"Non smetteremo di scrivere ruoli femminili forti" Sveva Alviti

Intervista alla co-protagonista di Entre Les Vagues di Anais Volpe in competizione alla Quinzaine del Realisateurs al Festival di Cannes 2021.

cannes, france   july 13 sveva alviti attends the "titane" screening during the 74th annual cannes film festival on july 13, 2021 in cannes, france photo by lionel hahngetty images
Lionel HahnGetty Images

“L’arte è la base della vita. Ti può veramente dare la possibilità di trasmettere messaggi molto forti, per esempio che l’unione delle donne fa la forza, che le donne non sono per forza sempre in difficoltà o che non sono per forza sempre in competizione fra loro. È per questo che non smetteremo di scrivere e interpretare personaggi femminili forti. Soprattutto in questo momento storico in cui tutti abbiamo resistito e lottato tanto per ritornare a fare il nostro lavoro, il mondo deve farsi trovare pronto e senza paura delle donne forti, ci siamo, vogliamo fare e crediamo nella settima arte”. Lo chiameremo il manifesto di Sveva Alviti al Festival di Cannes 2021, lo chiameremo il soliloquio potentissimo di un’artista che dosa presenze e assenze e parole, con sensibilità diretta e gentile. “La sensibilità non è un difetto, se usata in positivo o trasformata in compassione verso l’altro, è il più grande dono che possiamo avere. Un regista deve essere sensibile, deve saper ascoltare, deve capire l’emozione che il suo attore vuole comunicare”, ci racconta, nel giorno del suo compleanno (!) che è anche il giorno di debutto alla 74esima edizione della kermesse francese del film Entre les Vagues (The Brave) di Anais Volpe, in cui recita nel ruolo di co-protagonista. “È la storia di due migliori amiche Alma e Margot, che oltre a condividere i loro momenti di vita quotidiana, hanno anche lo stesso sogno di una carriera di successo sul palco. Anais ha voluto esplorare il tema dell’amicizia tra due eroine moderne che affrontano coraggiosamente le avversità, in un dramma selvaggio e profondamente toccante in cui le strade di Parigi sono illuminate dal direttore della fotografia di Good Time, Sean Price Williams”, commenta a proposito del film in competizione alla Quinzaine del Realisateurs 2021. “Lo abbiamo girato in una Parigi drammatica, molto giusta per la storia che si racconta, e in un piccolo teatro di una banlieue, una scenografia silenziosa ma presente. Io interpreto Kristin, una regista molto famosa, una donna forte, concreta con l’obiettivo di realizzare uno spettacolo al meglio delle sue capacità. Nel suo ruolo traspare una grande umanità, trasmette energia ma allo stesso tempo mantiene sempre la calma”.

ph Fabrizio Cestari

“Io mi rivedo molto in questo personaggio. Se durante le riprese di Dalida la mia vita assomigliava alla sua, eravamo entrambe fragili, ingenue, complicate nei rapporti umani, oggi invece sono cresciuta, so il fatto mio, come Kristin. Infatti penso che questo ruolo non sia arrivato a caso, mi piace vederlo come un segno”, continua l’attrice dal curriculum che assomiglia a un libro pop-up. Un’adolescenza da promettente tennista, un contratto da modella, molti passi a Broadway e un presente nel grande cinema (ha lavorato con Glenn Close, Alec Baldwin e Giancarlo Giannini, Gerard Depardieu, Jean Claude Van Damme e Micheal Madsen…), una nomination come “miglior attrice emergente” ai Cesar 2018 per Dalida, il biopic di Lisa Azuelos dedicato alla celebre icona francese, e un futuro ancora tutto da scrivere, letteralmente. “Girare Entre les Vagues mi ha permesso di avere un rapporto carnale platonico, ça va sans dire, con gli attori attorno al mio personaggio, mi ha fatto vedere una Sveva che dirige e che non è diretta, una Sveva che deve scegliere per la vita degli altri, una cosa che non è mai successa nella mia vita dal punto di vista professionale, dal modelling alla recitazione sono sempre stata scelta dagli altri. Adesso vorrei trovare la mia forza, vorrei creare dei progetti che mi permettano di scegliere, di prendere decisioni attive”.

Sveva Alviti arriva a Cannes sul red carpet del film Titane in abito Stella McCartney, gioielli Bvlgari, Hair&Makeup Cotril
Kate GreenGetty Images

“Nel mio lavoro sono una che si prepara tantissimo. Ho bisogno di analizzare il personaggio, di capirlo in tutte le sue sfumature, devo digerirlo a 360 gradi prima di interpretarlo. È un lavoro di solitudine, sì, ma solitudine creativa. E in questo lo sport o la carriera da modella mi ha molto aiutato, sono lavori complicati e delicati, devi avere una testa molto forte, sei da sola con te stessa, se vinci o sbagli dipende solo da te. Nel tennis puoi perdere in cinque secondi, nel mondo della moda puoi sentirti molto sola, invece è proprio grazie a questo che alla fine ti apri al mondo, scatta un click nella tua testa e ti sblocchi, sei pronta a incontrare e condividere la tua vita con le persone, anche le più diverse”, spiega l’attrice legata da qualche anno con Anthony Delon, “figlio di” sapete già chi. “Nella vita ci vuole dedizione, impegno e costanza, soprattutto in quella professionale, senza nessuna di questa virtù, che si devono coltivare, non si va da nessuna parte”, virtù condivise che sembra siano state le chiavi di (s)volta sul set del film di Anais Volpe. “Ci siamo subito capite io e Anais ma anche con tutte le altre attrici, tutte donne. È il bello di lavorare a film indipendenti, d’esordio, d’autore, perché il contatto umano c’è, è vero, e lo hai con tutti, dall’attore protagonista al tecnico del suono. È un qualcosa di inestimabile, ti unisce molto di più, ti confronti tanto, è un aspetto che talvolta manca nelle produzioni gigantesche da, che ne so, 15 milioni di euro”. La congediamo, in fondo è sempre il suo compleanno, in fondo ha “solo” un red carpet attesissimo da calcare di qui a poche ore, nell’attesa di scoprire come avrà riempito quel foglio bianco “C’è una storia che sto scrivendo, te lo dico, non so che ne sarà, ma sto scrivendo… Amo ritrovarmi di fronte un foglio bianco e creare, sei tu e le pagine, sei tu e le storie che vuoi raccontare, e io le racconterò".

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