Marion Crawford, la tata della regina Elisabetta che tradì la famiglia reale

La prima e più grande delusione per The Queen: il giorno in cui la sua adorata nanny le ha voltato le spalle per sempre.

Nella storia della famiglia reale britannica si potrebbero dedicare capitoli interi alle tate dei royal baby. Lavorare fra re, regine e principi è già qualcosa di cui vantarsi e il personale che si occupa delle faccende nelle stanze di Buckingham Palace e degli altri castelli a volte si accontenterebbe anche di retribuzioni modeste pur di mettere quella referenza nel curriculum. Ma ad allettare molti candidati c'è anche l'opportunità di arrotondare lo stipendio vendendo rivelazioni ai giornali (le misteriose “fonti vicine ai reali”). Anche se prima di diventare il cameriere o il lustrascarpe della regina bisogna firmare un accordo di riservatezza, i membri senior della famiglia reale sono abbastanza tolleranti di fronte a queste piccole fuoriuscite della loro privacy, fino a quando a commetterle non siano le figure più intime del loro staff. Tra queste figure, il massimo della riservatezza è richiesto alle royal nanny, ed è per questo che lo scandalo fu irreparabile quando proprio una delle tate più importanti del Regno Unito, quella della regina Elisabetta, violò questa regola.

Pensare che un tempo sia esistita una donna che curava le "ginocchia sbucciate" alla regina più longeva della Gran Bretagna fa un certo effetto. Si chiamava Marion Crawford ed era scozzese, cresciuta nel borgo di Dunfermline. Nata il 5 giugno 1909, figlia di una casalinga e di un ingegnere impiegato di un’azienda meccanica, intraprese gli studi di Psicologia infantile. Mentre era una studentessa, nel 1931, accettò un lavoretto stagionale come governante per i sei figli di Lord Edward James Bruce, conte di Elgin. Grazie a quel breve impegno estivo, che svolse molto bene, entrò nel giro delle tate affidabili contese fra le famiglie aristocratiche britanniche. Poiché il conte era un lontano parente della famiglia reale, Marion Crawford venne presentata anche al duca e la duchessa di York, ossia il figlio minore del re, Albert, e la sua consorte Elisabeth Bowes-Lyon. La duchessa rimase molto colpita da lei e terminato l’impegno col conte la scelse come nanny supplementare delle sue due figlie, la principessa Elisabetta di sei anni e la principessa Margaret di due.

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Alla Royal Lodge di Windsor, dimora dei duchi, c'erano già in servizio l’anziana Clara Knight, detta "Alah", ex tata della duchessa Mary da bambina, la quale gestiva l’educazione e l’istruzione delle due bimbe (che al momento di salire al trono risulterà insufficiente per Elisabetta, la quale dovrà riprendere gli studi quando è già regina), e le due sorelle, Margaret e Ruby MacDonald, rispettivamente infermiera e bambinaia, che si occupavano della salute dei bambini, dei loro bagnetti e dei vestitini (una delle due, Margaret, resterà poi alle dipendenze della regina per 67 anni). A queste figure si aggiungeva, nei giorni stabiliti, un’insegnante di francese. Quando morì re Giorgio V, il regno passò al primogenito Edward VIII che, nel 1936, abdicò per sposare la divorziata americana Wallis Simpson. Il duca di York, Albert, salì al trono al suo posto col nome di Giorgio V e Marion Crawford si ritrovò a essere non più la tata di due principessine, ma dell’erede al trono e della futura principessa reale. Le cose cambiarono un po’ e la 27enne, che era fidanzata, dovette rimandare il matrimonio a tempo indeterminato, condizione inappellabile per mantenere quel lavoro.

Elisabetta e Margaret avevano pochi contatti con il mondo esterno e conducevano una vita quotidiana ordinata e tranquilla, la loro privacy era blindata e custodita gelosamente. Insieme alla tata Marion, che chiamavano Crawfie, affrontarono la tensione della Seconda Guerra Mondiale e l’evacuazione di volta in volta nel Castello di Balmoral in Scozia, poi nel 1940 in quello di Sandrigham nel Norfolk, fino a quando si spostarono ancora nel Royal Lodge, e poi definitivamente nel castello di Windsor fino al 1945. La regola generale, in quei lunghi anni, imponeva alla tata e allo staff di far percepire la guerra alle ragazze il meno possibile, anche se capitò di condurle in fretta nei sotterranei quando gli aerei tedeschi si avvicinavano minacciosamente. Marion trovò persino il modo per accompagnarle qualche volta a fare shopping da Woolworth, in quella situazione disastrosa. L’onnipresente tata era con la principessina Elisabetta quando nel 1934, a 8 anni, ha incontrato per la prima volta il suo futuro marito, il principe Filippo, al matrimonio della Principessa Marina di Grecia e Danimarca con il principe Giorgio Duca di Kent. E c’era anche nell’estate del 1939, quando la 13enne futura regina aveva visto ancora Filippo al Royal Naval College di Dartmouth e si era presa una cotta per lui.

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In tutto quel tempo, Marion Crawford aveva ormai conquistato anche la fiducia della regina madre e ne era diventata una confidente sicura. Eppure, anche se le ragazze erano ormai cresciute, a Marion non veniva ancora consentito di sposarsi fino a quando non lo avesse fatto la primogenita. E in generale, racconterà poi lei, ci si aspettava che non avesse una vita privata. Quando Lilibet, il soprannome della principessa Elisabetta, si fidanzò a 21 anni, Marion Crawford decise che era ora di dare le dimissioni e di sposare anche lei il suo fidanzato, George Buthlay, che l’aveva attesa 17 anni. Al ritorno dal suo viaggio di nozze, nel 1948, Crawfie ricevette in dono il diritto di vivere nel Nottingham Cottage nel parco di Kensington Palace, la cosiddetta “casa di grazia e favore” che si riconosce al personale della famiglia reale quando si è particolarmente distinto al servizio. La regina Mary di Teck le fornì anche del mobilio antico e delle stampe floreali pregiate per arredarlo.

Nel 1949, Marion Crawford viene contattata dalla popolare rivista americana Ladies 'Home Journal. Le offrono una cifra molto invitante per il tempo (si dice intorno agli 80mila dollari) per raccontare le sue memorie. Suo marito era un direttore di banca che badava poco ai sentimentalismi e molto alla concretezza del denaro. Da tempo spingeva la moglie a monetizzare quel rapporto di lavoro trascorso nella famiglia reale e la esortò ad accettare. Crawford, però, si rivolse alla regina madre per chiedere la sua autorizzazione. La regina Elizabeth Bowes-Lyon le rispose con una lettera in cui la intimava perentoriamente di non svelare in alcun modo i retroscena della vita delle due bambine: “se lo facessi proprio tu", le scrisse, "allora non dovremmo mai più fidarci di nessuno”. La regina le accordò però l’autorizzazione a farsi pagare come consulente per la rivista, a condizione che le sottoponesse prima le informazioni che avrebbe svelato, e che lo facesse in forma anonima. La suddetta “fonte vicina alla casa reale”, insomma. Questa "mezza approvazione" della regina non è stata resa nota fino al 1998. Crawfie firmò un contratto con la casa editrice del giornale ma non si accorse della clausola in cui la autorizzava a pubblicare tutto anche senza previa autorizzazione degli interessati. Così, nell’estate del 1949 venne affidata a un ghostwriter che ne raccoglieva le memorie e per rispettare l’accordo sottopose il manoscritto alla regina che lo bocciò inorridita. La casa editrice, invece, si ritenne libera di pubblicarlo nel 1950 così com’era, col titolo he Little Princesses: The Intimate Story of HRH Princess Elizabeth and HRH Princess Margaret by Their Governess. Era la prima volta che un membro dello staff di un regnante britannico svelava i retroscena della famiglia reale, e si ritiene che questo episodio sia stato l’apripista delle migliaia, milioni di libri e articoli incontrollati e incontrollabili che usciranno da lì in poi sugli affari privati dei reali.

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Oggi come oggi, un libro del genere non impressionerebbe nessuno, si trattava solo di ricordi affettuosi con tutti quei dettagli che spiegavano come, in fondo, i bambini sono tutti uguali a prescindere dalla famiglia in cui nascono. Crawfie svelava il vizio della principessa di mordicchiarsi le unghie e quello di sua sorella di mordere lei durante i litigi. Descriveva le stanzette delle ragazze e scherzava un po’ sull’arredamento decadente dei castelli reali che non era poi così invidiabile, “viverci è come pernottare nelle sale di un museo”, diceva. Niente di così drammatico. Ma al tempo fu uno scandalo di portata biblica e scatenò l’ira della regina madre, la quale disse alle due figlie che la loro ex nanny era “andata fuori di testa”. In pochi giorni dalla pubblicazione, Marion Crawford fu sfrattata dalla dimora che aveva in usufrutto, entrò nella lista delle persone sgradite a Buckingham Palace e fu fatto divieto a tutti i parenti anche solo di nominarla. Da quel momento fu come se non fosse mai esistita.

A quel punto, niente impedì a Marion Crawford di vuotare il sacco con tutto quello che sapeva, spinta dal marito che era molto entusiasta dei guadagni che ne stavano traendo. Mario firmò articoli e libri sulla famiglia reale – scritti da altri – rivelando le confidenze che la regina madre le aveva fatto nei tempi in cui aveva fiducia in lei. Quando ebbe esaurito la vena, iniziò a inventare gossip di sana pianta. La sua carriera si interruppe quando la rivista uscì in edicola con un articolo firmato da lei in cui sparlava degli ospiti della parata Trooping the Colour ad Ascot, che invece era stata cancellata per uno sciopero. Fu chiaro che l'articolo era stato scritto e impaginato prima dell’evento basandosi su pregiudizi, e non era stato rimosso prima della stampa, e Marion e il giornale furono denunciati per truffa. Ma l'ex tata aveva guadagnato bene e comprò una casa a pochi metri dal castello di Balmoral in cui aveva vissuto con le principessine, sperando in una riabilitazione. Anche se Elisabetta e Margaret ci passarono davanti molte volte, non si fermarono mai. Quando suo maritò morì nel 1977, Marion si rese conto del danno che aveva fatto a se stessa rinnegando il passato e tradendo la fiducia della regina. Tentò il suicidio, ma fu salvata. "Il mondo mi è passato accanto e non posso sopportare che coloro che amo mi passino accanto per strada", aveva scritto nella nota. Morirà nel 1988 in una casa di riposo non lontana dal castello. Nessun membro della famiglia reale mandò un fiore al suo funerale, e non fu ricordata mai più.

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