"Ivanka Trump era la mia migliore amica al liceo". Comincia senza l’enfasi del c’era una volta uno dei racconti più inattesi post elezioni USA 2020. Autrice Lysandra Ohrstrom, giornalista freelance specializzata in Medio Oriente, per lungo tempo amica del cuore di Ivanka Trump. Quasi sorelle dai primi anni Novanta alla Chapin, scuola solo femminile dell’Upper East Side, fino agli inizi degli anni Dieci del nuovo millennio. Feste, viaggi in Europa e Sudamerica per programmi di studio, vacanze in compagnia tra il feudo dei Trump a Mar-a-Lago in Florida e le spiagge dei benestanti della costa est. A unirle la comunità di intenti, l’accenno di ribellione giovanile (sempre ben finanziata da papà Donald nel caso di Ivanka), la provenienza upper class da far impallidire le queen bees Blair Waldorf e Serena Van der Woodsen di Gossip Girl. Un background che nella serie tv sembra davvero troppo per essere vero. Di fiction, invece, c’è ben poco nel racconto che Lysandra Ohrstrom fa dell’amicizia con Ivanka Trump.

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"Io e Ivanka abbiamo davvero legato nel luglio dell’ultimo anno di scuola, quando un gruppo di ragazze della Chapin andò a Parigi. Dopo quel viaggio, diventammo inseparabili”. Tra back and forth di aneddoti e giudizi, si dispiegano le eredità comportamentali della figlia prediletta di Donald Trump. Ma il lungo essay di Ohrstrom non è solo il racconto di un’amicizia arrivata al capolinea subito dopo il matrimonio di Ivanka Trump con Jared Kushner, quando le fece da damigella d'onore. È soprattutto una fotografia a lenta rivelazione di chi è davvero Ivanka Trump, scritta inizialmente come un memoir intimo per paura di ritorsioni pubbliche. "Più scrivevo, più sentivo che non le dovevo il mio silenzio. Anche se amici e familiari mi hanno avvisata che questo articolo potrebbe non essere compreso nel modo in cui volevo, credo sia il momento che una delle numerose critiche all’infanzia di Ivanka possa esprimersi. Se non altro per assicurarsi che lei, Ivanka, non si riprenda mai più dalla decisione di legare il suo destino a quello del padre". Finché l’odore dei soldi di famiglia (e altrui) non ha iniziato a impestare l’aria, Ivanka era solo l’ennesima adolescente figlia di arricchiti, con tante possibilità a disposizione. Il Bignami del racconto su Ivanka Trump spetta a The Cut: "Una donna classista, insensibile e razzista". Non esattamente un premio alla gentilezza. "Che ci si aspettava, in ogni caso? Per quanto Ivanka abbia cercato di dipingersi come la voce moderata della ragione durante la presidenza di suo padre, è stato sempre chiaro che in fondo lei, come il suo vecchio, vuole solo il numero uno". E potremmo chiuderla qui.

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Ma vale la pena assaporare alcuni punti del racconto su Ivanka Trump prima che diventasse first daughter a tutti gli effetti. Bionda ragazzina sempre pronta a divertirsi e a esagerare. I semi di ciò che sarebbe diventata Ivanka Trump oggi, donna di potere in tailleur rosa, erano già visibili quando chiedeva con nonchalance a papà la carta di credito per fare shopping a Manhattan, e Donald Trump rispondeva lamentandosi degli alimenti che passava alla madre di Ivanka Trump. Non senza prima complimentarsi con Lysandra Ohrstrom, ma solo in caso di perdita di peso o di cambiamenti notevoli del corpo. E anche la figlia Ivanka tendeva a dare molta attenzione alla forma fisica. "Le piaceva parlare di sé ed era spudoratamente vanesia, ma era anche divertente, leale, e a dirla tutta, incredibilmente stimolante. A vent’anni sembrava che io e Ivanka fossimo sempre sulla stessa linea, o pronte alle stesse avventure". Ivanka era in grado di conquistare tutti, sulle prime sembrava essere meno Trump di quanto si pensasse. "Era educata, raffinata, divertente. C’è stato un momento, alla fine del college, quando sembrò che un tipo di vita più tranquilla per soldi e privilegi avrebbe potuto piacere a Ivanka, come se potesse mollare la strada segnata da suo padre per lei". Un brevissimo lasso di tempo mentre in privato i topoi di famiglia emergevano senza remore: la passione per il junk food, le parolacce, il radar trumpiano per status, soldi e potere. "E l’istinto di suo padre di scalzare gli altri per salvare se stessa". Finché si è adolescenti, scuola di vita; da grandi, prospettiva inaccettabile.

Le divergenze social-caratteriali sono cominciate con l’ingresso al college. Lysandra Ohrstrom è diventata reporter, iniziando con un incarico in Libano per raccontare la guerra; Ivanka Trump si è dedicata prima all’immobiliare e infine al cerchio magico del potere, di riflesso e detenuto. "Era l’unica persona che non mi chiedesse della guerra, e sapevo che non lo avrebbe fatto". Dopo il ritorno dal Libano Lysandra Ohrstrom indossava una collana con il suo nome scritto in arabo, che infastidiva molto Ivanka Trump, fresca di fidanzamento con Jared Kushner, di famiglia ebreo-ortodossa. "Qualche volta mi diceva "la odio". Una volta, eravamo a cena, guardò la collana e disse "come fa il tuo fidanzato ebreo a fare sesso con te, con quella collana che gli sbatte in faccia? Come fai a portarla? Grida praticamente terrorista". Esternazioni dritte, aggressive, da chi è abituata ad avere il comando. Ma c’era anche il lato profondamente generoso della First Daughter, come appartamenti prestati all’ultimo secondo, contatti preziosi per il lavoro, appuntamenti combinati con i bachelors della upper class newyorkese. Eppure, qualcosa nell’amicizia andava lentamente disgregandosi. Il distacco definitivo subito dopo le nozze di Ivanka Trump e Jared Kushner, quando Lysandra Ohrstrom fu damigella d'onore della sposa. Un mancato feedback di amicizia di fronte a un evento importante diede il via all'allontanamento definitivo, nonostante qualche contatto sia rimasto. "Non è mai stata maleducata, ma semplicemente non apparteniamo più agli stessi circoli" specifica Ohrstrom. Non senza un ricordo agrodolce di ciò che sono state: "A volte mi manca la mia vecchia amica".

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Il pezzo è un’analisi spietata di come crescere in un certo ambiente significhi un destino segnato, ma anche come la teenager ricca e simpatica sia diventata Ivanka Trump oggi. "L’Ivanka che conoscevo io ha passato la sua carriera a sviluppare e incarnare il lato educato e intellettuale del brand Trump": un mix linguistico/estetico che ha preso a piene mani dal femminismo bianco millennial, dalla narrativa mitica da business entrepeneur di famiglia (sconfessata ampiamente dalle inchieste giornalistiche e finanziarie sulla fortuna di Donald Trump). Ciò le ha permesso di coltivare l’impegno nella high society, ma al tempo stesso di diventare una sorta di esempio ispirazionale per le casalinghe della classe media americana, prima acquirenti del suo (poi fallito ) fashion brand. Lentamente, inesorabilmente, la salita dei gradini del potere bianco americano ha trasformato definitivamente Ivanka. Che ha ribaltato il paradigma preferito salvaguardare lo status di famiglia invece di se stessa, compatta nella protezione del patriarca e dell'ultima visione degli uomini e donne Trump: tutti insieme appassionatamente. Anche se Melania e Ivanka non si possono vedere e ci sono fior di meme e immagini a dimostrarlo, sono tutti compatti. Però le percentuali dei riconteggi elettorali hanno sgretolato l’ultima possibilità di un secondo mandato di Donald Trump, e di conseguenza eroso la resistenza della figlia. "Spero che Ivanka trovi un posto comodo a Palm Beach, dove la supremazia bianca casuale è de rigueur e ogni schifezza viene perdonata se hai abbastanza soldi" conclude Lysandra Ohrstrom. "È il modo migliore per volare basso, protetta dalle conseguenze sociali ed economiche delle politiche che ha portato avanti per quattro anni". E che nonostante tutto, alla fine dei giochi, potrebbero costarle care.