L'abito a fiori della principessa Diana che svelava i suoi segreti nel 1989

Ancora una volta alla fine degli anni 80, Lady D scelse il linguaggio silenzioso dei suoi look per dire al marito tutto ciò che non poteva esprimere a voce.

Sottile come lo stelo di un fiore, sorridente e luminosa anche se oggi sappiamo che il suo cuore era una nuvola prima del temporale: la principessa Diana che fa il suo ingresso alla Royal Opera House di Covent Garden con il suo abito senza spalline stampato a pervinche, è una visione celestiale. Stringe al petto un mazzo di rose bianche, ma non bastano a nasconderne la magrezza. Al tempo nessuno ha pensato che la linea un po’ troppo da top model potesse essere segnale di un disagio segreto, neanche confrontando le foto dell’anno passato in cui indossa lo stesso vestito. È il 1989 e l’agenda della 27enne principessa è satura di impegni, a partire dal suo primo viaggio ufficiale da sola negli Stati Uniti, tre giorni a New York City durante i quali è sembrata però molto a suo agio tra cocktail party, serate di gala, aste di beneficenza e incontri con la gente comune. Ufficialmente, Diana si muove senza il marito perché ha ormai acquisito una certa sicurezza nel gestire gli impegni da membro senior della Corona.

Diana con l’abito a fiori di Carherine Walker nel 1989
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Nella realtà, lei e il principe di Galles colgono ogni occasione per stare lontani e come oggi i biografi reali rimarcano spesso, il 1989 è un anno molto critico per il matrimonio dell’erede al trono e della giovane Spencer, quello in cui alla festa di compleanno di Annabelle Shand, la sorella di Camilla Parker Bowels, Diana affronta l’amante di suo marito e le fa una scenata. In questa occasione, però, l’assenza di Carlo ha un significato particolare. La Royal Opera House di Covent Garden è dove nel dicembre del 1985 Diana, credendo di fare un regalo di compleanno tardivo al marito (che è nato il 14 novembre) era salita sul palco a sorpresa e si era esibita in un balletto sulle note di Uptown Girl di Billy Joel. Lui ne era rimasto inorridito, l’aveva considerata una violazione volgare all’etichetta reale e l’aveva rimproverata. Per evitare altri scherzi, Carlo evitava come la peste di tornare lì dentro insieme a lei. Per uno scherzo del destino, o forse la principessa si trovava lì apposta, quella sera in cui Diana è sola e col cuore infranto, va in scena il balletto di Romeo e Giulietta. Diana è nella fase evolutiva che la porterà, piano piano, al divorzio, ma per il momento sembra ancora una futura regina.

Quell’abito favoloso in satin stampato a fiori blu che le lascia le spalle e una delle gambe scoperte, con il corpetto arricciato e la gonna che gioca fra lunghezze e tagli destrutturati è stato disegnato dalla sua stilista di fiducia Catherine Walker e fa parte del guardaroba della “nuova Diana”, quella che non si lascia più ingoffare dagli abiti scelti dalla sarta della regina Elisabetta. Il blu è il colore preferito di Diana, è blu il suo mascara, è blu lo zaffiro, la pietra che ama di più e che non si fa mancare nemmeno in questa occasione. Come sappiamo, Diana era molto silenziosa e con i vestiti e i gioielli diceva a suo marito tutto quello che a voce non le lasciava dire, perché lui liquidava tutte le sue lamentele voltandole le spalle e andando via seccato. Quell’abito, Diana lo aveva indossato già in Australia l’anno prima, in un viaggio durante il quale lei e Carlo sembravano aver deposto le armi per un po’, almeno così pareva dalle immagini di loro due che ballano in un gala a Melbourne e che avevano fatto il giro del mondo.

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Ma anche i suoi gioielli parlavano al principe. Diana indossava la parure di zaffiri e diamanti disegnata da Asprey, composta dal ciondolo con un enorme zaffiro birmano incastonato fra baguette appeso alla sottile collana di diamanti, gli orecchini, l’anello, il bracciale a due file di diamanti taglio brillante e l’orologio da polso con il cinturino di zaffiri ovali incastonati in grappoli di diamanti. Per Diana quella parure era particolarmente importante perché si trattava di un regalo di nozze. Gliel’aveva mandata il principe ereditario dell'Arabia Saudita in quel magico 1981 in cui era la ragazza più invidiata del pianeta e in cui credeva che stesse per diventare anche la più felice di sempre. Quel giorno, invece, mentre assiste da sola alla storia d’amore più triste di sempre, tutto su ciò che indossa è un’invocazione a suo marito di ricordare il passato. Ma che come sappiamo, non funzionò.

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