Chi erano i due amanti del Bacio di Klimt: ovvero, la storia d'amore più bella di sempre

Dietro l'immagine dei due innamorati, su uno dei dipinti più famosi del secolo scorso, c'è una storia di ribellione, sensualità e tenerezza.

the kiss, 1907 08, detail photo by art images via getty images
Bridgeman Art Library/Image PartGetty Images

Sia ringraziato in eterno il primo che ha avuto l’idea di usare quadri famosi come copertine delle agende, contribuendo a diffondere l'arte come snack per affamati di bellezza. E ringraziamo quelli che le agende le continuano a comprarle, stregati dalle riproduzioni di quei quadri famosi, di cui una percentuale altissima riguarda due opere con lo stesso titolo: il Bacio di Francesco Hayez e il Bacio di Gustav Klimt. Lasciamo un attimo da parte il primo, perché nei due innamorati che si baciano fugacemente l’autore voleva rappresentare l’alleanza tra Francia e Italia durante la seconda Guerra d’Indipendenza del 1859. Il secondo, custodito nell'Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, che risale invece al 1907, è invece un vero omaggio all’amore fra uomo e donna, con lui che cerca di saziare la passione per lei come se lei fosse nettare, e lei che tiene gli occhi languidamente chiusi, come se la vista potesse distrarre gli altri sensi coinvolti. Probabilmente si tratta del dipinto più sensuale e allo stesso tempo puro che sia mai stato eseguito. Guardandolo si prova un po’ di invidia, una gran voglia di abbandonarsi su un prato fiorito con la persona amata. Non potendolo fare, si ammirano quei colori e quei volti estasiati e ci si chiede: “chi sono gli amanti del bacio di Klimt?”.

Belvedere Palace, Vienna
<Getty Images

La risposta certa non la può dare nessuno, ma un sospetto molto forte mette d’accordo qualche esperto dell’artista viennese vissuto a cavallo fra 800 e 900: i due amanti del dipinto potrebbero essere la stilista Emilie Flöge e Gustav Klimt stesso, in un autoritratto che suggella il picco massimo della loro presunta storia d’amore. Presunta, perché i due personaggi si frequentarono per 27 anni ma non ci sono testimonianze certe che facessero coppia. Klimt era quanto di più lontano dalla monogamia e nella sua vita ha avuto forse più donne di Warren Beatty. Ma a differenza di quest’ultimo ha seminato quattordici figli (quelli accertati), non si è mai sposato e ha vissuto tutta la vita con la madre Anna Finster, scomparsa solo tre anni prima di lui, mentre suo padre, orafo, era già morto nel 1892.

I Klimt non erano ricchissimi, ma erano sensibili e colti – la mamma era esperta di musica lirica - e oltre a Gustav avevano altri sei figli. Eppure, con un po’ di sacrifici, assecondarono lo stesso la passione per l’arte di tre di loro, Gustav, Ernst e Georg. Il più dotato si svelò essere Gustav che dopo gli studi alla scuola d'Arte e Mestieri dell'Austria, iniziò giovanissimo a ricevere commissioni per ritratti. Da subito cominciò a ribellarsi ai canoni accademici della pittura ottocentesca e a scontrarsi con i mostri sacri dell’epoca, ma è dopo un viaggio a Ravenna che rimase folgorato dai mosaici bizantini e fuse quelle impressioni con tutto ciò che aveva imparato alla scuola d’arte, e cil retaggio del padre orafo. Una combinazione che lo rese rapidamente uno degli artisti più apprezzati della Belle Époque.

Carnevale di Venezia, 1990
Francois LE DIASCORNGetty Images

Emilie Flöge invece, più giovane di Klimt di 12 anni, faceva parte dei circoli bohémien viennesi Fin de siècle. Gestiva con sua sorella Helene un atelier d’alta moda Schwestern Flöge (che vuol dire le sorelle Flöge) noto per i capi dal gusto ribelle, tanto da avere una clientela molto particolare e all’avanguardia. Gli interni del salone erano in stile Wiener Werkstätte progettati dall’architetto Josef Hoffmann e dall’artista Koloman Moser, due dei personaggi che hanno maggiormente influenzato lo stile dell’epoca. Emilie era una proto femminista, aveva fiuto per gli affari e fra le sue sofisticate clienti c’erano delle facoltose mecenate dei Klimt. Sua sorella ne sposò uno, Ernst. È così che Gustav ed Emilie si sono conosciuti. Un donnaiolo come Klimt avrebbe mai potuto resistere al fascino di una donna così diversa dalle altre? Di sicuro, non artisticamente. Emilie infatti compare in molte sue opere, a cominciare dal ritratto in abito blu lungo e lineare in stile Reformkleider, il termine che indicava la rivoluzione nell’abbigliamento che permetteva, soprattutto alle donne, di muoversi più liberamente. È un ritratto così strepitoso che ogni donna vorrebbe esserne protagonista. Secondo quelli che già al tempo parlavano di storia d’amore non convenzionale fra i due, tutto iniziò per attrazione fisica, poi trasformata in affinità elettiva. Quale che sia stata la loro relazione, la durata di 27 anni è la prova di quanto fosse profondissima. Entrambi, come detto, si vestivano in modo moderno per l’epoca, con ampi camicioni identici a quelli indossati dai due amanti del Bacio, dettaglio che rende ancora più plausibile la teoria.

Emilie Flöge e Gustav Klimt si sono frequentati fino all’ultimo respiro. Lui disegnava anche abiti per l’atelier di lei e le presentava le signore dell’alta società viennese che ritraeva, facendone sue clienti. Lei lo ispirava, ne arricchiva l’inventiva, posava per lui lunghe ore. Un connubio perfetto che si interruppe nel 1918, quando lui contrasse l’influenza Spagnola in Romania, che si trasformò in polmonite e creò le condizioni per un ictus fatale. Il pittore si rese conto che la sua ultima ora era arrivata e fece in tempo a dire: “portatemi Emilie!”, prima di spirare. Al contrario di tanti suoi colleghi, Klimt aveva guadagnato bene e alla sua morte si scoprì che aveva lasciato metà dei suoi beni a Emilie, l’altra metà alla sua famiglia. Se non è amore questo, difficile trovargli una definizione.

In versione scultura-Lego a Torino.
Stefano GuidiGetty Images

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