"Ho imparato a condividere la mia solitudine" Isabelle Huppert

Ci ha rapiti, conquistati, lasciato senza parole o con mille interrogativi, incontro intenso - molto - con la musa du cine.

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Sul grande schermo, nei film – quasi tutti d’autore – che ha interpretato e che continua ad interpretare, Isabelle Huppert riesce sempre a tenere incollati gli spettatori su un filo immaginario di emozioni che attrae, respinge, sconvolge, fa innamorare, allontana di nuovo o tutte queste cose insieme. Dal vivo è una sorpresa e quel che torna sempre in mente è il suo cinema che ha attraversato epoche lontane e diverse, un po' come le donne da lei interpretate: eroine letterarie (Madame Bovary) o cattive insegnanti (La Cérimonie), donne fragili (Ma mère), sensuali (Eva), ossessionate da un certo tipo di sessualità (La pianiste) o desiderose di vendetta (Elle). Quell’etichetta di donna dal carattere ambiguo che i più le attribuiscono senza conoscerla viene meno quando la si incontra di nuovo dal vivo, un po’ come i cliché che la caratterizzano da anni. “Il punto è che le persone mi confondono ogni volta con il ruolo che interpreto, ma questo non mi da’ noia, mi diverte, fa parte del gioco”, ci dice quando la incontriamo alla terza edizione del Filming Italy Sardegna Festival.

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“Sono una menzogna che dice sempre la verità: questa celebre frase di Cocteau, l’ho fatta mia”, aggiunge prima di ritirare il Filming Italy Woman Power Award che va ad aggiungersi alle Palme d’Oro, agli Orsi e ai César. L’Oscar non lo ha mai vinto, ma lo ha sfiorato con per Elle di Paul Verhoeven, “un film che è stato per me una grande e piacevole sorpresa poter interpretare”, spiega. Capelli rossi e lisci, sguardo di fuoco, minuta ed esile ma solo in apparenza nel suo abito in lino color salmone di Armani, passa dal francese all’inglese aggiungendo qua e là termini in italiano. Il nostro Paese lo ha sempre amato e continua ad amarlo anche oggi. Da Ferreri a Bellocchio, da Bolognini ai fratelli Taviani (fu proprio Paolo a definirla “un’equilibrista capace di guidare gli spettatori alla scoperta di quello che conosciamo e non conosciamo degli altri e di noi stessi”), ha lavorato con i più grandi. “Oggi cerco di lavorare solo con certi registi, è la cosa che mi importa di più. Nello scegliere i film il ruolo è importante, ma la cosa più importante è sicuramente il regista e tra gli italiani mi piacerebbe lavorare con Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone”. Dal prossimo settembre inizierà a girare L’ombra di Caravaggio, un film prodotto da Goldenart con Raicinema sulla figura del grande pittore e diretto da Michele Placido con cui lei aveva già fatto Storie di donne di Benoit Jacquoit. Ad interpretare Caravaggio sarà Riccardo Scamarcio. “Quando ci siamo incontrati, a colpirmi sono stati i suoi occhi verdi, perfetti per Caravaggio, un ruolo che nessuno potrebbe fare meglio”. Nel film recita anche la figlia, l’attrice Lolita Chammah, figlia del regista Ronald, che ha seguito le orme della madre. "Non abbiamo scene insieme - rivela la Huppert. “Lei è una giovane prostituita che Caravaggio ha dipinse e che ora è conservato nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi. Nel nostro rapporto, in realtà, lei è la madre e io sono la figlia". Nella pellicola interpreta una donna nobile, Costanza Sforza Colonna che fu la mecenate e protettrice di Caravaggio fino alla sua morte, avvenuta prematuramente poco prima di compiere i quarant’anni. “Tra loro ci fu anche stata una storia d’amore: lei comprese bene la sua visione e cosa voleva portare nell’arte".

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Il lockdown è stato per lei “un tempo molto strano”. “Penso che non tutti lo abbiano vissuto allo stesso modo”, fa notare. “Chi vive nel lusso è stato in un modo, ma altri sono stati molto in difficoltà". “Il mio è stato un viaggio molto interessante, un’esperienza mentale e la cui solitudine mi ha affatto spaventata. "La solitudine non mi fa paura, ma capisco quanto sia importante condividerla, un qualcosa che ha reso meno problematico il momento personale di ciascuno". Durante la pandemia, ha sempre lavorato. Da anni è proprietaria anche di due cinema a Parigi che gestisce suo figlio e che in questo momento – come ricorda – sta proiettando L’amore in città. “È un momento difficile per tutti - spiega l’attrice - nei cinema e a teatro in primis, speriamo che tutta questa situazione migliori”. La Huppert non ci pensa poi minimamente di passare dietro la macchina da presa. “Non penso che passerò alla regia - dice - ma quando faccio un film partecipo al processo stesso previsto per il film che che interpreto. E questa è una grande fortuna".

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