Giuro che mentre parlavo al telefono con Orietta Berti mi è suonato il campanello. No, non era l’amore. Ma il corriere. Vabbè, lascerò andare sia la barca sia i miei desideri romantici. Dicevamo, “oltre 16 milioni di dischi venduti, quattro dischi d’oro, un disco di platino e due d’argento, tournée in tutte le parti del mondo…” no, non state leggendo la biografia di Lady Gaga o Dua Lipa o, boh, Jennifer Lopez. Ma i numeri che ruotano attorno alla vita di Orietta Berti. Ve ne scrivo altri: 77 anni, 55 di carriera, 11 presenze al Festival di Sanremo. 11+1. Quella di quest’anno. Tra i Big in gara in occasione della 71esima edizione della kermesse dedicata alla musica italiana, e dopo 29 anni di assenza dal palco fiorito, Orietta Berti presenterà al #Sanremo71 la nuova canzone Quando ti sei innamorato (“Potrebbe essere la storia di ciascuno di noi, innamorati di un unico grande amore: sicuramente la mia”) che sarà contenuta in uno speciale cofanetto best of che uscirà dopo il Festival, contenente le canzoni più belle dell'"usignolo di Cavriago".

“Sul Palco del Teatro Ariston vado a rappresentare una generazione. Vado a portare la bandiera per tanti colleghi e colleghe. Sanremo arriva al momento giusto: la grande occasione di cantare dal vivo e con una grande orchestra che in questo digiuno forzato diventa ancora più importante. È sempre un palco importante, ma quest’anno, per chi come me soffre per non aver potuto cantare, è un paradiso. Sarà un’edizione storica, importante e di rinascita”.

ph Stefano Pilli

Non saliva su quel palco da 29 anni, che effetto fa tornare?
Emozionante, tutte le volte.

Ho 30 anni, ho letto la sua biografia infinita, e mi sento già di non aver combinato nulla nella vita…
Ma non dire stupidaggini!

Cosa è successo nella sua vita in tutti questi anni?
Prima di tutto, dalla mia infanzia ad adesso, l’Italia è cambiata molto, specialmente dal punto di vista della “genuinità delle persone”. Anni fa, fra gli esseri umani si sentiva una solidarietà e una generosità che oggi è sparita, ognuno va per conto suo, fa quello che vuole senza pensare a come potrebbero stare gli altri, c’è molto egoismo. Anche e soprattutto nell’ambiente musicale. Una volta per farti conoscere al grande pubblico dovevi farti amico qualcuno che lavorava per una casa discografica, poi provare a farti fare un provino dal direttore artistico, adesso chiunque può mettere un video su internet e fare successo. Pensa a quando ero giovane, ero una semplice ragazza di provincia che anche se vinceva un concorso canoro poi dove andava? Che faceva?

E cosa direbbe oggi a una ragazza di provincia con il sogno di fare la cantante?
Adesso non c’è più bisogno di dare consigli a nessuno. I giovani ormai sono più preparati, sfrontati, audaci, sicuri di sé, vogliono il successo a tutti i costi e si preparano nei minimi particolari per ottenerlo. Calcolano tutto, provano allo specchio le mosse che faranno sul palco o per un video da pubblicare su internet. Noi in passato avevamo paura di qualsiasi cosa, salire su un palco poteva segnare la fine o l’inizio di un’intera carriera.

Allora quale consiglio vorrebbe ascoltare da loro?
Vorrei imparare il coraggio di affrontare qualsiasi cosa. Moltissimi ragazzi si mettono in rete e fanno tutto da soli, non hanno bisogno di produttori o autori, fanno tutto loro. Oggi non ci sarebbe più bisogno di quelle squadre di autori o produttori che c’erano una volta attorno a un artista.

ph Stefano Pilli

A Sanremo presenta la canzone Quando ti sei innamorato. Orietta, Orietta, posso farle una domanda da Posta del Cuore?
Certo.

Come faccio a capire se sono innamorata?
Lo spiego appunto nella canzone La senti e già lo sai che brucia dentro / Come una fiamma ormai ti lascia il segno / Quando mi guardi tu so quello che vorrei… È un sentimento che nasce all’improvviso, lo senti quando lui ti guarda, e ti senti un fiume in piena. L’innamoramento poi si trasforma in passione e dopo la passione arriva l’amore per la vita intera.

Non si fa altro che parlare del suo outfit, la conchiglia-pelliccia disegnata per lei da Giuliano Calza di GCDS…
Da tanti anni conosco Nicolò Cerioni, stylist mio ma anche di Achille Lauro, e lui sa perfettamente come mi deve vestire. Mi piacciono i look classici ma eleganti, pantalone e casacca, il mio preferito da anni, ma mi piace anche osare. La conchiglia con il mio nome sulla schiena era stata pensata per il red carpet che però non si farà, vedremo…

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Come è riuscita a tenere viva la sua popolarità per 55 anni?
Con un po’ di fortuna, perseveranza, fedeltà al mio pubblico. Non mi ha mai aiutata nessuno, non ho mai avuto né aiuti politici né di lenzuola. Tutto quello che ho me lo sono costruita da sola, insieme all’affetto del pubblico che mi ha sempre votato, seguito o rispettato fin dall’inizio. Non c’è orgoglio più grande del sapere che ci sono generazioni intere che mi amano, dalla nonna alla madre al figlio. Spesso ai concerti vedo famiglie al completo che cantano le mie canzoni, una gioia grande.

Penso a Sanremo, penso alla morte di Luigi Tenco. Prima di togliersi la vita, lasciò un biglietto con scritto “Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale”. Lei era la cantante di Io tu e le rose. Come la prese? A oggi, 50 anni dopo, quanto ci ha pensato?
È stata una tragedia che ha fortemente colpito la mia vita, per certi versi ancora oggi. Quando successe, io ero in camera d’albergo, mi chiamò il fratello di Tenco dicendo “Signora, quel biglietto non l’ha scritto Luigi, stia tranquilla, quella non è la sua calligrafia. Qualcuno ha organizzato una messinscena!”. Una teoria che mi confermò anche Sandro Ciotti, molto amico di Tenco, che mi disse “Orietta, si figuri se Luigi si metteva a scrivere un biglietto contro di lei… E poi ci sono tre errori di ortografia che lui non avrebbe mai commesso!”. Quando la stampa mi chiese cosa ne pensassi, io risposi “L’avete ucciso voi. Avete preferito la rivoluzione alla sua canzone. Adesso invece piangete e fate finta di compatirlo”. Insomma, è stato un brutto momento, ne ho subìto le conseguenze. Adesso so che è stato riaperto il caso, spero che la verità venga a galla.

ph Stefano Pilli

Fin che la barca va lasciala andare. Fin che la barca va tu non remare. Fin che la barca stai a guardare. È una canzone contro l’impulsività?
Oh mamma mia, questa canzone è sempre stata oggetto di critiche. Invece, la gente di cultura o professori di università hanno sempre detto che era un testo geniale, proprio perché rispecchiava esattamente il comportamento del popolo italiano: vuole tutto ma non fa niente per ottenerlo. Non puoi avere quello che non puoi avere, se desideri troppo rispetto alle tue capacità, alla fine non ti realizzi e sarai sempre stressato. Non è una canzone qualunquista, che segue la filosofia del “mi accontento”, ma invece supporta la filosofia del “devi vedere fino a dove vanno i tuoi meriti e esserne consapevole”. Non puoi voler essere Gianni Agnelli se sai che non potrai esserlo. Non si possono avere 20 uomini uno dopo l’altro solo perché così sei felice, bisogna darsi una regolata.

Dicono che il suo duetto nella serata delle cover sia il momento più “women power” del Festival.
Mi esibirò insieme alla girl band Le Deva, canteremo Io che amo solo te di Sergio Endrigo. Sono molto brave, spero che la gente le noti.

Tra bandiere rosse e acquasantiere titola il suo nuovo libro. Com’è nata l’idea di pubblicare un’autobiografia?
Un giorno mi telefona la Zanicchi e mi dice “Ho appena fatto un’autobiografia con la Rizzoli, perché non la fai anche tu?”. Mi ha messo la pulce nell’orecchio. Ero impegnata, avevo un po’ di giri da fare in tutta Italia, ma poi è arrivato il lockdown e allora ho pensato che avrei avuto tempo da dedicare a un progetto così speciale. Lo abbiamo scritto praticamente tutto tramite computer, una riunione in video dopo l’altra. Io raccontavo aneddoti, esperienze, la mia vita, insomma, e un team di autori bravissimi metteva insieme i pezzi. Speriamo di poter organizzare dei firmacopie quando la pandemia finirà.

Quali sono gli aneddoti più belli che leggeremo?
Quelli sulla mia infanzia in Emilia Romagna, la terra dalla perenne atmosfera alla Peppone e Don Camillo. Ho trascorso una gioventù in famiglia bellissima, mia mamma era attivista del Partito Comunista, mio padre era un religioso, avevamo la casa sempre piena di sacerdoti. Ho cominciato a fare questo lavoro in un ambiente un po’ particolare, ecco!

Lei che ha avuto tutto, o quasi, cosa si aspetta da questo Sanremo?
Sarà sicuramente un Sanremo unico, rimarrà nella storia. Rispetto agli altri anni, non c’è nessuno, dalle strade agli hotel, sembra tutto spento e silenzioso. Ma porteremo noi un po’ di vita! E poi ormai ho fatto tanta pubblicità, ho detto a tutti che uscirà il mio cofanetto e un nuovo videoclip.

Mi svela come sarà il video?
Molto moderno, pieno di effetti speciali. All’inizio ci sono solo io con i riflettori puntati addosso, poi la scena si riempie di tanti effetti speciali. Un video classico, naturalmente, con grandi colonne di marmo a impreziosire la scenografia.

Cosa canta sotto la doccia?
A volte musica sudamericana, a volte italiana, dipende di che umore sono.

E in macchina?
Se sono con mio figlio maggiore ascoltiamo rock, il minore ama molto la musica spagnola. Fosse per mio marito, invece, dovremmo sempre ascoltare Frank Sinatra…

A proposito, come sta il signor Osvaldo? È lì con lei?
No, purtroppo è a casa. Mi seguirà da lontano, ma mi seguirà, come sempre.