È morta Raffaella Carrà, e adesso la "fiesta" è finita

L'addio inaspettato alla diva più grande delle tv italiana (e oltre).

Raffaella Carrà è morta, una frase che chiunque avrebbe voluto leggere più tardi possibile, uno shock che ha stordito almeno tre generazioni di spettatori in Italia e nel mondo, soprattutto in Sudamerica, perché completamente inaspettata, senza alcun preavviso. Raffaella Carrà era una delle donne con più visibilità di sempre, eppure riusciva a tenere nascosta la sua vita privata con una cura che adesso dà alla notizia quell'effetto assordante che solo il silenzio può avere. Raffaella per antonomasia, ballerina, attrice, conduttrice, icona gay che una canzone di Tiziano Ferro celebra con devozione, donna senza scandali che ha dedicato la sua vita alla carriera, era nata il 19 giugno 1943 a Bologna e su quella sua città di nascita, quando era giovane e ballava con il pancino scoperto, ci scherzavano con ammirazione i comici dicendo che il suo ombelico era attraente come un tortellino. Il vero nome era Raffaella Pelloni, papà gestore di un bar a Bellaria, e mamma siciliana, una coppia che si separò poco dopo la sua nascita. Appassionata di tv, si trasferì a Roma giovanissima per studiare all'Accademia Nazionale di Danza. Non è mai stata un'improvvisata: si diplomò al Centro Sperimentale di Cinematografia e per tutta la vita ha sempre lavorato nel modo più professionale che si dovrebbe sempre aspettare da un'artista. La sua carriera è iniziata al cinema, ha recitato anche per Mario Monicelli e fra i suoi partner sul set ha avuto anche Frank Sinatra. Negli anni 60 cambiò il cognome in Carrà, come quello del pittore Carlo Carrà, consigliata da un regista appassionato d'arte. Ma è stato in tv che il talento di Raffaella Carrà è esploso ed è diventata un personaggio ineguagliabile: da Canzonissima a Milleluci, da Pronto Raffaella fino a The Voice Of Italy in cui era affiancata da Emis Killa, Max Pezzali e Dolcenera. Ha cantato decine di canzoni tormentone, dal leggendario Tuca Tuca col balletto, Ma che musica maestro, Rumore, Ballo Ballo, Fiesta, Tanti Auguri, e A far l'amore comincia tu che Paolo Sorrentino aveva usato nel film Oscar La Grande Bellezza nel remix di Bob Sinclair. Si dice sempre, in questi casi, che si è chiusa un epoca, ma con Raffaella Carrà se ne chiudono almeno tre, sicuramente di più. I raggianti anni 60, i 70 con le sue tutine a zampa d'elefante, gli 80 con il numero dei fagioli nel barattolo da indovinare. Oggi siamo tutti un po' meno giovani.

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