Arriva Midnight Sun, il reboot di Twilight raccontato da Edward (che dieci anni fa ci fu negato)

Al tempo della Twilight Mania l'autrice ha riscritto la storia dal punto di vista (dark) del vampiro ma la pubblicazione fu bloccata. Motivo?

berlin, germany   november 16editors note entertainment online subscriptions glr included kristen stewart and robert pattinson attend the twilight saga breaking dawn part 2 germany premiere at cinestar on november 16, 2012 in berlin, germany photo by franziska kruggetty images
Franziska KrugGetty Images

Ci risiamo: il 24 settembre esce anche in Italia Midnight Sun, il libro che almeno un quarto della popolazione femminile mondiale (non è uno scherzo) attendeva da più di dieci anni: la storia di Twilight raccontata dal punto di vista di Edward, invece che di Bella. Ne avevamo già avuto un assaggio quando un’assistente licenziata di Stephenie Meyer ne aveva messo online un paio di capitoli dopo un litigio, e l'autrice della saga milionaria si arrabbiò tanto da bloccarne l'uscita imminente. Midnight Sun è più dark dell’originale, forse scritto e concepito meglio, al netto di tutte le accuse di maschilismo e patriarcato con cui questa saga, partita senza pretese da un sogno notturno della Meyer, è stata (anche giustamente) bersagliata nel tempo e alle quali si poteva solo rispondere “l’autrice è mormona, che ci devi fare?”, facendo notare che nel film sono state tagliate le parti discutibili per renderlo politicamente corretto (tanto, poi ci ha pensato la sua famosa fanfiction delle 50 sfumature a fare di peggio).

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Negli Stati Uniti Midnight Sun ha già venduto più dei panini caldi fuori dallo stadio, oltre il milione di copie, e le adolescenti che non avevano mai letto l'originale stanno rivivendo lo stesso film mentale vissuto da noi al tempo. A proposito di tempo che passa, un paio di anni fa una sedicenne mi ha costretta a farci i conti quando le ho svelato con orgoglio: “ho intervistato Robert Pattinson, sai?” e mi ha risposto: “e chi è?”. Non avevo notato che le ragazzine con cui avevo condiviso il delirio al tempo ora sono almeno 30enni. Era circa il 2005 quando per motivi lunghi da spiegare, mi è capitata nelle mani una copia di Twilight in inglese. Eravamo nel periodo in cui le donne prendevano possesso del mercato editoriale con percentuali sempre più elevate, e gli uomini un po’ invidiosi ridevano delle nostre letture, soprattutto dei cosiddetti chick lit, fingendo di non vedere che nelle pile sui nostri comodini, insieme a Sophie Kinsella, spesso c’erano anche Hannah Arendt, Niccolò Ammaniti e Irene Nemirovsky, l'alto e il basso. Quello che accadde nei dieci giorni impiegati per la lettura di Twilight (avrebbero potuto essere due, ma tiravo per le lunghe per non farlo finire) l’avrei raccontato due anni dopo in un articolo di sei pagine per Marie Claire. Persi tre chili perché non mangiavo nulla, pur di non mollare il corposo librone che parlava di un vampiro innamorato di un’umana, ed entrai in una dimensione parallela in cui la storia era reale e io ero Bella. Il problema più grosso: si trattava di una storia cosiddetta young adult, per adolescenti. Io avevo 39 anni.

Franco Origlia

Quando succedono queste cose, una giornalista freelance per bene deve trasformarle in notizia. Cominciai a vagare per le redazioni avvisando che stava per scoppiare un fenomeno editoriale. Conservo ancora l’email della caporedattrice di una nota rivista in cui mi rispondeva che dei vampiri non gliene importava niente e quel libro non se lo sarebbe filato nessuno (oggi, nega di fronte all'evidenza). Allo stesso modo due anni dopo, quando ormai ero diventata una sorta di stalker dell’editore Fazi che pubblicava il libro in Italia, mi sono ritrovata in un evento al Palladium di Roma in cui un’orda di fan assatanate protestava alla notizia che Robert Pattinson avrebbe interpretato al cinema Edward Cullen, il bellissimo vampiro protagonista, perché era “bruttissimo” . Poi, tutte mute.

Mi ritrovai anche a fare da relatrice a Stephenie Meyer, l’autrice, moglie e madre impenetrabile, che ancora non me lo levo dalla testa quanti dei suoi desideri inesauditi abbia riversato in questa storia. Eravamo a Volterra dove aveva ambientato parte del secondo volume, New Moon. Lei religiosa e devota, io con l’agendina da cui cadevano foto di Hugh Jackman seminudo e lei che mi guardava male. Però mi disse che le sarebbe piaciuto vedere interpretare Edward da Henry Cavill e mi domandò se avessi un suo contatto, mentre giravamo per Volterra seguite da uno sciame di ragazzine arrivate fino a lì in pullman da tutta Italia. Lei indicava gli angoli che aveva solo immaginato nel racconto e che invece esistevano davvero, e noi lì imbambolate come se davvero in quelle cantine abitassero i perfidi vampiri italiani Volturi, che a me al tempo il nome faceva pensare a un passaggio fra compagnie telefoniche. E poi arrivarono i film. Io e le mie amiche, tutte infettate dalla mia stessa mania che propagavo regalando loro i libri, avevamo 40 anni, una addirittura 52 e leggevamo cercando di dare un volto a questa famiglia Cullen così bella. Era diverso, ora forse le ragazze (ma anche le ex Twilight Moms, le madri fan unite in un gruppo di portata mondiale, che se lo comprano anche ora che vanno per i 60) mentre leggono hanno davanti le facce di Robert Pattinson e di Kristen Stewart, è inevitabile. Ottenni il primo contratto da giornalista grazie a Twilight, perché alla fine qualcuno - Marie Claire, appunto - quel pezzo lo volle pubblicare. Non so quanto questa saga abbia fatto per me. Di certo a me, ex teenager occhialuta e secchiona scansata da tutti, ha fatto recuperare l’adolescenza che mai ho avuto. A 40 anni.

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