La storia delle First Lady d'America copertina dopo copertina (e scandalo dopo scandalo)

Dall'alcolismo di Betty Ford ai gioielli inopportuni di Melania Trump: tutte le cover famose delle mogli dei presidenti americani che hanno suscitato riflessioni e polemiche.

Una First Lady Usa da collocare nell’occhio del ciclone con ammirazione, svariate polemiche e qualche copertina di giornale di cui parlare molto, nel bene e nel male è un punto fermo. Il mandato di Joe Biden è così pieno di donne che sua moglie non sarà l’unica a sopportare questo onere/onore. Infatti, la vicepresidente Kamala Harris è stata la prima a comparire sulla copertina di Vogue America alla vigilia dell’insediamento, con tutto il pacchetto di approvazione per le sneakers e il look, e le polemiche per il presunto whitewashing della foto. In attesa che una donna venga eletta alla Casa Bianca, alle mogli dei presidenti rimane il compito di fare da apripista di qualcosa – se Michelle Obama è stata la prima afroamericana, Melania Trump è stata la prima First Lady immigrata, – di dare buon esempio in qualsiasi ambito, di diventare icone di stile, qualsiasi esso sia, e di apparire sulle copertine prestandosi a tutte ciò che ne consegue. Intelligentemente, perché se il detto “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna” è ormai polveroso e sessista, per una First Lady forse vale ancora. Quelle copertine, poi, sono destinate a rimanere nella storia e a raccontarcela dall'angolatura femminile di tutte noi. Come queste cinque che hanno fatto la storia.

Betty Ford su People, 26 marzo 1979
Probabilmente Betty Ford è ormai più famosa del marito presidente, il repubblicano Gerald Ford, perché il suo nome viene ripetuto ogni volta che si cita la famosa clinica di rehab a Rancho Mirage, in California, da lei fondata. La cover che People le dedicò nel marzo del 1979 era il simbolo della sua rinascita: Betty Ford, che è scomparsa nel 2011, aveva dichiarato pubblicamente un anno prima di essere dipendente dall'alcol e dai farmaci mentre stava per ricoverarsi al Long Beach Naval Hospital. La First Lady, che aveva 60 anni e aveva già suscitato scandalo per le sue posizioni più vicine a quelle dei Democratici riguardo i diritti civili e l’aborto, ne uscì fuori così bene da voler mostrare a tutti i risultati, e da allora dedicò la sua vita all’attivismo per il recupero di tossicodipendenti e alcolizzati, e a supportare la ricerca contro il cancro al seno.

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Jackie Kennedy su Life, dicembre 1963
Pochi giorni dopo l’attentato in cui perse la vita il presidente John Fitzgerald Kennedy, sua moglie Jacqueline fu la protagonista di una controversa copertina di Life in cui era ritratta durante il funerale, insieme ai figli. La cover suscitò reazioni opposte fra chi si commosse e chi la reputò inopportuna, soprattutto per l’intervista in cui la vedova pareva aver interrotto il silenzio troppo presto. Jackie era devastata per la morte del padre dei suoi figli, ma anche perché tutto ciò per cui era stata cresciuta e “programmata”, ossia sposare un uomo che le avrebbe garantito una posizione invidiabile in società, si era azzerato. Da donna pragmatica quale era, non si perse d’animo: iniziò metodicamente a costruire il mito Kennedy e lo fece convocando il devoto giornalista di Life Theodore H. White proponendogli un’intervista in cui ogni singola parola era pesata e concordata con lui. Insieme, per quell’articolo, coniarono il "mito di Camelot", la metafora con cui l’ormai ex first lady, ispirata dall’omonimo musical teatrale con Richard Burton e Julie Andrews che piaceva molto al presidente, descrisse il marito defunto come una sorta di re Artù circondato da fidati cavalieri impegnati nella lotta contro l'inciviltà. Per pubblicare quell’articolo, il direttore di Life fermò le rotative in attesa che White lo dettasse al telefono, dal Massachusetts, ai redattori, che lo impaginarono a velocità record.

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Melania Trump su Vanity Fair Messico, febbraio 2017
Il mandato presidenziale di Donald Trump sarà ricordato per molte controversie. Ma della prima fra tutte, è stata protagonista sua moglie Melania Knauss che all’indomani dell’insediamento del marito nella Casa Bianca (lei rimase inizialmente a New York) posò per l’edizione messicana di Vanity Fair mentre fingeva di inforchettare dei gioielli al posto di spaghetti. La cover scatenò una valanga di commenti negativi in tutto il mondo, ma soprattutto da parte dei messicani che già erano ostili al nuovo presidente per la promessa in campagna elettorale di alzare muri al confine col Messico. I commentatori internazionali rimasero perplessi per quell’immagine che sembrava uno schiaffo alla povertà e per la quale, probabilmente, Melania aveva posato ingenuamente, senza accorgersi che stava prestandosi a una polemica programmata. Il giorno stesso dell’uscita del giornale, il presidente Trump fece un tweet in cui annunciava che avrebbe imposto al Messico le spese del muro. Qualche spiritoso gli rispose che lo avrebbe pagato con i gioielli usati per il servizio fotografico.

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Hillary Clinton su Time, maggio 1993
Quando Bill Clinton venne eletto presidente degli Stati Uniti nel 1992, nessuno fuori dal paese conosceva sua moglie Hillary. Ben presto fu chiaro che gli americani avevano eletto due presidenti al prezzo di uno, perché quella che sarebbe stata poi la candidata alla presidenza, oltre ai consueti uffici della First Lady nell'Ala Est della Casa Bianca, ottenne un proprio ufficio nell'Ala Ovest ed esercitò un’influenza drastica sulle scelte del marito sia nella composizione del suo gabinetto, sia sulle future decisioni politiche. Fu per questo che il Time, che già le aveva dedicato una copertina durante la campagna elettorale ma con toni più "ancillari", la ripropose in una sorta di potente “cover rettifica” quattro mesi dopo l’insediamento alla White House con il titolo “L’ascesa di una donna, Hillary Rhodam Clinton è la First Lady più potente della storia: qualcosa in contrario?”. Dopo quella bomba atomica, negli anni, il Time ha dedicato altre 17 copertine a Hillary Clinton, che si è dimostrata col tempo molto più scaltra del marito, e la cui ascesa solo Trump è riuscito a fermare.

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Frances Folsom Cleveland, 1885, la prima First Lady sulle cover di tutti i giornali
Quando nel marzo del 1885 il 22esimo presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland si insediò nella Casa Bianca dovette portare con sé la sorella Rose per svolgere i compiti di accoglienza che spettavano a una first lady, perché aveva 47 anni ed era ancora scapolo. Pochi giorni dopo ricevette la visita di un vecchio amico, Oscar Folsom, e di sua figlia, la 21enne studentessa universitaria Frances. Nonostante il futuro presidente avesse regalato ai Folsom la carrozzina per Frances quando era nata, la chiese in moglie poche settimane più tardi. Il loro matrimonio fu un misto fra il gossip, l’ammirazione e un po’ di scandalo per la differenza di età fra i due sposi. Frances, che era molto bella e che detiene ancora oggi il record di First Lady americana più giovane di sempre, diventò popolare e diede vita all’interesse che da quel momento in poi avrebbe circondato le mogli dei presidenti. Durante i due mandati del marito - non consecutivi - conquistò l’elettorato con il suo charme, le sue mise raffinate e la sua brillante cultura che le permetteva di ricevere donne comuni ogni sabato pomeriggio per accoglierne le istanze. Diventò così famosa che si guadagnò per prima le copertine di tutti i giornali dell’epoca, a cominciare da quelle che la raffiguravano al fianco del marito dopo le nozze in cui era solo disegnata, e da quel momento rappresentò un modello di vita e di stile per tutte.

La prima copertina con una First Lady, Frances Cleveland alle sue nozze con il presidente Grover Cleveland
PhotoQuestGetty Images

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