A Hollywood sta scoppiando un nuovo scandalo Weinstein?

Un altro produttore da Oscar, Scott Rudin, è nei guai come il suo collega caduto in disgrazia a colpi di accuse nel 2017.

harvey weinstein scott rudin
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Miranda Priestly esiste ma è un uomo e fa il produttore. A Hollywood - stavolta anche Broadway -, è scoppiato uno scandalo che promette di ricalcare quello di Harvey Weinstein anche perché riguarda un suo collega e amico. Sulla graticola, stavolta, c’è Scott Rudin, produttore di grandi film, anche da nomination e vittorie alla cerimonia degli Oscar, come Non è un paese per vecchi, The Social Network, The Hours, ma anche Zoolander, Il club delle prime mogli, e otto dei film di Wes Anderson. Questa volta non si tratta di abusi sessuali, ma del modo in cui Rudin si comportava con i suoi sottoposti, qualcosa che a loro detta rasentava il terrore tanto che la stampa americana, oggi, si riferisce a lui con la definizione che ne hanno dato gli accusatori, ovvero “Absolute Monster”. I capi sono spesso persone insopportabili, inutile negarlo. Ma cosa faceva di così terribile Scott Rudin per far scoppiare una nuova rivolta nei livelli di base dello show business? Hollywood Reporter racconta uno dei tanti episodi che lo incriminano e che risale al giorno di Halloween del 2012. Rudin era infuriato perché uno dei suoi assistenti non era riuscito a prenotargli un volo last-minute per un viaggio urgente e improvviso. Alle scuse del dipendente avrebbe risposto sollevando e spaccandogli il monitor del computer su una mano. Secondo i testimoni, mentre la vittima sanguinante veniva soccorsa, lui chiamava il suo avvocato per tutelarsi da ciò che aveva appena fatto.

Scott Rudin con Nicole Kidman, Julianne Moore e Meryl Streep, ritira il Golden Globe per The Hours (2003).
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A parte il divertente paradosso che in uno dei film che ha prodotto Rudin, The Hours, una delle protagoniste sia proprio Meryl Streep che in Il diavolo veste Prada interpreta l’insopportabile direttrice Miranda, pare che questi comportamenti da parte del famoso e stimato produttore di Hollywood, e di musical importanti a Broadway, vadano avanti da decenni e che nessuno abbia mai emesso un flebile lamento pubblico anche se nel corso della sua carriera ha licenziato, o è stato abbandonato, da ben 119 assistenti. Come è accaduto anche per le donne del #metoo, qualcuno sta cominciando a biasimare “perché solo ora?”. Il fatto è che forse, non tutto è andato perso, proprio del #metoo, ma lo si nota solo strada facendo. Da quando Harvey Weinstein è caduto in disgrazia nel 2017 a colpi di accuse di ricatti sessuali ai danni delle attrici, la consapevolezza dei propri diritti nel mondo del lavoro si è amplificata. Oggi, come fa notare ancora Hollywood Reporter “i comportamenti tossici comprendono tutto, dal razzismo alle micro aggressioni più lievi”, e non si tollerano più ambienti di lavoro intrisi di bullismo come quello di Ellen DeGeneres, o si può biasimare apertamente Simon Cowell che, si è scoperto da rivelazioni dei suoi collaboratori, costringe chi lavora con lui a respirare il fumo delle sue sigarette al chiuso.

Scott Rudin e i fratelli Cohen ritirano l’Oscar per "Non è un paese per vecchi" (2008)
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Soprattutto, ora nessuno è intoccabile. Di Scott Rudin, fino a poco fa si diceva come un complimento, che era “l’uomo più temuto in città”, e nel 2005 un articolo del Wall Street Journal ne lodava persino i feroci metodi di gestione del personale, tanto che veniva soprannominato fieramente Boss-zilla. Oggi, a distanza di 16 anni, Rudin è costretto a scusarsi "per il dolore che i miei comportamenti hanno causato", e fa un passo indietro ritirandosi dalle nuove produzioni che stava per iniziare a Broadway, come per coprirsi il capo di cenere. Memore dell’esperienza di Weinstein, è evidente che Rudin si stia muovendo con un filo di saggezza diplomatica in più per evitare guai più grossi, tanto da aver promesso di lavorare per migliorare il suo comportamento futuro con i collaboratori. Una ricerca del 2020 dimostrava che le donne dell'industria cinematografica, negli Usa, sono ancora soggette a bullismo e molestie, e siamo ben lontani dalla soluzione in tutto il mondo. Ma se questa vicenda coinvolge anche gli uomini si tratta comunque di una vittoria del #metoo, è necessario ammetterlo. Soprattutto, è un esempio del concetto, per alcuni troppo astratto fino alla prova tangibile, che i diritti viaggiano in un pacchetto unico e quando se ne difende e conquista uno, poi si conquistano tutti. Uno per volta.

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