Le debuttanti esistono ancora e vivono in America

The Season, storia sociale della debuttante: un libro racconta tutti i passaggi di un evento che non conosce la fine.

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Il ballo delle debuttanti è un tassello della lunga storia del mercato del matrimonio, evento mondano che affonda le proprie radici nella cultura delle classi nobiliari europee e precede di alcuni secoli l'idea corrente della trophy wife da sfoggiare al braccio con la trophy daughter da accasare. L'ultima pubblicazione sul tema scritta da Kristen Richardson e intitolata The Season - A social history of the debutante (disponibile in inglese), esplora nel dettaglio il viaggio transatlantico di questi riti cortesi verso gli Stati Uniti e, più avvincente di una serie in costume, svela nuovi segreti sull'esperienza delle debuttanti citando stralci di diari e lettere del tempo, dimostrando che Serena Van der Woodsen del primo Gossip Girl non era stata certo la prima a ribellarsi a nonna CeCe che la voleva mite e sorridente al cotillion.

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Le debuttanti che immaginiamo oggi, agghindate a festa mentre fanno l'inchino, tutte grazia e sorrisi immobili nonostante il corsetto soffocante e le scarpe scomode, hanno avuto origine in Inghilterra (e in fretta trapiantate negli Stati Uniti) per risolvere un problema: poiché la Riforma Protestante aveva eliminato i conventi dove per abitudine venivano mandate le figlie rimaste nubili, i padri di famiglia ora dovevano assicurarsi in qualche modo che tutte le figlie femmine trovassero un marito adeguato che non dilapidasse la fortuna di famiglia. Mentre il resto dell’aristocrazia europea, cattolica, continuava a riempire i conventi, il matrimonio offerto ai padri inglesi durante il debutto in società era considerato una ragionevole soluzione perché gli accompagnatori venivano scrutinati e vagliati da una commissione e riduceva il rischio di danneggiare lo status della famiglia come tante eroine di Jane Austen minacciavano nei romanzi.

L'Inghilterra si è ormai lasciata alle spalle questi eventi per volere di Elisabetta II, che aveva interrotto la tradizione delle presentazioni a corte nel 1958 perché non riflettevano la sua visione di monarchia moderna. Non piacevano nemmeno a chi le stava vicino - il Principe Filippo li definiva “bloody daft” e per la Principessa Margaret era arrivato il momento di interromperli perché “[..] every tart in London was getting in”. Negli Stati Uniti invece ritornano ancora ogni anno e sostengono una microeconomia grazie alla quale persone con conoscenze e cognomi importanti, ma non abbastanza contante in banca, possono guadagnarsi da vivere come guardiani di antiche regole sociali.

Il tradizionalismo che difendono ardentemente e che ancora oggi caratterizza il ballo delle debuttanti è nato dalla necessità di mantenere il potere e la cultura nelle mani di alcuni gruppi eletti e deliberatamente escludere tutti quelli che erano diversi per razza, religione o classe sociale. Le debuttanti americane venivano considerate risorse nazionali, preziose come i depositi di minerali grezzi che avevano fatto la fortuna di tanti, e i loro patrimoni familiari erano destinati agli uomini americani, non stranieri.

Le prime stagioni dei balli erano l'occasione per le ragazze di comportarsi liberamente nella società per un paio di anni, in genere tra i 17 e i 19, senza essere intrappolate nel ruolo di bambina o moglie. Erano spazi di transizione tra la casa dei genitori e quella del marito, dove potevano toccare la libertà con un dito. Successivamente, quando i rituali si sono codificati, la richiesta di apparire gentili e spensierate - ma anche di fare le preziose - sotto i riflettori mentre era in gioco il loro destino aveva eliminato ogni aspetto giocoso, trasformandosi piuttosto in un hobby forzato per il quale ci si preparava per anni e chi falliva era destinata a essere marchiata per sempre. Si parla poco di quanto fosse duro essere una debuttante e ancora meno di come certe tradizioni si sono evolute, in peggio, nel corso degli anni. Un qualunque video recente sull'inchino texano, inutilmente complicato e invisibile perché nascosto dalla crinolina, racchiude tutto quello che è diventata l'esperienza della debuttante moderna: cerimonia, vetrina e tanto lavoro per apparire naturale.

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I balli più importanti negli Stati Uniti, che si tengono a New York e ancora fotografati e pubblicati su riviste come Vogue e Town & Country, sembrano essere sempre meno rilevanti ma irrinunciabili, soprattutto ora che attirano l'attenzione dei nouveau-nouveau richein arrivo dalla Cina e dalla Russia. I cotillon hanno patito per decenni gli umori dell'economia e delle politiche sociali, criticati e impopolari negli anni ’60 e ’70, poi riscoperti negli anni di Reagan con il boom economico e meno remore nell’ostentare ricchezza, e di questi tempi, per merito dei social, hanno raggiunto un nuovo pubblico e sono diventati strumenti per guadagnare popolarità. Nessuna è davvero in cerca di un marito, ma le ragazze sono felici di partecipare a una festa altamente esclusiva per promuovere se stesse, fare bella mostra di sé e dei traguardi che hanno raggiunto, filantropici o meno.

Il ballo delle debuttanti è stato e sarà sempre un tiro alla fune tra denaro, razza, classe, cultura e tradizione di cui è difficile immaginare la fine, perché ciò che lo tiene vivo è il potere della nostalgia. Come le violette candite o i linimenti dei monasteri, l’essere inattuale e stantio non è un difetto ma parte del suo fascino, così la nostalgia viene orgogliosamente celebrata fino a diventare un valore irrinunciabile per la continuità del rito. L’unica vera differenza è che, di questi tempi, al Viennese Opera Ball di New York è più facile incontrare una sfavillante debuttante russa che una figlia della Rivoluzione Americana.

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