Dall'autrice di Bambine Ribelli il nuovo capitolo, 100 donne migranti che hanno cambiato il mondo

Da Rihanna a Lupita Nyong’o un nuovo libro da collezionare per bambine, bambini, adulti.

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Courtesy / Jestenia Southerland

Tra pochi mesi, Elena Favilli diventerà cittadina americana dopo otto anni da «migrante» negli Stati Uniti. L’autrice della serie di libri Storie della buonanotte per bambine ribelli, di cui è appena uscito l’ultimo capitolo, dedicato a «100 donne migranti che hanno cambiato il mondo», infatti, è italiana ma ha studiato negli Stati Uniti, «in California» e vive a Los Angeles.

«Le Bambine Ribelli sono nate nella mia casa di Venice Beach. La migrazione, da sempre, è un elemento centrale per me. Vivere in un paese così contaminato da tante culture diverse come gli Stati Uniti è molto stimolante e, allo stesso tempo, mi ha reso più sensibile e più responsabile nei confronti del tema», spiega. Il libro, appena uscito per Mondadori, riprende la formula dei primi due, scritti a quattro mani con Francesca Cavallo, un successo editoriale da 6 milioni di copie. Ognuno contiene una raccolta di profili scritti in modo molto semplice, adatti, appunto, a un pubblico di bambine, di grandi figure femminili alle quali ispirarsi. La differenza, in questo caso, sta nella scelta di concentrarsi su un gruppo di donne che hanno realizzato il proprio sogno dopo aver lasciato, per diverse ragioni, il loro Paese d’origine. E tematici, annuncia l’autrice, saranno anche i nuovi progetti ai quali sta lavorando. «Il prossimo libro sarà una Guida delle bambine ribelli al corpo che cambia», racconta, «ovvero un manuale che aiuti le pre-adolescenti a conoscere meglio il proprio corpo e ad affrontarne le trasformazioni con più serenità e consapevolezza».

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Ma torniamo alle 100 donne migranti di questo nuovo capitolo, donne diversissime fra loro. Per età e professione. Come Rihanna, nata alle Barbados, e diventata una cantante e imprenditrice nota in tutto il mondo dopo essersi trasferita ancora giovanissima in America, «perché», ha detto, «sapevo che era l’unico modo per realizzare il mio sogno». Altra migrante d’eccezione l’attrice premio Oscar Lupita Nyong’o, nata in Messico, dopo che i suoi genitori avevano dovuto abbandonare il Kenya per ragioni politiche. Non solo, ha avuto un enorme successo a Hollywood, di recente è diventata lei stessa scrittrice. Il suo libro, Sulwe, uscito lo scorso anno, racconta la storia autobiografica di una bambina kenyana che vive il fatto di avere la pelle più scura degli altri componenti della famiglia come un limite, fino a quando imparerà ad accettarsi e ad amarsi.

Tra i ritratti, anche quelli di donne di generazioni precedenti. Come l’attivista Clara Lemlich Shavelson, nata in Ucraina nel 1986, che emigrò in America, all’inizio trovando lavoro in una fabbrica di abbigliamento a New York e diventata, in seguito, una sindacalista - cosa molto insolita all’epoca per una donna – impegnata nella battaglia per migliorare le condizioni di lavoro delle operaie e per promuovere il suffragio universale.

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A scorrere i 100 profili risalta il fatto che l’America, finora, sia stato il continente dove donne provenienti da tutto il mondo sono riuscite a realizzare i propri sogni. Un po’ come la stessa autrice del libro. Anche se ci sono eccezioni. Come l’autrice di graphic novel e regista Marjane Satrapi, nata in Iran, emigrata in Francia per studiare arte, e diventata nota in tutto il mondo con il suo libro Persepolis. Ma la storia che la Favilli ama più di tutte è un'altra, quella di Ilhan Omar: «Una bambina ribelle somala che, dopo essere fuggita dalla guerra ed essersi trasferita negli Stati Uniti, è diventa la prima donna musulmana africana eletta al Congresso americano. È una storia che ha un potere simbolico fortissimo, soprattutto in un momento di forti tensioni razziali come quello che stanno vivendo».

Non è un caso che, a un certo punto della sua vita, la scrittrice abbia deciso di dedicare i suoi libri alle «bambine ribelli». «Da piccola», racconta, «non ero per niente “combattiva”, anzi ero una bambina molto tranquilla e diligente. La mia ribellione è arrivata tutta dopo il liceo quando, al momento di scegliere l’università, ho scelto di fare un percorso del tutto diverso da quello dei miei genitori, entrambi medici, e di scommettere sulla mia passione per la narrazione».

Le Storie della buonanotte per bambine ribelli, nonostante il titolo, sono una fonte d’ispirazione per tutti i bambini, femmine e maschi. «Non dimenticherò mai le parole di un ragazzo transessuale durante la presentazione del secondo volume al Teatro Comunale di Casalecchio, a Bologna», racconta la Favilli. «Salì sul palco per leggere la storia della ballerina di flamenco Carmen Miranda e raccontò con enorme semplicità e altrettanta forza che aveva appena cominciato il suo percorso di transizione. Il libro gli aveva dato coraggio».

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