Il giallo delle principesse di Dubai scomparse è giunto (finalmente) a una svolta?

La testimonianza a sorpresa di un personaggio chiave potrebbe far aprire un caso internazionale contro l'emiro sospettato di segregare le due figlie ribelli.

Getty Images

La storia della principessa Latifa scomparsa e di sua sorella, la principessa Shamsa, figlie dell'Emiro di Dubai Mohammed bin Rashid al-Maktoum è un giallo a tinte fosche all'ombra delle avveniristiche costruzioni nell'emirato simbolo del lusso. Ora un nuovo, importante dettaglio si aggiunge alla vicenda rendendola più complessa di una serie tv, ma fornendo probabilmente una svolta importante. Nel 2019 si è cominciato a parlare del sovrano più ricco del mondo e della sua presunta identità di padre-padrone quando l'ultima delle sue mogli, la principessa Haya bint Hussein di Giordania, è fuggita nel Regno Unito e ha cominciato a vuotare il sacco sulle condizioni in cui vivrebbero le donne della sua famiglia. Questo ha riportato l'attenzione, amplificandolo, su un filmato che la principessa Latifa, una delle 14 figlie che l'emiro ha avuto da sei mogli, aveva pubblicato su YouTube e in cui accusava il padre di maltrattamenti, denunciando anche la sparizione della sorella Shamsa che aveva tentato la fuga tempo prima. Latifa ha poi cercato anche lei di fuggire ma è stata riacciuffata dagli incaricati del padre su una nave in territorio indiano. La versione ufficiale è che sia stata salvata da rapitori che chiedevano un riscatto, ma da allora non si era più saputo quasi nulla di lei.

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In oltre due anni sono stati lanciati alcuni appelli dalle associazioni in difesa dei diritti umani (con l'hashtag #freelatifa), ma è sempre sembrato che il dramma di un paio di principesse, in un paese mediorientale dove in fondo le donne devono già considerarsi fortunate se non portano il burqa, non fosse poi così credibile. Gli amici di Latifa hanno però chiesto alle Nazioni Unite di intervenire. Nel 2018 l’allora Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Mary Robinson, presidente della Repubblica Irlandese, chiese di incontrare Latifa a Dubai e venne accontentata. Al tempo, la descrisse semplicemente come una "giovane donna problematica". Oggi quel giudizio è cambiato e Robinson, che posò in una foto con la principessa, ha detto alla BBC di essere stata "orribilmente ingannata" dalla famiglia dell’emiro, rimettendo in discussione tutta la storia. "Sono molto preoccupata per Latifa, le cose sono andate avanti, e quindi penso che si dovrebbe indagare", ha detto Robinson al canale britannico. Un tassello che si aggiunge alle 34 pagine di motivazioni emesse dall’Alta Corte di giustizia inglese esattamente un anno fa, in cui sono riassunti soprusi, intimidazioni, minacce, forse addirittura torture punitive subite dalle figlie – si parla di segregazioni in stanze vuote con un materasso a terra – di cui sarebbe responsabile l'emiro. Inoltre, l’impossibilità per gli amici di comunicare con Latifa sarebbe la prova che le sia stato sequestrato ogni dispositivo collegato a una rete. Tra coloro che erano presenti alla liberazione di Latifa dal presunto rapimento, c’è poi chi ha raccontato di come la principessa non fosse affatto contenta di vedere gli uomini del padre e di come abbia lottato e scalciato, mordendone anche uno al braccio e urlando di lasciarla andare, finché non è stata sedata. Quali conseguenze avrà l'esternazione della ex presidente dell'Irlanda, e soprattutto, la comunità internazionale interverrà mai davvero contro uno dei capi di stato più potenti del mondo, sovrano di Dubai e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti, con cui praticamente ogni paese del mondo ha rapporti delicatissimi?

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