che avevo dentro”. Quello che volevo – continua - era far ridere le persone e metterle a proprio agio. In America sono quella che si definisce una ‘ragazza formidabile’: facevo la modella, in tv andavo bene, sapevo anche recitare e quindi incutevo soggezione in chi aveva a che fare con me. In realtà ero e sono molto diversa da quell’immagine. Quando sono in una sala punto sempre la persona più scontrosa, mi avvicino e cerco di metterla a suo agio. Ho un grande sense of humour ed è questa la mia arma vincente, una maniera per sfatare il mito secondo cui una persona bella non può essere divertente. Anche chi è bello può far divertire ed è questo che cerco di fare ogni giorno”.

La pandemia l’ha passata nella sua casa di New York assieme ai suoi gatti, ma in quella strana solitudine è riuscita anche a interpretare un film, L’ultimo grande amico, dell’italiano Filippo Prandi. È la storia di James Whitey Bulger, il gangster di Boston morto due anni fa (già portato al cinema da Johnny Depp in Black Mass) che qui ha il volto di Eric Roberts. “Recitavo in solitudine davanti al green screen, la tecnica con cui si sovrappongono diverse immagini. Una sensazione davvero strana, racconta, perché ero da sola con una troupe di sole cinque persone”. Un ruolo, quest’ultimo, molto diverso da quelli che di solito le vengono offerti. “Il mondo dello star system – spiega - è pieno di stereotipi e tutto questo rappresenta un problema, ma anche perché, diciamocelo: a chi verrebbe in mente di offrire un ruolo da nonna a una che ha il mio viso? (ride, ndr). “Non ho la faccia da nonna – aggiunge - quindi non me lo offrono. Sono tutti stereotipi che nel mio piccolo combatto per cambiarli. Le donne possono essere anche belle e nonne, belle e intelligenti, una donna è una donna. Mi dispiace quando qualcuna di noi deve ‘abbassare’ la sua bellezza per farsi prendere sul serio e avere dei ruoli". “Mi piacerebbe – aggiunge - lavorare con dei registi italiani, basta però che siano creativi e che mi vedano in modo diverso, ad esempio con la coda alta, i pantaloncini e le scarpe da ginnastica (ride di nuovo, ndr). Spero, che possano intercettare una parte diversa di me”.

Daniele VenturelliGetty Images

Carol Alt è nata in una famiglia in cui lavorava solo suo padre, pompiere dalla grande dedizione. “Sono sempre stata orgogliosa di lui, perché tramite il suo lavoro ha salvato bianchi e neri, americani e portoricani, animali e bambini senza alcuna distinzione. Siamo tutti uguali in questo mondo e dovremmo ricordarlo sempre a chi non ne è consapevole”. Ama Instagram, meno Hollywood, “una città senz’anima”. Lei si sente una newyorchese, ma – tiene a precisare – “il mio sangue è americano e il mio cuore è italiano”. In Italia torna sempre volentieri e qui, nel Bel Paese, conobbe anni fa Ayrton Senna, il pilota brasiliano morto nel 1994 nel circuito di Imola. “A una sfilata i fotografi mi chiesero di fare qualche scatto con lui, ma io non sapevo neanche chi fosse. Mi disse che era un driver e pensavo che fosse l’autista. Era molto più basso di me, mi batteva il cuore, d’istinto mi tolsi i tacchi. Lui sorrise e mi ringraziò. Ero sposata. Mi colpì la sua sensibilità. È stato l’amore della mia vita, perché ha cambiato il mio modo di amare”. “Ora, però, non mi faccia commuovere”. Si alza, si sposta dietro un albero per delle foto e poi scompare trai cespugli, così, eterea, lasciando per un bel po’ il fascio della sua energia.

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