La tormentata storia d'amore tra Francis Scott Fitzgerald e Zelda

Ottant'anni fa moriva l'autore de Il Grande Gatsby, che con la moglie ha dato vita a una delle relazioni più affascinanti, trasgressive e intense del Novecento.

writer f scott fitzgerald and his wife zelda, at their home in dellwood, minnesota, in 1921 zelda was eight months pregnant with their daughter frances scottie at the time photo by © minnesota historical societycorbiscorbis via getty images
Minnesota Historical SocietyGetty Images

Le due parole chiave per imparare a conoscere Francis Scott Fitzgerald, il 21 dicembre ricorrono gli ottant’anni dalla sua morte, sono Gin Rickey e Zelda Sayre. Per preparare il primo ci vuole tanto ghiaccio, 60 ml di gin e il succo di mezzo lime. È il cocktail preferito dello scrittore, che lo beve in quantità industriali. E, non contento, lo fa bere anche ai personaggi dei suoi romanzi. Come Tom Buchanan, che nel settimo capitolo del Grande Gatsby se ne scola quattro mescolati tutti insieme. «All'inizio tu ti bevi un bicchiere, - dice lo scrittore - poi il bicchiere si beve un bicchiere, poi il bicchiere si beve te».

Per scoprire la seconda parola chiave, bisogna invece volare a Montgomery, in Alabama. È nel 1918, durante un party al Country Club, che Scott allora luogotenente di fanteria incontra Zelda per la prima volta. Tra i due scocca subito la scintilla. Lei ha 18 anni, è bella, trasgressiva e indipendente. Ama ballare, fuma tantissimo ed è sexy. Lui è di quattro anni più grande, e ha un talento immenso per la scrittura. Inizia un corteggiamento spietato. Lui le scrive e la copre di regali. Si sposano il 3 aprile 1920, nella cattedrale di Saint Patrick a New York. Nello stesso anno lo scrittore pubblica Di qua dal paradiso, che lo porta a frequentare gli ambienti più esclusivi della Grande Mela. Sono gli anni ruggenti, quelli delle note di George Gershwin, del charleston e dei party dove l’alcool scola a fiumi (nonostante il proibizionismo). I due sposi non mancano una festa. Sembrano dotati del dono dell’ubiquità, sono onnipresenti. Belli, intellettuali, invidiatissimi, frequentano i migliori ristoranti del Paese e lasciano mance da standing ovation. Volano in Costa Azzurra, fanno il bagno vestiti nelle fontane, giocano al casinò di Montecarlo. Più che una vita, la loro sembra una corsa contro il tempo. Come se avessero la premonizione che non ne avrebbero avuto abbastanza.

Bettmann

Nel ’22 viene pubblicato Belli e dannati, romanzo scritto a immagine e somiglianza della loro vita, vissuta a 200 kmh. Nel 1924, con la figlioletta Scottie e la governante Miss Maddock, lasciano l’America e si trasferiscono in Francia. Prima a Parigi, poi nell’amata Costa Azzurra. In Riviera arrivano in piena estate, con ben diciassette tra valigie, bauli, borse. Alloggiano per qualche tempo al Grimm’s Park Hotel di Hyères, località balneare frequentata anche da Henry James e Rudyard Kipling. Scott sta scrivendo gli ultimi capitoli del Grande Gatsby. Ha bisogno di pace, così decide di affittare una villa a picco sul mare a Saint-Raphaël: Villa Marie in avenue du Pins. Un posto incantato. Mentre lui lavora, Zelda lo tradisce con un pilota, Edouard Josan. Si tratta di una delle tante crisi che attraverserà la coppia. I due traslocano poi a Cap d’Antibes. Frequentano l’Hotel du Cap, uno degli hotel più esclusivi del pianeta terra. «Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, - scrive Scott nel suo Tenera è la notte - sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso…».

Tanto è dolce e serena è la costa francese, tanto aspro e duro è il rapporto fra Zelda e Francis. Le crisi si moltiplicano. Entrambi vivono come su un ottovolante: da un lato organizzano party, dall’altro litigano furiosamente davanti ai presenti. Zelda tenta più volte il suicidio, Francis è ormai un alcolizzato cronico. Il bel mondo si schiera in due fazioni: c’è chi punta il dito su Zelda, colpevole di rovinare Scott, obbligandolo a assecondare ogni suo capriccio; e chi su Scott, accusato di aver portato la moglie alla follia. L’incantesimo sembra spezzato. Nel 1930 a Zelda viene diagnosticata una forma di schizofrenia. La donna viene ricoverata prima in una clinica psichiatrica di Malmaison, fuori Parigi, e poi ad Asheville, nella Carolina del Nord. Scott invece si trasferisce in California e si fidanza con la giornalista inglese Sheilah Graham. Ma non è amore. Marito e moglie continuano a cercarsi, a rincorrersi e ad amarsi. Fanno vite separate ma si telefonano di nascosto («Ti amo e tu mi hai telefonato. Ho camminato su quei fili del telefono per due ore», le dice Scott). E si scrivono lettere bellissime («Non mi dispiacerebbe se, fra qualche anno, Zelda e io potessimo rannicchiarci insieme sotto una pietra in qualche vecchio cimitero»).

Hulton Archive

Francis Scott Fitzgerald morirà a soli 44 anni il 21 dicembre del 1940, ormai consumato dalla tubercolosi e dall’alcol. Sul suo scrittoio ci sono solo i primi cinque capitoli dell’ultimo romanzo, che ha un titolo quasi premonitorio Gli ultimi fuochi. Zelda Sayre scompare otto anni dopo, bruciata nel rogo di una clinica per malattie mentali. In una delle tante lettere inviate al marito la donna aveva scritto: «Come puoi pensare di proposito alla vita senza di me – Se tu dovessi morire – O caro – caro Scott sarebbe come diventare cieca. So anche che lo sarei davvero – non avrei nessuno scopo nella vita – solo una graziosa – decorazione. Non credi che io sia stata fatta apposta per te?…

Voglio che tu mi indossi, come un talismano alla catena dell’orologio o come un fiore all’occhiello davanti al mondo».

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