A 100 anni Franca Valeri è diventata un monumento, giustamente

Chi loda i libri, chi le regie d’opera, chi ricorda come, con la sua arguzia, riuscisse persino a rubare la scena ad Alberto Sordi e impallasse addirittura Sophia Loren in un altro film.

the theatrical actress franca valeri, as snob young lady, winks at the camera while reading the playbill of carnet notes taking place at the teatro dei gobbi, that sees her as leading character with alberto bonucci and vittorio caprioli rome italy, 1951 photo by mondadori via getty images
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Franca Valeri, che compie 100 anni il 31 luglio, è diventata un monumento, giustamente. Chi loda i libri, chi le regie d’opera, chi ricorda come, con la sua arguzia, riuscisse persino a rubare la scena ad Alberto Sordi (nel magnifico film Il vedovo) e impallasse addirittura Sophia Loren in un altro film, Nel Segno di Venere di Dino Risi, forse l’unico caso in cui, al cinema, la cosiddetta bellezza interiore riuscì ad avere la meglio su quell’altra, esteriore, che di solito ha più mercato.

Franca Valeri è anche un po’ un’eroina femminista perché quando è nata le donne manco votavano. Inoltre, di una donna nata un secolo fa difficilmente si pensava che avrebbe fatto la regista. Se poi nasceva “bene”, come si diceva allora, e come è il caso di Franca Norsa (questo il suo vero nome) da Milano, studentessa al Liceo Parini, figuriamoci se avrebbe potuto fare l’attrice magari scrivendosi da sola i propri testi. Invece, la Franca (ci metto l’articolo prima del nome, perché a Milano si usa così) ha fatto esattamente questo.

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Aggiungo che se una ragazza nasceva “bene” non ci pensava nemmeno a prendere in giro il suo mondo, le altre donne, le famiglie. O meglio, lo faceva in segreto. Ma la Franca ha fatto diventare il suo punto di vista una professione e ha fatto della sua persona una luce per tutte quelle che sono venute dopo di lei. Pioniera di quella cosa che viene chiamata con espressione un po’ corriva “comicità al femminile”, è stata molto di più. La sua opera di drammaturga è prova di grande rigore, ogni parola è lì per dire la cosa giusta, pensiero e linguaggio si specchiano, non è cosa da poco, anzi è tutto, per chi di mestiere scrive.

Adesso però, finita la parte femminista e intellettuale di questo omaggio a Franca Valeri, veniamo alle cose serie. E cioè: Franca Valeri fa molto ridere. I suoi personaggi, reperibili in audio su YouTube, fanno schiattare dalle risate. Perché, anche se, al tempo, parliamo degli anni Cinquanta e Sessanta, sembravano delle note di costume molto leggere e contingenti, sono scritte e interpretate così bene che hanno senso ancora oggi.

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Esempi? Riascoltatevi lo sketch della “Padrona della boutique”, quella che fa: “Ah no, lo sconto è impossibile, è un prodotto in esclusiva. Ma come, dice che l’ha visto su una bancarella? Mica allo stesso prezzo, però”. Poi c’è quel capolavoro in cui si spiega che la vera signora ha sempre l’ordinazione pronta e si descrive l’eterna indecisa, quella che fa: “Cameriere, io che cosa potrei prendere?” Quando il povero cameriere suggerisce un tè, lei reagisce con: “Si vede che lei non legge i giornali, il tè fa malissimo”. Oppure, altro capolavoro, la tipa che vuol essere di gusti originali: “A me il fiore non mi dice, se ci dev’essere un omaggio, preferisco i marron glacé”. Infine, un altro pezzo di bravura si intitola “La ragazza ricca che lavora”, interpretato con una erre moscia e un’intonazione annoiata presa in prestito alle migliori famiglie italiane.

Negli ultimi anni, la vecchiaia e le malattie hanno indebolito il corpo di Franca Valeri ma non la mente, sempre vispissima. Racconta Francesca D’Aloja nel suo bel libro Corpi speciali (La Nave di Teseo) che non molto tempo fa, dopo aver assistito a uno spettacolo che non doveva essere stato di suo gradimento, alla domanda “Ti è piaciuto?”, la Franca ha così sintetizzato il suo commento: “Cosa?”.

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