Tutta la storia di Meghan Markle era già scritta in un romanzo del 1913

Il New York Times ha puntato il riflettore sulle coincidenze che legano la duchessa di Sussex alla scalata in società dell'eroina di un libro (con risultati "protofemministi").

prince harrys fiancee, us actress meghan markle attends a commonwealth day service at westminster abbey in central london, on march 12, 2018
britains queen elizabeth ii has been the head of the commonwealth throughout her reign organised by the royal commonwealth society, the service is the largest annual inter faith gathering in the united kingdom  afp photo  pool  paul grover        photo credit should read paul groverafp via getty images
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La letteratura dell'800, soprattutto quella filtrata dalla lucida mentalità femminile di autrici come Jane Austen, racconta spesso di come la buona collocazione in società di una donna, al tempo, fosse legata alle aspettative e alle necessità di un uomo. Siamo sicuri che questo non sia ancora così, dopo decenni di lotte per l'emancipazione femminile? La scrittrice Claire Messud, autrice di bestseller come La ragazza che brucia, ha scritto di recente un articolo per il New York Times in cui analizza l’influenza e il retaggio di quei romanzi che permeano ancora l’America di oggi e focalizza in particolare il personaggio di Undine Spragg, paragonandolo a Meghan Markle. Undine è la giovane e bella protagonista di L’usanza del paese, un romanzo della scrittrice Edith Wharton (autrice anche del famoso classicone L’età dell’innocenza, con cui vinse il Pulitzer e da cui nel 1993 è stato tratto anche un film con Michelle Pfeiffer e Daniel Day-Lewis ) che ne racconta la scalata in società dopo il suo arrivo a New York City da un’immaginaria e modesta cittadina dell’Iowa insieme ai genitori, incarnazione dei perfetti nouveau riche.

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Undine Spragg si dà da fare per inserirsi negli ambienti e nei salotti migliori, fa un buon matrimonio e il marito la introduce nell’alta società parigina, al confronto della quale New York le sembra provinciale e noiosa. Ispirandosi in parte alla sua stessa vita, in quanto rampolla di famiglia ricchissima che dopo il divorzio dal marito newyorkese si era trasferita a Parigi, Edith Wharton descrive tutto con l’accuratezza tipica del suo stile ma aggiunge al personaggio un calcolato cinismo che lo rende ancora attuale. “Non è difficile”, dice Claire Messud “trovare esempi contemporanei di tenace arrampicata sociale intorno a noi, che sia a Hollywood o Washington o alle cene di New York, Palm Beach, Dallas o San Francisco”. Messud parla delle donne di origini più umili che circolano in questi ambienti, sposate o fidanzate con uomini ricchi o potenti per le quali “il matrimonio spesso funziona come un business, un investimento attentamente calcolato per il futuro”. Anche Meghan Markle è una emanazione della cultura che questi romanzi hanno impresso nella collettività statunitense? Per l’autrice dell’articolo, pare di sì.

Edith Wharton, autrice del romanzo L’usanza del paese e di L’età dell’Innocenza, con cui vinse il Pulitzer
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Meghan Markle duchessa di Sussex, era un tempo Rachel Meghan Markle di Woodland Hills, in California, l’ambiziosa figlia di un'insegnante di yoga e di un direttore luci, non certo ricchi come i genitori di Undine, ma questo conta poco nel confronto, se rapportato a oggi. Impostando la vita alla ricerca di un apparente trionfo finale, Meghan ha sposato nel 2011 il produttore cinematografico Trevor Engelson da cui ha divorziato dopo tre anni (Claire Messud cita l’aneddoto secondo cui Engelson, alla fine del matrimonio, si sentiva come “qualcosa incastrato sotto la sua scarpa”). Ormai introdotta negli ambienti cinematografici giusti, si è trasferita a Toronto dove girava Suits, e ha iniziato una relazione con il famoso e promettente chef Cory Vitiello. Ma quando nel 2016 la sua strada si è incrociata con quella del principe Harry, Meghan ha lasciato Cory immediatamente. Anche il Megxit avvicina Meghan a Undine Spragg. Il disincanto e la delusione che la protagonista del romanzo prova nei confronti del marito altolocato, dopo tre anni di matrimonio, è paragonabile al disinganno dell’attrice quando si è trovata ad affrontare la vita di corte, così diversa da quella delle favole. Così come Undine Spragg, Meghan ha seguito quella “finzione sociale in cui i costumi attentamente osservati di una particolare società modellano le azioni dei personaggi e la trama”. Ora resta solo da stabilire una cosa, si chiede in sintesi l’autrice dell’articolo: Undine Spragg e Meghan Markle sono “coraggiose e impavide materialiste” che lottano per il diritto alla realizzazione personale usando i mezzi che la società a messo loro a disposizione, icone femministe consapevoli che “giovinezza e bell'aspetto sono una moneta che può essere utilizzata per acquistare una posizione sociale”, o questo tipo di donna è da considerare piena di “sconsiderato egoismo che distrugge tutti e tutto ciò di valore intorno”, e in grado di vedere davanti a sé solo la prossimo vetta socialmente desiderabile? Nel romanzo L’usanza del paese, all’ultima pagina, c'è la parola fine. La storia di Meghan, invece, ha ancora molti capitoli da scrivere.

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