Un corpicino minuscolo, una voce che scuoteva i cuori, grandi amori leggendari: a quasi 60 anni dalla sua scomparsa Édith Piaf non ha avuto mai una vera erede e forse non l’avrà mai, perché la combinazione di fattori che hanno dato vita al suo personaggio non sono auspicabili. Nata il 17 dicembre del 1915, forse su un marciapiede su cui la madre, artista di strada berbera, era stata colta dalle doglie (leggenda che pare smentita dalle documentazioni di un ospedale), papà normanno contorsionista e nonna materna che ogni tanto le riempiva il biberon di vino rosso convinta che prevenisse le malattie, la piccola Édith Giovanna Gassion è cresciuta per un periodo anche in una casa di tolleranza in cui la nonna paterna era cuoca, prima di cominciare a lavorare nel circo di strada del padre a 7 anni. Per diventare una cantante professionista dovette aspettare di essere scoperta, a 20 anni, dall’impresario Louis Leplée, proprietario di un locale importante a Parigi, sugli Champs-Élysées, Le Gerny, che le diede il soprannome Môme Piaf, “passerotto”, proprio perché tutta quella voce in 147 cm di altezza ricordava il potente cinguettio di cui sono capace quegli insospettabili uccellini.

Ma prima di diventare una star che le celebrità parigine andavano a sentire nei club, Édith Piaf aveva già vissuto più di quanto si possa sopportare in una vita intera, senza aver mai perso il sorriso. A 17 anni aveva avuto una figlia di nome Marcelle dal suo primo amore, un ragazzino di nome Louis Dupont. Per i due anni successivi, vivendo separatamente, si erano passati la bambina l’un l’altra quando le condizioni economiche glielo permettevano, finché la piccola non era morta di meningite mentre era con il padre. Quando il suo pigmalione Leplée è stato assassinato, ha dovuto sopportare di essere inclusa nella lista dei sospettati. Ma nel frattempo contava tra i suoi ammiratori Maurice Chevalier e Jean Cocteau e aveva inciso i primi dischi. Era diventata l’amante del suo nuovo agente, Raymond Asso, ma qualche anno dopo, quando è già una diva affermata, vivrà quello che sarà il più grande amore della sua vita: Marcel Cerdan.

Se Édith Piaf è probabilmente la migliore cantante della storia francese, Marcel Cerdan, della Francia, è stato il più grande pugile. Cresciuto in povertà in Algeria, un pied-noir, come venivano chiamati i francesi del Maghreb, aveva iniziato a boxare a 8 anni e a 18 già debuttava a Casablanca nella categoria dei pesi medi. Iniziò per lui una carriera sfolgorante che lo portò a essere considerato motivo di grande orgoglio nazionale per i francesi. Nel 1947, l'anno di uscita di La vie en rose, sarebbe diventato anche un personaggio da rotocalchi dopo aver conosciuto Édith Piaf durante un pranzo organizzato da amici comuni a New York. Siamo nel dopo guerra, Édith aveva continuato a cantare anche durante l’occupazione di Parigi passando per una collaborazionista dei nazisti. In realtà, stava segretamente aiutando la Resistenza e quando i tedeschi la portavano a cantare nei campi di concentramento, si scattava foto con i prigionieri francesi, le usava per far confezionare documenti falsi e li riportava lei stessa in Germania con il concerto successivo, per favorire la fuga dei suoi connazionali dai lager. Marcel Cerdan era già sposato e aveva tre figli. A Parigi, i due si rividero al Club des 5 in occasione di un concerto di lei. Si rividero ancora per una cena amichevole a New York, un giorno in cui lei si trova lì per cantare e lui per un match al Madison Square Garden, e decisero di cenare insieme. Secondo la leggenda, si fermarono in un pub per mangiare un pastrami, ma la Piaf protestò per la bassa qualità del locale e si spostarono nel miglior ristorante francese di New York. La passione scoppiò quella sera stessa.

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Per Édith era tutto nuovo: a parte il padre di sua figlia, non si era mai innamorata di qualcuno estraneo all’ambiente musicale. I due tenevano nascosta la relazione e trovando poche occasioni per vedersi, si scrivevano molte lettere. Ma ben preso i giornalisti notano la presenza della Piaf agli incontri di Cerdan e quella di lui ai concerti di lei. Édith Piaf fu costretta a convocare una conferenza stampa a casa sua per spiegare che fra lei e il pugile c'era solo una grande amicizia. Ma quando vennero fotografati, nel marzo del 1948, mentre scendono insieme da un volo AirFrance da New York, non le credette più nessuno. Marinette, la moglie di Cerdan che lo attendeva in Marocco, si allarmò e chiese il divorzio. Lui la rassicurò che non avrebbe mai abbandonato la famiglia e la fece trasferire a Parigi con i figli. Dopo un primo accenno di scandalo, la Francia sembrò accettare quella relazione e se possibile, Cerdan diventò ancora più popolare proprio perché aveva rubato il cuore della loro diva più amata. Dal canto suo, lei sembrava portargli fortuna: mentre la loro relazione era in corso, lui vinse il titolo di campione mondiale battendo il campione Tony Zale in 12 round nel Roosevelt Stadium di Jersey City. Prima del match, Édith aveva predetto la vittoria dell'amato interpretando lo strano profumo di rose che sentiva in casa come un presagio inviatole da Santa Teresa, cui la Piaf era molto devota dopo una grazia ricevuta quando stava quasi perdendo la vista da bambina per la cheratite. Per cui, la sera della vittoria, fece trovare al suo amato un tappeto di petali di rosa che andava dall’ascensore all’ingresso dell'appartamento di Park Avenue che dividevano a New York.

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La cantante e il pugile erano felici e innamoratissimi. All'inizio del 1949 comprarono insieme una villa al numero 5 di rue Gambetta 70 a Boulogne-Billancourt. La pagarono diciannove milioni di franchi, un buon prezzo, da un miliardario in bancarotta di nome Gilbert des Crances. In quella casa, insieme alla migliore amica e compositrice Simone Berteaut, Édith scrisse per lui la canzone Hymne à l'amour. Nel giugno del 1949 la cantante seguì ancora Marcel Cerdan a Detroit per assistere all’atteso match contro l’italoamericano Jack LaMotta. Il primo round vandò a LaMotta, il secondo a Cerdan, il terzo pari. Ma a quel punto, mentre era nel suo angolo, Marcel capì di avere la spalla dislocata. Continuò l’incontro con un braccio solo e nonostante ciò, non si lasciò battere prima del decimo round. Édith era in platea e soffriva con lui. Sportivamente, LaMotta gli concesse poi la rivincita, che non si disputerà mai.

Marcel Cerdan ed Édith Piaf tornarono mestamente a Parigi dove lui attese di rimettersi dall’infortunio per riprendere ad allenarsi, in attesa del nuovo match. Pochi giorni prima dell’incontro, lei era a New York per una serie di concerti e gli chiese di raggiungerla: “Prendi l'aereo”, lo implorò, “se prenderai la nave avrò il tempo di morire, mi manchi troppo". Il 28 ottobre del 1949 Marcel Cerdan terminò il suo allenamento e si imbarcò su un volo Air France per New York. Era il Lockheed L-749 Constellation che si schiantò contro il Monte Redondo sull’isola di São Miguel, nelle Azzorre, uccidendo tutti gli undici membri dell'equipaggio e 37 passeggeri a bordo, tra cui, oltre Cerdan, la celebre violinista francese Ginette Neveu. In quel momento, Édith era sul palco. Aveva incaricato il suo assistente Marc Bonel di andare a prendere Cerdan in aeroporto e questi vi si era recato con il produttore Louis Barrier. L’aereo tardava, i due attendevano. Il concerto era ormai finito e la cantante era già a dormire quando in aeroporto arrivò la notizia della tragedia. Dirlo a Édith fu un compito che Bonel non avrebbe mai voluto svolgere.

Édith Piaf
era devastata dal dolore e dal senso di colpa. Passò la notte abbracciata all’amico Louis Barrier. Decise di cantare lo stesso, la sera dopo, stordita dai tranquillanti, per dedicare al suo uomo tutto il repertorio. Aprì lo spettacolo annunciando: "Questa sera canto per Marcel, solo per lui...". Eseguì anche Hymne à l'amour, ma dopo la quinta canzone, mentre cantava Escale, crollò a terra svenuta. Da quel giorno, Édith Piaf cominciò a fare uso di morfina per sopportare il dolore della perdita, al quale si aggiunse quello fisico quando si ammalò di artrite reumatoide. Si tagliò i capelli, accolse nella casa che aveva comprato con Marcel la moglie e i figli di lui. Si affidò a una medium per cercare disperatamente di entrare in contatto con il suo amore, senza ovviamente riuscirvi. Riprovò molte altre volte ad amare: agli inizi degli anni 50 si legò sentimentalmente a Eddie Constantine, che diventerà attore, ma la loro storia finì nello stesso periodo in cui Édith iniziò a subire la serie di incidenti d’auto che ne minarono la salute, i primi dei due con a bordo anche Marcel Cerdan Jr, il figlio del suo amante, uscito illeso. Da convalescente, Édith ebbe due brevi relazioni con due noti ciclisti dell’epoca, André Pousse e Gérardin. Nel 1952 si sposò con l’avvenente cantante Jacques Pills e anche se il matrimonio non andava male, nel 1957 lo lasciò per il chitarrista Jacques Liébrard. Nel 1960 registra Je ne regrette rien, quasi un inno al suo ottimismo mai domato. Poi, ancora, ebbe una relazione con Félix Marten, che aiutò a diventare attore e showman e poi con il giovane compositore italo-greco Georges Moustaki che per lei compose la celebre Milord, per poi abbandonarla quando venne ricoverata a New York per una grave ulcera gastrica. Non era mai sola, i suoi amici fedeli volavano da Parigi per farle compagnia. Poi è stata la volta del pittore americano Douglas Davies, che Édith portò con sé a Parigi dopo l’operazione. Le sue condizioni di salute peggiorarono, dovette fermarsi per un lungo periodo. A una festa le venne presentato Théophanis un giovane pieno di ammirazione per lei che riuscì a colpirne l'attenzione regalandole una bambola vestita in abiti tradizionali greci. Édith si arrese all’amore di quest’uomo più giovane di lei di 21 anni e all’affetto della sua famiglia, accettando persino di sposarlo. Fu il periodo più sereno della sua vita, una vita normale e senza scossoni durante la quale avviò il ragazzo alla carriera di cantante col nome di Théo Sarapo. Era quasi riuscita a trovare la pace dopo la morte di Marcel Cerdan. Fino alla notte del 10 ottobre 1963 quando, mentre si trovava a Grasse da amici, subì la rottura della vena porta epatica a causa dell’abuso di medicine, e se ne andò per sempre a 47 anni, tra le braccia della sua affezionata segretaria Danielle Bonel. Al suo funerale, quattro giorni dopo, a Parigi arrivò una folla come non se ne vedeva dalla liberazione del 1945. Il suo elogio funebre venne scritto dall’amico di sempre Jean Cocteau, che morì anche lui d'infarto poche ore dopo. Édith Piaf riposa da allora nel cimitero monumentale di Père-Lachaise. Le lettere che la chanteuse si era scambiata con Marcel Cerdan, il suo grande amore, sono custodite nella Biblioteca Nazionale Francese, ma le possiamo leggere tutti nel libro Moi pour Toi: Lettres d’amour.