Jessica Piccolo Valerani, dalla provincia ai set di Sorrentino: «Ho un obiettivo ma voglio godermi il percorso»

L'attrice di The New Pope punta a progetti internazionali, storie sperimentali e registi emergenti (fratelli D'Innocenzo, avete sentito?).

jessica piccolo valerani
Claudia Gori

Il New York Times ha definito il suo viso quello di un dipinto di Vermeer. L'attrice Jessica Piccolo Valerani finita sul quotidiano più famoso del mondo grazie al ruolo di suor Pamela in The New Pope, la sua seconda esperienza con Paolo Sorrentino - accanto a Jude Law - dopo aver recitato nel film Loro. Non male per questa neotrentenne di Chiari, Brescia, che da quando aveva solo sei anni voleva fare un corso di recitazione.

Cosa hai in comune con suor Pamela? A parte l’amore per Jude Law? (ride) La sua dedizione, lo stare ad ascoltare. Lei è stata con lui tutto quel tempo, in silenzio, pregando. Io sono molto solitaria, mi piace osservare. Questo mi appartiene. E anche un po' di purezza.

Lavorare con Sorrentino è come... È talmente bello che è difficile tradurlo in poche parole. Sul suo set tutto è perfetto: dai costumi alla sceneggiatura, alla scenografia, c'è una sorta di magia, la percepisci epidermicamente. Credo che la sua capacità di tenere insieme tutto sia incredibile, lui sa sempre cosa vuole ottenere.

Dopo Loro e The New Pope, non c'è il due senza il tre? Io per Sorrentino ci sarò sempre, chiaramente.

Queste produzioni internazionali danno una visibilità globale. Come attrice italiana aspiri a una carriera internazionale? Mi piacerebbe molto, oggi abbiamo parecchi mezzi per farci notare oltre confine e noi anche abbiamo la capacità di scoprire nuovi registi.

Però fate più fatica voi attrici italiane? Un po' è la lingua, credo, però è anche vero che siamo in un momento di transizione importante. Un regista americano o canadese può venire in Italia a girare con facilità… Andando avanti, Covid permettendo, credo ci saranno più opportunità. A me piacerebbe molto.

Con Marie Claire sei stata su un set di un servizio fotografico, sei a tuo agio con la moda? Ho una storia particolare con il mio corpo, in passato ho lottato con il peso, ero grassa. È un po' come se tu sentissi che non sei mai quell'ideale, quindi ho faticato e forse è per questo che sono sempre stata più a mio agio nell'essere qualcun altro, recitando, che nell'essere me. Ora sono in armonia con il mio corpo e riesco ad apprezzarlo.

Abito di maglia di seta jacquard con motivo Paisley e cintura di pelle, Etro. Cappello di feltro, Roberto Lucchi; collana con diamanti e pietre preziose colorate, collezione Barocko Alta Gioielleria, Bulgari. Stivali di pelle, Isabel Marant.
Alessandro Cinque

Come hai passato il periodo del Covid, le restrizioni, i timori? È stato un viaggio, ha avuto fasi molto molto diverse, io sono stata totalmente sola nel mio monolocale al nono piano. Avevo un balcone e una bella vista e questo mi ha aiutato. C'è stata una prima fase anche molto creativa, eravamo tutti un po' sopra le righe. È comunque un evento, qualcosa che ci ha spostato, la nostra guerra per noi che non ne abbiamo fatta un'altra, ma devo dire che a lungo andare è stata molto dura.

Il tuo angolo preferito di Roma, la città che ti ha adottata? In questo momento il mio balcone di casa, che dà su tutti i tetti. Lì sento la città, me la godo in solitudine. E poi mi piace il Gianicolo, dove ci sono tutte le statue.

Per la ricostruzione del Paese a quale carattere italiano possiamo attingere? L'italiano se la cava sempre. Ha una capacità di adattamento molto forte e con questa esperienza l'ha dimostrato, nel bene e nel male. Io penso che in qualche modo riusciremo a ripartire. Mi auguro che per quanto il momento sia difficile, e ciascuno si deve prendere le sue responsabilità, in tutti i campi e settori lavorativi, spero non ci sia una remissione in termini di diritti e possibilità. Sarebbe triste.

Tu sei tra quelli che dicono "rivoglio la mia vita" o "voglio una vita nuova"? Una vita nuova. Nella quale saprei che niente è per sempre, che basta un evento per sconvolgere tutto. Io sono più serena dopo questa cosa, perché a volte si cerca con violenza e passione di ottenere qualcosa, che poi da un momento all'altro può essere spazzato via. Quindi a volte è meglio vedere quello che c'è oggi. Il progetto, l'obiettivo ci deve essere, ma anche godersi il percorso.

Che equilibrio trovi tra il "fare con le mani" e il mondo digitale? Io prima avevo difficoltà con il digitale, ma negli ultimi anni mi sono aperta. In quarantena ho girato una web series, ognuno a casa sua, in differita. È stata un'esperienza nuova. Mi sono ritrovata con Maurizio Lombardi, con il quale avevo girato The New Pope, ed è stato molto carino. Penso che sia un canale, un mezzo, che va utilizzato bene, ma non bisogna dimenticarsi il contatto umano, i rapporti, l'importanza di una conoscenza lavorativa. Non siamo fatti solo di parole, c'è qualcosa di epidermico che si muove in un incontro.

Cosa vedi nel futuro del cinema italiano? Penso ci sia una nuova generazione interessante di registi, al di là dei grandi. I fratelli D'Innocenzo, per esempio. Penso che più si darà la possibilità di sperimentare e fare qualcosa di nuovo, più resteremo piacevolmente sorpresi. Ovviamente servirà anche la capacità dei produttori di buttarsi in avventure, un po' meno comode.

Abito di seta con cintura e gonna a pieghe, Sportmax.
Alessandro Cinque

Che storie mancano al nostro cinema? Tante. Mi verrebbe da dire anche grandi storie. Dobbiamo uscire dagli stereotipi da quello che conosciamo, fare cose inaspettate.

Ti senti al più verso il punto di partenza o di arrivo? Partenza. Io ho iniziato da piccola, avevo 7 anni e facevo gli spettacoli con il mio maestro. Ho sempre chiesto di fare un corso di recitazione, è sempre stato il mio desiderio.

Altrove le donne si stanno sostenendo, qui si potrà creare un sistema femminile più forte? Io me lo auguro. È bellissimo. Anche noi abbiamo storie da raccontare e rimane il fatto che ci sono meno registe donne, siamo in minoranza. È un altro punto di vista.

Hai studiato, come molte tue colleghe, con Gisella Burinato. Cosa vi ha insegnato? Il non giudizio. Che l'arte deve essere libertà, che tra di noi ci deve essere rispetto e soprattutto il non giudizio della persona né dell’atto in sé. Altrimenti la bellezza non c'è.

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Nella foto di apertura Jessica Piccolo Valerani indossa orecchini d’oro giallo con rubellite, spinelli e diamanti, collezione Barocko Alta Gioielleria, Bulgari. Giacca di seta lavata e camicia con bottone gioiello, Salvatore Ferragamo.
Le foto di Jessica Piccolo Valerani sono tratte dal servizio pubblicato su Marie Claire di settembre 2020. Servizio Ivana Spernicelli. Ha collaborato Veronica Campisi. Foto Alessandro Cinque e Claudia Gori. Trucco Nicoletta Pinna per Simone Belli Agency. Capelli Giulio Ordonselli using Label.m.

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