Forse la persona più preziosa per Lady Diana è stata la sua tata

La storia di Mary Clarke, la ragazza che ha cresciuto la principessa di Galles e che ancora oggi ne difende la memoria come fosse sua figlia.

lady diana spencer
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Il ricordo di Lady Diana è come una pietra sfaccettata in cui ogni lato riflette una diversa timeline della sua vita. Diana Spencer è stata una royal bride con il classico vestito da meringa, una principessa triste, una madre amorevole, una ragazza ribelle, una donna sensuale, e poi anche innamorata di un uomo che voleva sposare. Infine è entrata nell’Olimpo dei too young to die. Ma Diana è stata anche una bambina, e c’è stato un tempo in cui una tata si prendeva cura di lei. Si chiama Mary Clarke e poiché era giovanissima al tempo – venne assunta a soli 21 anni – oggi che è a malapena nella terza età, a volte parla ancora volentieri di quella bambina speciale di cui si prese cura. Una bambina dalla storia tormentata: i genitori di Diana, il visconte John Spencer e la madre Frances Roche, si separarono quando lei aveva 7 anni, il fratello minore Charles 6 e le loro sorelle, Jane e Sarah, 13 e 15 anni. Lady Frances, che è scomparsa nel 2004, sette anni dopo sua figlia, era stata la più giovane sposa della storia inglese a pronunciare un “sì” nella Westminster Abbey, in presenza della regina Elisabetta. Aveva solo 18 anni. Lo sposo ne aveva 30.

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Un matrimonio, quello tra il visconte Spencer e Frances Roche che non funzionò mai, nonostante i cinque figli che hanno avuto insieme. A causa della morte del primo figlio, il terzo dopo due bambine, nato nel 1960 e mancato poco dopo la nascita, la viscontessa fu sottoposta a umilianti visite mediche per capire cosa ci fosse di "sbagliato" in lei. Un episodio che incrinò irrimediabilmente il rapporto, anche perché dal nuovo tentativo di avere un maschio era nata Diana, e poi alla fine il sospirato erede, Charles. La mancata lungimiranza del visconte subirà poi uno schiaffo quando sarà proprio una delle figlie femmine, invece, a dare alla luce il futuro erede al trono. Ma per quel tempo i due Spencer avevano già separato le loro strade. Nel 1967 il visconte fu ben felice di lasciare andare la moglie tra le braccia del ricchissimo ereditiere Peter Shand Kydd, con cui lei si risposò nel 1969. Inizialmente, Diana seguì la madre a Londra. Ma quando andò a trascorrere le vacanze di Natale del 1967 dal padre, questi non la fece più ripartire, e dopo averla affidata all’ex suocera Lady Fermoy, sua complice, chiese e ottenne la custodia dei figli.

Frances e il nuovo marito Peter Shand Kydd andarono a vivere in una fattoria del XVIII secolo sull'isola scozzese di Seil, con pochissime occasioni di vedere i figli e la loro vita fu molto ritirata e tranquilla fino a quando Diana non si fidanzò con il principe Carlo. Ma prima di questo, nel 1976, Lord Althorp si sposò di nuovo con Raine, contessa di Dartmouth, figlia della celebre scrittrice Barbara Cartland. Il rapporto fra Diana e Raine è rimasto un mistero: si dice che si odiassero, che una volta Diana abbia spinto la matrigna giù per le scale, chi invece assicura che avessero trovato un equilibrio e che Diana considerasse la Cartland sua nonna a tutti gli effetti. Ma questa è un’altra storia, e bisogna fare un passo indietro, a quel Natale del 1967 in cui il visconte decise di non rimandare a casa sua figlia Diana e di assumere una tata per prendersi cura di lei e dei fratelli.

La piccola Diana Spencer col fratellino Charles nel 1968
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I primi due tentativi andarono male. Tra tutti i quattro bambini, era proprio Diana quella più confusa dalla separazione dei genitori, per cui dava del filo da torcere alle ragazze che entravano in casa con la pretesa di sostituire la madre. La prima l’aveva chiusa a chiave in bagno, mentre alla seconda aveva rubato un paio di mutandine e le aveva lanciate dalla finestra facendole finire su un tetto. Poi arrivò la tata Mary Clarke. Le assegnarono la camera da letto accanto a quella di Diana, che era colma di peluche, giocattoli, quadri di animali, foto di Diana con il suo animaletto domestico preferito, un porcellino d’India, e libri. Lo staff di Park House, la dimora degli Spencer a Sandringham, mise subito in guarda la nuova tata sugli scherzetti di Diana ma stranamente, con lei la bambina non provò a farne. "All'inizio l'ho trovata molto timida”, racconterà anni dopo al Times la tata, “ma Diana era il tipo di bambina che, una volta presa fiducia nella persona che aveva davanti, diventava affettuosa". Per qualche motivo, Diana non riservò a Mary l’ostilità delle due tate precedenti e si affezionò tanto da ubbidirle senza dare problemi. Mary Clarke ci teneva molto che i figli del visconte provvedessero personalmente a tenere in ordine le loro stanze, ma Diana sembrava desiderare così tanto l’approvazione della sua nanny da precederne le disposizioni. La sua stanza era sempre così perfetta che Mary non ebbe neanche più bisogno di ispezionarla, come faceva con i fratelli. Le cose andavano un po’ diversamente fuori casa. Diana amava molto stare all’aperto e a volte la tata era costretta a recuperarla nel parco mentre pioveva perché sgattaiolava fuori senza permesso, o a cercarla quando stava per tramontare il sole, per farla rientrare a casa controvoglia. D’estate, allo stesso modo, Diana avrebbe voluto trascorrere tutto il tempo a nuotare in piscina, nei laghi, ovunque fosse possibile. Nuotava benissimo. La tata racconta che tutto la rendeva felice, purché fuori dalle mura di casa e possibilmente coinvolgendo degli animali. Per lo stesso motivo, Diana non era un’appassionata ascoltatrice delle fiabe. Quando Mary provava a leggerne una a lei e al fratellino Charles, lui rimaneva incantato ad ascoltare mentre l’attenzione della futura principessa si esauriva rapidamente e si distraeva facendo altre cose. Secondo quello che racconta Mary, l’infanzia di Diana è stata comunque felice, per quanto lo possa essere quella di una bambina che ha visto la madre, non tanto separarsi dal padre, quanto andare a vivere lontano. Una decisione dolorosa che lady Frances aveva comunque preso dopo aver lottato molto in tribunale per avere con sé i figli. Secondo Mary Clarke, Frances non abbandonò mai i figli, come si diceva per screditarla. Vero invece che anche se tranquilli, i bambini rispondevano freddamente ai tentativi della matrigna Raine di fare conversazione a tavola.

Ben presto Diana si affezionò molto alla sua tata che, quando lei era adolescente, era ancora molto giovane. Mary diventò la sua confidente e la donna racconta oggi, con rammarico, di come Diana sognasse il grande amore e giurava che non si sarebbe mai sposata con un uomo che non amava. “Se sposi un uomo di cui non sei innamorata finisci per divorziare”, diceva Diana teenager alla tata, probabilmente riferendosi ai suoi genitori, “e io non ho intenzione di divorziare mai nella vita”. Purtroppo, la vita le riservava tutt’altro programma. Non passò molto tempo fra quelle confidenze e il 1980, quando Diana si fidanzò con il principe Carlo. Aveva solo 19 anni e Mary Clarke le aveva fatto da madre per 12 anni. Le due donne rimasero amiche anche dopo il matrimonio con il figlio della regina, Diana contò molto sulla presenza e la discrezione di Mary nei momenti difficili. Nel 1996, poco prima che l’incidente di Parigi uccidesse la principessa triste, Mary Clarke ha scritto un libro toccante, Little Girl Lost. The Troubled Childhood Of Princess Diana By The Woman Who Raised Her, in difesa della giovane donna che considerava una figlia. Manca solo la parte finale, che nessuno avrebbe mai immaginato.

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