L'attrice Camille Dugay, erede della famiglia Comencini, rivendica: «Troverò la mia strada»

Dopo La luna nera su Netflix si butta nei progetti internazionali, mentre fa pace con il suo spirito italo-francese e coltiva la passione per la scrittura.

camille dugay
Claudia Gori

A guardarla bene, si vede un po' di Francia e un po' d'Italia. Le due patrie di questa 28enne, figlia del produttore francese Philippe Dugay e della regista-sceneggiatrice italiana Francesca Comencini. Non per niente, come sua mamma, anche l'attrice Camille Dugay coltiva la passione per la scrittura. L'abbiamo vista su Netflix nella serie stregonesca La luna nera, e di recente ha partecipato anche al progetto internazionale Bbc-Hbo I May Destroy You scritto e interpretato dalla talentuosa Michaela Coel.

Sei bilingue, punti alla carriera internazionale? Mi piacerebbe, in realtà parlo più di due lingue. Ma sono felice di partire dall'Italia, perché hanno investito su di me per tre anni come formazione (ha frequentato la scuola per attori L'Oltrarno diretta da Pierfrancesco Favino, ndr). La fortuna della mia generazione è che abbiamo più possibilità di girare, siamo europei. E le piattaforme di streaming ci danno visibilità oltre confine.

Roma o Parigi? Tutte e due. Sono nata a Parigi e sono rimasta lì fino a 6 anni e poi sono cresciuta qua. Ho un fortissimo legame con la Francia perché ho frequentato le scuole francesi.

Il tuo luogo preferito di Roma? Ce ne sono tantissimi. Un luogo che non è necessariamente il più bello, ma che per me è luogo del cuore, è il giardino del Colle Oppio, vado lì spesso a leggere e a riflettere, è un posto dove ho preso tante decisioni importanti, ci sono legata.

In cosa sei francese e in cosa italiana? Italiana nella necessità di avere un contatto con gli altri, nel bisogno di comunità. Francese nel mio essere cartesiana e razionale e nell'essere poco impulsiva.

Come vivi la moda, come italo-francese? Mi mette un po' in crisi. La trovo un mondo pazzesco di espressione artistica, è un mondo abitato da persone geniali ed è anche quello che ha portato a conoscere l'Italia, come il cinema in fondo. Allo stesso tempo ci pone delle domande sulla sostenibilità e su tutta una serie di questioni, ma sono sicura ci sia il modo di combinare le cose.

Gilet di velluto, camicia di seta, gonna di lana paisley, stivali di pelle. Tutto Celine.
Alessandro Cinque

Moda, cinema, canoni fisici. Noi donne siamo sotto pressione? Sì, qualsiasi corpo diventa sbagliato e invece io rivendico che ogni corpo è giusto. Perché racconta la tua storia, ti aiuta a trovare la tua libertà. In questo mi ha aiutata lo yoga ed è un'esplorazione infinita.

Cosa significa crescere in una famiglia come la tua? È un rapporto ambivalente. Ho avuto una fortuna incredibile e un'eredità che porto con grandissima fierezza, ma anche delle difficoltà. Devi trovare la tua strada.

Cosa hai imparato dai grandi nomi di casa tua? Da mia mamma la resilienza, da zia la dignità e la forza. Da mio nonno il coraggio di un punto di vista singolare. Ma era mia nonna, una napoletana con un carattere molto presente, il vero capofamiglia. Solo lei sapeva che frequentavo la scuola di recitazione di nascosto e mi ha detto: «Sappi che sono fiera di te».

A che risorse attingeremo per la rinascita del nostro Paese dopo questo brutto periodo? Come italiani abbiamo una capacità innato di reinventarci e di superare gli ostacoli, e una creatività spiccata che tutti ci riconoscono. Questo è il momento di investire sulla cultura e sulla creatività. Innovarci attraverso questo, l'abbiamo già fatto in passato.

La nostra grandezza è quasi antitetica al mondo digitale, siamo fisici, abbiamo bisogno di fare. La tua generazione sta guardando al "saper fare"? Tantissimo. Non è un caso che ci sia un ritorno alla terra. Molti ragazzi della mia età hanno deciso di intraprendere questo tipo di percorso. O l'artigianato in qualche modo e anche il mio lavoro in fondo è fatto di questo. La cultura dei social e del digitale è molto veloce e porta tanti vantaggi. Ma il vero danno è che ti impone di parlare sempre e di non ascoltare mai, per questo dobbiamo concentrarci di più ad ascoltare.

Che storie mancano nel nostro cinema di oggi? Quelle della mia generazione e soprattutto mancano i punti di vista. Delle donne, o per esempio ai provini non vedo mai ragazzi diversi da me per cultura o per colore di pelle e questo è un grosso danno.

Conta di più il talento o l'impegno? La mia citazione preferita è: l'ostinazione e non il talento ha salvato la mia vita, di Philip Roth.

Si può creare una rete che sostenga le donne? Secondo me non solo è pensabile, ma potrebbe succedere presto. Lo dico come reduce da un'esperienza di grandissima solidarietà, che è stata la serie La luna nera. Un cast quasi tutto femminile con tre registe donne. Non voglio farne una generalizzazione, ma non è un caso che sul set ci fosse un clima di cura, di attenzione e di solidarietà. Anche tra il cast e tra le maestranze. Si sentiva la differenza.

Abito di seta stampata, Isabel Marant. Collana d’oro bianco con perle e diamanti, dalla collezione Barocko di alta gioielleria, Bulgari.
Alessandro Cinque

E invece da Pierfrancesco Favino, tuo insegnante… che cosa hai imparato? Difficile riassumere! Mi ha insegnato tante cose. La cosa più bella che mi ha trasmesso è di fare questo lavoro con dignità. Ricordo un giorno in Accademia, era il periodo di nascita del #MeToo, e lui ci fece questo discorso: "dovete imparare a difendere il vostro lavoro come un lavoro con dignità e questo vi renderà inattaccabili sempre". Era anche molto solidale nella questione #MeToo.

Ti è mai capito di trovarti in situazioni difficili in questo senso? A me personalmente no, a parte l'occasionale sgradevole clima in cui tutte viviamo.

La tua famiglia è impegnata socialmente e politicamente, tu in che cosa ti impegni? Vorrei essere più attiva, ma in questo momento voglio capire come. Sicuramente il femminismo è il più grande tema di discussione in famiglia perché siamo diverse generazioni e ci scontriamo su tantissime tematiche.

In che cosa è diverso il tuo femminismo da quello di mamma? Lei crede molto nel femminismo della diversità, e anche io. Però allo stesso tempo noi siamo una generazione, e io questo lo difendo e lo rivendico, che ha la fortuna di confrontarsi con identità di genere completamente diverse e non sente il pericolo dell'universale maschile. Il linguaggio per esempio è molto importante, ma passa anche dal vissuto personale.

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Nella foto di apertura Camille Dugay indossa orecchini d'oro con diamanti e rubini, dalla collezione Serpenti di alta gioielleria, Bulgari. Abito di velluto, Redemption.
Le foto di Camille Dugay sono tratte dal servizio pubblicato su Marie Claire di settembre 2020. Servizio Ivana Spernicelli. Ha collaborato Veronica Campisi. Foto Alessandro Cinque e Claudia Gori. Trucco Nicoletta Pinna per Simone Belli Agency. Capelli Giulio Ordonselli using Label.m.

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