Lo scandalo di Pierre de Polignac, il suocero di Grace Kelly amato alla follia da Marcel Proust

Il padre di Ranieri di Monaco era un uomo bello, raffinato, così attraente che per lui perse la testa (ricambiato?) anche l'autore della Recherche (e la moglie non ne fu felice...).

Non tutti i matrimoni funzionano, è banale dirlo. Ma quelli di un tempo, specialmente fra aristocratici, funzionavano ancora meno. Uno dei matrimoni più infelici di sempre sembra essere stato proprio quello che legava due nobili, la duchessa di Valentinois Charlotte Grimaldi e il conte Pierre de Polignac, due nomi che per molti non significano nulla ma che invece sono il padre e la madre del principe Ranieri di Monaco, la cui moglie sarà un giorno Grace Kelly. Molto prima delle nozze da favola tra il principe e la star di Hollywood, erano Charlotte Grimaldi e Pierre de Polignac le figure più in vista del principato di Monaco ma la loro unione è stata tanto disgraziata in privato quanto era perfetta quella fra Ranieri e Grace. Non si trattò di un amore cominciato bene e finito male, ma di un legame stretto sin dall’inizio con le corde sbagliate, che non avrebbe mai dovuto essere annodato e nel cui groviglio impigliava anche un personaggio che conosciamo tutti: lo scrittore Marcel Proust.

Pierre de Polignac
era bello, elegante e raffinato, "la sua voce così coltivata da essere praticamente impercettibile", scriveva di lui la rivista Life nel 1947. Era nato nel castello francese di Kerscamp, figlio minore del conte Maxence Melchior Edouard Marie Louis de Polignac e della nobildonna di origini messicane Susana Mariana Estefanía Francisca de Paula del Corazón de Jesús de la Torre y Mier. Si trattava di un ramo cadetto (ossia discendente dai figli minori) di una delle più rinomate famiglie ducali di Francia risalente al XII secolo, della cui genealogia aveva fatto parte anche la celebre Yolande de Polastron, duchessa de Polignac, la favorita di Maria Antonietta. Pierre era nato il 24 ottobre del 1895, un’annata sfortunata di ragazzi destinati a finire giovanissimi al fronte della Prima Guerra Mondiale. Anche lui, dopo un’adolescenza felice, andò a combattere poco più che ventenne. Al ritorno si diede a una vita più leggera possibile fatta di arte, circondandosi del bello, frequentando i circoli letterari dove poteva coltivare la sua passione per la letteratura e la poesia. È qui che incontrò Jean Cocteau e Marcel Proust, e diventò loro amico.

Il conte Pierre de Polignac
Hulton ArchiveGetty Images

Poiché si diceva che Proust era omosessuale, è da quel momento che cominciarono a circolare voci considerate al tempo “equivoche” su una presunta omosessualità anche del giovane Polignac. Per metterle a tacere, Pierre viene esortato dalla famiglia a sposarsi. E chi meglio di Charlotte Grimaldi, nata da una relazione extraconiugale fra il principe Luigi di Monaco e una cantante di cabaret, Marie-Juliette Louvet. Con una sfilza di cavilli Charlotte era stata legittimata dal principe, che l’aveva anche resa duchessa di Valentinois, ma non vedeva l’ora che mettesse al mondo un erede, possibilmente maschio, per far passare il principato sotto di lei per il minor tempo possibile e affidarlo al nipote. Quasi così come fece il principe Filippo per sposare la futura regina Elisabetta, Pierre rinunciò alla cittadinanza francese e allo stemma per assumere quello della moglie, con l'ordinanza monegasca emanata il giorno prima delle sue nozze, il 19 marzo 1920. Pierre de Polignac diventò quindi, jure uxoris (ossia per diritto attraverso la moglie) il duca di Valentinois e rinunciò a dare il cognome ai figli per garantire la continuità dinastica dei Grimaldi. Rimase però in linea di successione per il titolo francese del ducato di Polignac, che sarebbe spettato anche ai suoi discendenti di linea maschile. Tutto sembrava sistemato, ma le cose iniziarono ad andare male già sul sagrato della chiesa, perché lei si fece avanti di qualche passo lasciandolo indietro, mandandolo su tutte le furie. Poi, la coppia partì per il viaggio di nozze e alla prima tappa a Parigi, erano in tre: lei, Pierre de Polignac e Marcel Proust. Quale che fosse la natura del legame, Charlotte si ritrovò a essere la terza incomoda. Ci furono altre tappe del viaggio in cui Marcel, cagionevole di salute, non li poté seguire. Ma non andò meglio, perché Pierre riceveva una lettera dell’amico ogni giorno. Per Charlotte deve essere stato come viaggiare con qualcuno che chattava continuamente sullo smartphone.

La Principessa Charlotte Louise Juliette of Monaco
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Al ritorno, Pierre e la moglie avviarono nel principato un programma molto ricco di mecenatismo delle arti e della cultura. Sponsorizzarono la compagnia di danza del Ballets Russes facendogli stipulare un contratto con la famiglia Blanc che gestiva i casinò di Monaco. Ingaggiarono la famosa giornalista di gossip Elsa Maxwell come addetta stampa per costruire una buona reputazione e curare l'immagine del principato. Sollecitarono l'organizzazione dei primi stabilimenti balneari per famiglie facoltose e inaugurarono il primo Gran Premio di Monaco nel 1929, che ancora oggi si corre per le strade del principato dal tempo in cui Pierre de Polignac strappò il consenso a suo suocero, il principe Luis. Grazie al buon gusto di Pierre, il principato di Monaco prendeva le caratteristiche per cui lo conosciamo ora, che verranno suggellate definitivamente dalle nozze di suo figlio Ranieri e Grace Kelly. Il suo matrimonio, invece, era un disastro. Secondo voci che giravano, e che pare siano state confermate anche dallo scrittore James Lees-Milne che di Pierre era amico, Charlotte non si era mai rassegnata all’omosessualità del marito, che consumava con lei i doveri coniugali solo per garantire la progenie (“con la corona in testa”, pare dicesse Pierre). Ma una volta avuti due figli, Antoniette e Ranieri, non ci furono più contatti fisici tra i due e pare che Charlotte si sia rifugiata fra le braccia di molti amanti, tra cui anche qualche ballerino della compagnia russa che avevano finanziato. Quale fu la causa scatenante del divorzio, nel 1930, non è noto. Si sa che il 18 febbraio 1933 il principe Luis II firmò l’ordinanza che scindeva definitivamente il matrimonio tra sua figlia e il duca appena 38enne, e si sa che Luis intimò all’ex genero di non farsi più vedere nei paraggi, o gli avrebbe scatenato contro l'esercito monegasco. Pierre andò a vivere a Parigi e quando voleva vedere i figli si recava in una tenuta ai confini del principato, con una rendita di 500mila franchi annuali accordatagli come “alimenti”. Pierre non tagliò mai i rapporti con il figlio Ranieri e lo accompagnò anche a Los Angeles per chiedere la mano di Grace Kelly.

Il Principe Ranieri III di Monaco e Pierre de Polignac
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Molti anni dopo, nel 2015, è stato suo nipote, il principe Alberto a far cadere il segreto di Stato che copriva le lettere fra Pierre de Polignac e Marcel Proust. I tempi sono cambiati, niente di tutto quello che potrebbe esserci stato fra due uomini, ormai ci impressiona o ci indigna. Il principe Alberto ha permesso che venissero pubblicate sulla rivista Annales monégasques, revue d'histoire de Monaco pubblicata dagli Archivi del Palazzo. Erano quattro lettere, di cui una di venti pagine, più un telegramma, di cui nel 2015 ha pubblicato degli estratti Repubblica: “Sono tre settimane che vi ho inviato una lettera infinitamente lunga e soprattutto così importante per i vostri libri, e il mio. Non ho ricevuto una parola da voi e mi preoccupa che rispondiate a tanta amicizia con così poca», scrive Proust a Polignac in un momento di sconforto. Ci sono anticipazioni sul contenuto di Alla ricerca del tempo perduto, in cui lo scrittore cambia il nome di un personaggio perché non si pensi che sia un riferimento al suo amico (ma più avanti tratteggerà il principe del Luxembourg ispirandosi a lui). Un amico che prende in giro, dopo il matrimonio, perché ora bisogna chiamarlo “Altezza Serenissima”. Poi c’è il rimpianto per i tempi in cui cenavano insieme “vicino al letto, nel piccolo provvisorio appartamento ammobiliato” in cui viveva Polignac, e la reazione alla notizia delle nozze di quest’ultimo: “Caro amico, il vostro fidanzamento mi ha dato una grande gioia e un profondo strazio. La prima volta che ho avuto della simpatia per voi stavate per partire per la Cina. Questa volta, che l'amicizia era ormai grande, partite per sempre. Ma è una tristezza consolata dall'arte perché avevo previsto nel romanzo il vostro matrimonio”.

Marcel Proust trascorse gli ultimi tre anni della sua vita in camera da letto, scrivendo di notte il suo lunghissimo romanzo in volumi. Morì di polmonite nel 1922, cinquantunenne. Il suo presunto grande amore Pierre de Polignac, che era più giovane di 24 anni, gli sopravviverà a lungo: se ne andò nel 1964 mentre era ricoverato all'ospedale americano si Neuilly-sur-Seine a Parigi, sopraffatto da un cancro. Era dotato di talento artistico, Proust lo aveva incoraggiato a diventare uno scrittore ma lui non ne aveva mai seguito il consiglio. La loro storia, o amicizia come viene chiamata ufficialmente, si era conclusa poco dopo il matrimonio di Pierre. Avevano colto l’occasione per allontanarsi (per il bene di entrambi?) quando il principe si era rifiutato di collaborare a un’edizione limitata di All’ombra delle fanciulle in fiore, il secondo volume della Recherche: “Ho ricevuto tutte le vostre ultime lettere e me ne dispiaccio”, scrisse Marcel Proust a Pierre de Polignac. “Ricordate comunque che conserverà di voi ricordi devoti e leali”. E da allora, non si sono mai più visti.

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