“Ero completamente inconsapevole, nessuno si aspettava niente da me, fino a una settimana prima facevo l’estetista”. Quando Arisa sale sul palco dell’Ariston per la prima volta è il 2009, una manciata di giorni dopo vincerà la categoria Nuove Proposte con Sincerità, una manciata di anni dopo si ritroverà a spolverare una mensola di casa a Milano con quattro dischi di platino e due di oro appoggiati su, sei album in studio, un ep e due raccolte, una nuova vittoria al festival nella categoria Campioni con Controvento. Dodici anni dopo eccoci di nuovo, ancora, inevitabilmente, qui, a Sanremo 2021. In gara alla 71esima edizione della kermesse devota alla canzone italiana, la cantantessa - al secolo Rosalba Pippa - presenta la canzone Potevi fare di più, scritta per lei da Gigi D’Alessio. “Parla di un momento di liberazione da una relazione tossica. Racconta la storia di una donna che cerca la forza di dire basta a un amore che si è spento e ai continui tentativi di tenerlo in piedi”, ci aveva raccontato a un mese dall’inizio dei giochi sanremesi. “È un messaggio di forza alle donne, e non solo alle donne, a tutti quelli che tentano di salvarsi”. Le faccio qualche domanda poche ore prima della terza serata di #Sanremo71, quella dedicata ai duetti e alle cover, Arisa si esibirà insieme a Michele Bravi cantando Quando di Pino Daniele.

L’ultima volta che ti sei detta potevi fare di più?
Ma tutti i giorni! Secondo me è importante dirsi questa cosa perché monitorare il proprio atteggiamento e comportamento giornalmente fa sì che ci avviamo verso una crescita. Credo sia fondamentale riuscire ad avere coscienza di se stessi e cercare di fare sempre meglio. Non paragonandosi gli altri, ma rispetto a quello che siamo noi. Non superare gli altri, superare noi stessi.

L’hai mai detto a qualcuno, ehi, potevi fare di più?
Mmmm io non sono una persona molto rinfacciona. Se qualcuno fa o non fa qualcosa, per o contro di noi, è perché semplicemente sente di farlo. A me non va né di cambiare le persone né di chiedere qualcosa agli altri. Penso che i comportamenti fra esseri umani debbano essere abbastanza naturali, a meno che non ci sia un rapporto di lavoro. Ma se parliamo di sentimenti, io quando non mi trovo bene con una persona tendo a mollare il colpo.

Arisa sul palco dell’Ariston indossa uno smoking rosso firmato Maison Martin Margiela
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A proposito, che rapporto avresti voluto avere con Pino Daniele?
Avrei voluto prima di tutto conoscerlo, per non parlare poi di lavorarci insieme… Ma aldilà di questo, avrei voluto ascoltarlo, stargli vicino per osservarlo e imparare tutto da lui, a livello artistico e soprattutto personale. Come con Franco Battiato, lo ascolterei per ore.

Come mai proprio Quando?
È un pezzo molto importante per la mia storia personale, un brano che mi ha accompagnato nel passaggio da bambina a adulta. Quando venne pubblicato, nel ’91, avevo 9 anni, era il momento in cui mi staccavo dall’età infantile e mi avvicinavo all’adolescenza, e cominciavo ad avere la passione per le voci e la musica. Mi volevo distaccare da quello che ascoltavano i miei genitori, la musica napoletana classica, ma allo stesso tempo volevo “sentirmi a casa” negli ascolti che facevo. Pino con questa canzone mi ha aperto il cuore, ho iniziato con lui a cantare e a capire quanto la musica fosse importante per me.

Che mi dici del tuo cavaliere, Michele Bravi?
Ha una vocalità molto molto particolare, bellissima, unica, che gioca molto sulla profondità. Quando è un brano che non va urlato o stravolto, ma va interpretato con l’anima che hai. E l’anima di Michele mi piace molto. Quindi secondo me il nostro connubio sarà di grande impatto, poi non so se piacerà ma, almeno per me, è molto efficace.

Cosa vuol dire efficace per te?
Che possa varcare i confini dell’Ariston e arrivare direttamente nei cuori delle persone, che ci faccia ricordare un grande artista della musica italiana. Pino è riuscito a unire le sue radici alla sua passione per il blues. Era “radice e volo” allo stesso tempo. Quello che vorrei arrivasse, prendendo ispirazione dalla sua vita, è che si può essere fortemente moderni rimanendo se stessi.

Arisa durante la prima serata di #Sanremo71
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Com’è stato salire sul palco per prima per la prima serata di Sanremo?
Un onore. Mi hanno reputato la più veterana, quella che poteva rompere il ghiaccio più facilmente, mi sono sentita come se mi avessero ritenuta una professionista. Cosa che sinceramente sono. Perché aldilà dell’essere “Arisa”, io canto da quando ho tre anni e mezzo, ho fatto concorsi su concorsi. Quindi onestamente, piaccia o non piaccia, che io sappia qualcosa di questo lavoro è assodato. E poi mi sono sentita come al ballo delle debuttanti, un po’ sola ma molto eccitata, come sul viale della festa.

In molti qua fuori ti reputano l’interprete perfetta della musica italiana contemporanea, dai una canzone qualsiasi ad Arisa e lei la renderà sublime… Senti un bel peso sulle spalle?
Sono grata, sono grata, sono grata. È una bellissima cosa che le persone pensino bene di te, perché di solito si ha sempre la tendenza a pensare male. Quindi per me che non sono “una figlia di”, sono una persona normale che ha raggiunto dei traguardi, non può che essere un grande dono, un grande onore. Io e tutta la mia famiglia, ci commuoviamo tantissimo quando ci fanno dei complimenti.

La cover da popstar che vorresti cantare se ci fosse una serata matta a Sanremo?
(Inizia a cantare il ritornello di I kissed a girl di Katy Perry)

Come ti sentirai quando torneremo a fare/andare ai concerti?
Penso che mi sentirò come se fossi ai Grammy, come se debuttassi per la prima volta, penso mi sentirò morire, meravigliosamente. È assurdo come il proibito sia diventato una necessità. Prima della pandemia era più facile ignorarsi, non voler avere contatti, tirarsela un po’, ma adesso questo Covid ci ha fatto venire una voglia di amore e di amare che è incredibile. Spero si possa tornare presto a condividere la nostra vita in maniera naturale e semplice com’era una volta. E, soprattutto, senza disprezzare ma apprezzare.