Auguri Carlo Verdone, “aveva capito tutto de 'sta Italia, come l'ha fotografata lui nun l'ha fotografata nessuno”

Per i 70 anni del regista romano, viaggi nei ricordi: tra Autostrade del Sole, viaggi di nozze, seggi elettorali e calde estati romane.

italian actor carlo verdone,  lido, 2nd september 1995 photo by leonardo cendamogetty images
Leonardo CendamoGetty Images

Pensiero leggero, necessario, durante questo secondo lockdown mentre tentiamo di interpretare i protocolli del nostro Comitato Scientifico, in un'Italia sempre più divisa in giallo, arancio e rosso… cerchiamo di chiudere gli occhi e immaginare colori più allegri? A me ne vengono subito in mente tre: Bianco, Rosso e Verdone! Grazie a Dio Carlo Verdone compie 70 anni il 17 novembre e a lui sicuramente saranno dedicati speciali, serate & serate in compagnia dei suoi film con i personaggi più esilaranti che hanno segnato la storia del cinema italiano. Del resto l’Italia è una Repubblica fondata sulla democrazia ma anche sulla comicità: è lei che ha ispirato i più noti registi e orgoglio nazionale della Commedia Italiana, da Mario Monicelli, Lina Wertmüller, Ettore Scola, Dino Risi, Vittorio De Sica impegnati a raccontare pregi e difetti degli italiani, con interpreti indimenticabili quali Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e… Carlo Verdone anche lui salito nell’Olimpo degli attori comici più famosi d’Italia grazie a quei personaggi così veri e quasi fastidiosi ma anche indimenticabili, che lo incoronano come l’erede del nostro Albertone Nazionale. Ed è proprio con quei personaggi fissati e caratterizzati da frasi diventate linguaggio comune che ha scandito i cambiamenti dell’Italia e della sua società negli ultimi 40 anni.

Il capolavoro del 1980, Un sacco bello, è il suo esordio come regista e sceneggiatore e, ovviamente, anche attore protagonista con cui vincerà un David di Donatello (la colonna sonora è firmata dal maestro Ennio Morricone). Sono gli anni Settanta della libertà sessuale, degli hippie come Ruggero, uno dei personaggi da lui interpretati, un hippie non proprio di primo pelo, che vive isolato in una comunità umbra dove si pratica l’amore libero per allontanarsi dal materialismo borghese della sua famiglia e che, durante un suo rientro a Roma con la fidanzata, ritroverà suo padre e gli amici che cercheranno di riportarlo sul “pianeta terra”. I dialoghi di questo film sono il suo contributo leggero nei toni ma significativo nel senso all’incomunicabilità generazionale. Ruggero è una caricatura esilarante dei figli dei fiori americani, sempre un po’ rallentato e stonato e con gli occhi a mezz’asta, una copia del classico fricchettone con capelli lunghi e la fascetta in testa ma italianizzato. Un altro personaggio del film è Carlo, classico bullo romano con i capelli impomatati, croce d’oro al collo, che imbottisce di ovatta i suoi jeans aderenti per un effetto superdotato e, viste le difficoltà a relazionarsi con le sue coetanee, decide di partire per una vacanza a Cracovia dove, secondo lui, le donne sono più libere e disponibili, portando con sé da omaggiare collant di nylon e penne a sfera, un vero cliché per quegli anni di veri maschi italiani doc. Proprio a luglio di quest’anno, la città di Roma ha dedicato una targa a questo film, posata in Via Giovanni Conti (zona Tufello) al Palo della Morte dove Carlo dà appuntamento al suo migliore amico Sergio per partire per la Polonia, ma che gli darà buca per un ricovero urgente di calcoli biliari…E poi c’è Leo, un giovane trasteverino un po’ imbranato e mammone, che cerca di aiutare una bella turista spagnola, Marisol la quale non riesce a trovare un posto per dormire in una classica calda estate romana ma è dibattuto e ossessionato dalla madre che deve raggiungere a Ladispoli. Alla fine accompagnerà Marisol in giro per Roma e la ospiterà per la notte ma proprio nel momento in cui si innamorerà della turista lei sarà raggiunta dal fidanzato e lui, sconsolato, partirà finalmente per raggiungere la mamma a Ladispoli.

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Sono gli euforici anni 80 e nel 1982 esce Borotalco con Eleonora Giorgi. Il film racconta di due venditori porta a porta di enciclopedie, Sergio e Nadia, fan accanita di Lucio Dalla. Sergio per conoscerla e conquistarla si spaccia per un imprenditore appena conosciuto e arrestato per i suoi illeciti, riciclando fandonie e finti successi, facendole credere di conoscere personaggi famosi e anche Lucio Dalla ovviamente! La storia finisce male, lei subisce un incidente stradale, lui cerca di riconquistarla dopo che lei ha scoperto della finta identità, ma lo rifiuta. Sarà dopo parecchi anni che si rincontreranno nuovamente e lui, nonostante si sia fatto una famiglia, si immedesimerà nuovamente nel vecchio ruolo dell’imprenditore e il film finisce con un bacio appassionato. Questo film è lo specchio della società di quegli anni, post terrorismo, la nuova crescita economica, il socialismo a Palazzo Chigi, la televisione privata nelle case di tutti, la moda fatta di eccessi e stravaganze, e il farsi notare a ogni costo.

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Eppure il film di Carlo Verdone che amo di più è arrivato un anno prima di Borotalco, è il 1981 e nelle sale italiane esce Bianco Rosso e Verdone: ci sono le elezioni in Italia e tre personaggi raccontano il loro viaggio percorrendo l’Autostrada del Sole per raggiungere Roma e andare a votare, quello sì che era senso civico! Partiamo da Furio e Magda, in assoluto i miei personaggi preferiti di sempre. Furio Zoccano è un funzionario romano residente a Torino, un uomo logorroico, pedante che pianifica questa partenza per Roma con numerose telefonate all’ACI per aggiornarsi in continuazione sul traffico, elenchi smisurati di cose da ricontrollare quali: documenti, valigie, acqua, gas, persiane, binocolo e chiavi…Un uomo tanto insopportabile quanto indimenticabile con quel look così rigoroso: sahariana beige e pantaloni dello stesso colore preciso, occhiali quadrati, una barba molto curata e il bocchino con sigaretta che tiene sempre in mano…tant'è che la povera moglie Magda, al limite della sopportazione in questa preparazione infinita, sbotta con quello che sarebbe diventato un tormentone: “non ce la faccio piùùùù” con un accento torinese entrato nella storia del cinema. E lui risponde con “Magda tu mi adori? E allora lo vedi che la cosa è reciproca!”. Dopo un incidente Furio viene ricoverato in ospedale per accertamenti, Magda pernotta in un hotel con i bambini dove conosce un playboy con cui fuggirà felice, il riscatto dopo anni di infinita pazienza. Poi c’è Mimmo, un ingenuo giovanotto che recupera nel Veneto la zia Teresa, the one and only: Elena Fabrizi in arte la Sora Lella, per portarla a Roma ai seggi elettorali, dove però morirà sotto il disinteresse di tutti ma innescando una discussione sul valore del voto...un cinico finale alla Monicelli, dopo battute esilaranti in un romanesco meraviglioso. E infine Pasquale, migrato a Monaco di Baviera sposato con una donna tedesca, parte con la sua Alfasud taroccata e chiassosa ma lui contrariamente alla sua macchina è timido e quasi muto, ascolta a tutto volume dal mangiacassette Binario triste e solitario di Claudio Villa che gli viene rubato al primo stop in autogrill, ma sarà solo il primo dei vari furti che lo esaspereranno per farlo esplodere al seggio elettorale, in un monologo incomprensibile in un dialetto stretto dove racconta tutto quello che gli è successo appena passata la frontiera italiana, un’Italia ladrona che non riconosce più essendo abituato al rigore tedesco.

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Dovremmo rivedere anche Grande, Grosso e Verdone (2008) e il magnifico Viaggi di Nozze (1995) dove anche qui racconta le vicende di tre coppie di sposi novelli: il professor Raniero ossessionato dal suo lavoro di medico h24, e vedovo della prima moglie (morta suicida a Venezia) che si risposa con Fosca (Veronica Pivetti) e la costringe a indossare gli abiti della prima moglie e ad altre pignolerie, si suiciderà anche lei a Venezia dopo la prima notte di nozze. Un'altra coppia favolosa sono il coatto Ivano e la sua compagna Jessica tale e quale a lui (Claudia Gerini). I due scorrazzano con la loro decapottabile ascoltando musica rock a tutto volume, in giro per l’Italia e per discoteche, ripetendo in continuazione: “O famo strano” una delle tante frasi entrate nel linguaggio comune di quegli anni, visto il successo enorme al botteghino.

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Dall’inizio della sua carriera a oggi: sono molti i film di Carlo Verdone e sicuramente ci aiuteranno a evadere un po’ nelle prossime serate da coprifuoco, e nonostante visti e rivisti, ci faranno ancora sorridere con le caricature dell’italiano medio che solo Sordi sapeva reinterpretare. Aspettiamo di vedere il suo ultimo film, Una volta sola la cui uscita nelle sale è slittata causa pandemia, un altro libro autobiografico nato aprendo uno scatolone pieno zeppo di foto, ricerche per i personaggi da interpretare, libri e agendine, e dieci puntate di una serie La vita di Carlo in uscita su Amazon Prime Video. Nel mentre tanti auguri Carlo: il meglio deve ancora venire!

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