La storia della second daughter Ella Emhoff merita una, due, tre letture

Con la sua partecipazione all'insediamento, la figlia del marito di Kamala Harris è ufficialmente la it girl della politica (che mancava da tempo).

L'arcobaleno dell'Inauguration Day ha colorato la nuova era USA. Il viola di Kamala Harris, il borgogna di Michelle Obama, l'azzurro di Jill Biden, il giallo di Amanda Gorman, il bianco di Jennifer Lopez, il rosso e nero di Lady Gaga: speranze, simbolismi, messaggi politici e sociali affidati ai look. Ma a ribaltare completamente il caleidoscopio la giornata ci ha pensato Ella Emhoff in cappotto Miu Miu colletto bianco e spalle ricamate di cristalli, le falde dell'abito Batsheva oltre l'orlo. Natural tones degli abiti, riccioli domati dal cerchietto nero di Loeffer Randall, occhiali rotondi da ironia intellettuale: giusta coolness alla solennità della giornata, e il suo arrivo alla cerimonia di insediamento ha impennato le ricerche Google. Ma il popolo di Internet l'ha già eletta a nuova reginetta delle gif animate, immortalando la sua doppia alzata di sopracciglia à la Groucho Marx all'arrivo dell'ex vicepresidente Mike Pence. Meme servito.

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Ma chi è Ella Emhoff e perché si parla tanto di lei, merita parole. Classe 1999, è la seconda figlia che il Second Gentleman Douglas Emhoff ha avuto con prima moglie Kerstin Mackin, dopo il maggiore Cole: i nomi derivano da John Coltrane ed Ella Fitzgerald, passione del marito di Kamala Harris. Sarà stata l'influenza battesimale della più grande tra le voci jazz a far crescere the creative child, secondo l'autodefinizione che la 21enne ha dato al New York Times, con una spiccata propensione scat verso le forme d'arte, che l'ha portata a studiare "Textile and apparel" alla Parsons School Of Design a New York specializzandosi in knitwear. Per un motivo molto personale: lavorare a maglia la aiutava a calmare l'ansia. "Ero un po' emo da bambina. Mi piacevano Kandi, i braccialetti da raver, i cartoni animati anni 80 tipo gli Orsetti del cuore. Guardavo tantissimo i Simpson da piccola, sono cresciuta con l'iconografia da cartoon e gli aspetti della pop culture" ha raccontato a Garage in un'intervista.

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Il botto di popolarità dovuto all'elezione di Kamala Harris alla vicepresidenza ha fatto prendere d'assalto il profilo Instagram di Ella Emhoff. Ma lei sembra mantenere il suo personale appeal leggero, cool e naïf al tempo stesso, che non la fa soccombere all'improvvisa fama pubblica. La vita di Ella Emhoff è quella tipica della studentessa living in Brooklyn: studia, gira per locali e mostre, prepara la tesi di laurea (argomento non rivelato), guarda un sacco di serie tv mentre lavora a maglia o all'uncinetto, ascolta musica (ultimamente è molto concentrata sulla disco e il funk), dipinge, si diletta con la ceramica. L'arte la porta anche addosso, tanto che i tatuaggi di Ella Emhoff sono diventati un piccolo caso. Le piacciono handpoked, non ha intenzione di fare la tatuatrice: "Ho iniziato a tatuarmi da sola, con i classici: il nome del cane, un fiorellino. Poi sono passata a qualcosa di più grande, un salmone con un fiore che penzola dalla bocca. È molto divertente". Nella creatività, è lo stile di Ella Emhoff a colpire. Personale, non urlato, lontano dal fashionismo spinto (e spesso malriuscito), è una distinzione da qualunque First Daughter degli ultimi 30 anni. Da Chelsea Clinton alle gemelle Barbara e Jenna Bush, dalle bambine poi teenager Malia e Sasha Obama fino all'incarnazione wasp di Ivanka Trump e parenti, non si era mai più vista una tale effortless coolness nei pressi di Capitol Hill. La ricerca le è costata un bel po', approdarci è stato un percorso lungo: "Per un periodo ho sentito molto la pressione di avere uno stile mio. Mentre lo creavo ho indossato tantissimi abiti pazzi, colorati, di pelliccia. Adesso che sono più matura ho capito quale sia il mio stile, è bello avere questa separazione tra ciò che è la mia energia creativa per il lavoro, e il mio stile con vestiti che sono una sorta di uniforme che va su tutto". Le sue maglie e pantaloni sono coloratissime, vibranti di contrasti pienamente ugly-chic, ma Ella Emhoff ama molto di più indossare neutral e colori pastello. "La mia moodboard è caotica" ammette senza riserve.

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E la vita privata? Anche qui, neutrale: al momento zero partner. "I'm so single" ha raccontato nell'intervista doppia con il fratello su Glamour USA, commentando il rapporto tra Kamala Harris e Doug Emhoff. Che per i due ragazzi è semplicemente Doug, mai dad, la monosillaba è molto simile e anche lui preferisce che si riferiscano a lui con il nome. Kerstin Mackin invece è rigorosamente mom. "Mia mamma è sempre stata il poliziotto cattivo. Mi mettevo nei casini e Doug mi diceva "oh, vuoi un abbraccio?" come se intendesse dire tutto ok. E mia mamma invece "Vattene in camera tua" ha raccontato ridendo al New York Times. Le dinamiche educative sono cambiate con il tempo, e l'ingresso di Kamala Harris nella famiglia allargata ha contribuito alla crescita personale di Ella Emhoff e del fratello Cole. "Abbiamo 20 anni adesso, possiamo prendere delle decisioni per noi. Hanno un'ottima comunicazione tra loro tre, sono come un'unità speciale, una squadra di genitori a tre" ha raccontato al NYT. "È stato bello avere così tante opinioni forti e diverse. Scherziamo sempre sul fatto che, quando portiamo gli amici a casa per la prima volta, vengono puntualmente interrogati. Se non hai un piano decennale dettagliato da presentare in Excel, non puoi sopravvivere alla cena". Un'allusione alla precedente carriera legale della vicepresidente, ex procuratrice distrettuale della California e osso duro nelle interrogazioni pubbliche. Però per Ella Emhoff Kamala Harris è semplicemente Momala: moglie di suo padre, madre acquisita, innamoratissima della sua famiglia allargata. La dolcezza con cui la descrive Ella Emhoff è l'assaggio gentile di una dimensione privata solida e inattaccabile: "A volte mi sembra di imparare a conoscerla adesso come politica, perché ho passato tutto il tempo a conoscerla solo come matrigna". E il pubblico conoscerà lei, la Second Daughter che ha riportato lo stile alla Casa Bianca.

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