Chi è Rula Ghani, la first lady afghana che vuole togliere dal baratro le donne del suo paese

Battaglie lente e meditate che fanno la rivoluzione: ritratto della signora più amata dell'Afghanistan che con due master in tasca vuole dare un'istruzione a tutte le donne

C’è una donna in Afghanistan che non ha 15 anni come li aveva Malala Yousafzai quando le spararono alla testa, e si trova in una posizione privilegiata rispetto a quella della giovane ex blogger pachistana ma sta portando avanti le sue stesse battaglie. Si chiama Rula Ghani, First Lady afgana moglie del presidente Ashraf Ghani, e nel 2015 era già nella lista delle 100 persone più influenti del mondo del Time. Mentre negli Usa una donna nera concorre per la vicepresidenza, dall’altra parte del mondo la presenza delle donne in politica è minima e si cerca di colmare il disavanzo di anni di regime talebano che aveva praticamente tolto alle donne il diritto all’istruzione, rendendolo impossibile da raggiungere, fino alla loro caduta nel 2001. Oggi il parlamento Afghano conta 67 donne su 352 membri, e nell'attuale governo composto da 32 ministri, ci sono 6 ministre. Rula Ghani vuole che il numero aumenti e, in questi giorni, ha dato uno scossone all’immobilismo causato dalla pandemia per non rischiare che i diritti che stava spingendo avanti un passetto alla volta, nel suo paese, vengano messi in secondo piano impedendole di intervenire sull’aspetto più coriaceo della questione femminile: la mentalità collettiva.

In Afghanistan il 95% delle persone che si tolgono la vita sono donne, e lo fanno dandosi fuoco "perché il dolore che portano dentro è più forte di quello che provano tra le fiamme", racconta la dottoressa attivista Ayesha Ahmad. Sotto il regime talebano lo facevano le ragazze che non potevano realizzare il sogno di diventare poetesse, scrittrici, ingegnere. Oggi lo fanno ancora per sfuggire da matrimoni combinati o perché a 18 anni, promesse spose da quando ne avevano 12, vengono improvvisamente abbandonate prima delle nozze perché “non più giovani”, strappate da un destino a cui si erano rassegnate, ma che devono barattare con l'incertezza perché alla loro "età" è assurdamente difficile trovare un nuovo pretendente. Questo destino non è toccato a Rula Ghani che non è afgana ma libanese, nata col cognome Saade da una famiglia di religione cristiana. Afghanistan e Libano sono paesi molto diversi ma hanno sperimentato entrambi la guerra civile, le emigrazioni, e condividono l'etichetta sociale. Suo padre, uomo colto e impegnato politicamente, riceveva a casa intellettuali di ogni confessione religiosa e questo ha permesso a Rula e suo fratello di crescere con una grande apertura mentale nei confronti di chi è diverso da loro. Da ragazza si è laureata in Scienze politiche in Francia e ha ottenuto un master in Politica all'Università americana di Beirut. È a Beirut che ha incontrato il suo futuro marito, Ashraf Ghani, studente anche lui: "ho capito subito che era l'uomo con cui avrei diviso tutta la mia vita", dice oggi Rula che lo ha sposato nel 1975. Quando ha conseguito anche il master in giornalismo alla Columbia University di New York City, Rula aveva già due figli di cui una, Mariam Ghani, è oggi una visual artist dal volto magnetico, molto quotata nel giro degli artisti di Brooklyn. Rula Ghani parla quattro lingue: arabo, inglese, francese, pashto e dari.

È sproporzionatamente più istruita della donna media afgana.



Nel 2014, quando Ashraf Ghani è stato eletto presidente, nel suo primo discorso ha ringraziato la moglie, cosa che può sembrare normale se viene dai politici cosiddetti “occidentali”,o da un neopresidente degli Stati Uniti, ma non è scontato in aree del mondo dove la considerazione della popolazione femminile è più complessa. Una prova di come le cose cambino anche in Afghanistan. Rula Ghani ha sfidato gli integralisti dichiarando che le donne devono avere un ruolo cruciale in tutti i campi della società, anche se il loro approccio è diverso da quello degli uomini e sono più accudenti. In questi giorni, in collaborazione con l’organizzazione delle Nazioni Unite Women Afghanistan, si è appena fatta sostenitrice di un documento di ricerca intitolato Solidarietà, forza e sostanza: partecipazione politica delle donne in Afghanistan. Il documento, presentato con un evento online il 5 ottobre 2020, esplora la strategia delle donne afghane intorno alle barriere istituzionali (quelle che noi chiamiamo “tetto di cristallo”) e identifica gli strumenti più efficaci nel promuovere la partecipazione e l'influenza delle donne in politica. Al di fuori dell’Afghanistan questo può non impressionare molto e non fare notizia. Ma si tratta di qualcosa che era inimmaginabile, fino a qualche anno fa. Solo se focalizziamo la base su cui devono posare queste iniziative ne comprendiamo la portata e, comprendiamo soprattutto l’importanza del lento lavoro di Rula Ghani, che nel 2015 venne in Italia, ospite al Meeting di Rimini e spiazzò tutti con la semplicità di una frase riguardo all’immigrazione: "Non vorrei sembrare così presuntuosa da proporre soluzioni, ma voi popoli europei dovreste dibattere sugli aspetti più umani del problema cercando i modi per trattare con queste persone, in modo che non si sentano così disperate da perdere la speranza. Parliamo di esseri umani”. Sì, non ci voleva molto a dirlo, ma lo ha fatto lei.

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