Venezia78: e così il 2021 passerà alla storia come l’anno in cui le donne vinsero tutto, almeno al cinema

Com’è stata questa edizione, nomi, film, personaggi che hanno riportato il cinema a Venezia, e nel mondo.

french director audrey diwan acknowledges receiving the golden lion for best film for levenement happening during the closing ceremony of the 78th venice film festival on september 11, 2021 at venice lido photo by filippo monteforte  afp photo by filippo monteforteafp via getty images
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E così, il 2021, passerà alla storia come l’anno in cui le donne vinsero tutto, almeno al cinema: Oscar, Palma d’oro e ora anche il Leone d’oro. La vincitrice della Mostra veneziana si chiama Audrey Diwan, regista di un film non solo emozionante ben recitato ma terribilmente attuale. Tratto da un libro di Annie Ernaux, racconta di un aborto clandestino nella Francia del 1960 e deve avere fatto pensare parecchio, soprattutto alle giurate americane (la regista Chloe Zhao e l’attrice Cynthia Erivo) alla recente riapertura del dibattito, chiamiamola così, sulla libertà di abortire in Texas.

Audrey Diwan, 41 anni, look da parigina, comunque, era sconvolta. Non voleva quasi credere a quel che l’era capitato: vincere il Leone d’oro al suo secondo film e per di più battendo due autori come Paolo Sorrentino e Jane Campion, rispettivamente Leone d’argento Gran premio della giuria e Leone d’argento premio alla regia. Però, succede che un film piccolo batta opere più grandi e di registi più affermati. L’événement è stato il colpo al cuore, la sorpresa del festival . Solo il futuro ci dirà se Diwan ha avuto fortuna o se questo è solo l’inizio perché fino al passaggio di L’événement, È stata la mano di Dio di Sorrentino e The Power of the Dog di Campion se la stavano giocando ad armi pari, da numeri uno quali sono, con una leggera prevalenza di favori da parte di critica e pubblico per il film del regista italiano (più emozionante e, anche, molto più risolto nella struttura rispetto a quello di Campion).

Il premio alla miglior sceneggiatura è andato a un’altra donna e questa è una decisione che non mi vede d’accordo per nulla: Maggie Gyllenhall, sì l’attrice, ha debuttato come regista con il film The Lost Daughter, tratto dal libro La figlia oscura di Elena Ferrante. Quindi, già è un premio a una sceneggiatura non originale, mentre ce n’erano di migliori, e poi il film non è esattamente riuscito, nonostante la sua sublime protagonista, Olivia Colman, qui un po’ fuori parte. E fuori parte e fuori tema è andata anche Maggie Gyllenhall nel ringraziare dal palco con un discorso torrenziale e noioso.

Sono riusciti meglio i ringraziamenti a Penélope Cruz, Coppa Volpi come miglior interprete femminile. È arrivata al festival con due film, Madres Paralelas e Competencia oficial e soprattutto è arrivata in grande forma, all’apice di una carriera costruita con intelligenza e lungimiranza. E anche con accanto il marito Javier Bardem, per una volta in versione principe consorte. Lui un film fuori concorso (Dune), lei due in concorso. Adesso in casa possono metterci una terza coppa Volpi (Javier ne ha vinte due, una per Prima che sia notte e una per Mare dentro) e riempirle di cioccolatini o caramelle da offrire agli ospiti.

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Ma i ringraziamenti più commossi e commoventi sono stati quelli di Paolo Sorrentino, quando ha ricordato che al funerale dei suoi genitori, la cui morte improvvisa è al centro del film, “il preside autorizzò a venire solo quattro miei compagni e ci rimasi malissimo. Oggi però sono contento perché è venuta tutta la classe, che siete voi”. Ha detto così, commosso verso la platea degli addetti ai lavori che era lì fisicamente ma credo pensasse un po’ a tutto il pubblico che certamente andrà a vedere il film (dal 24 novembre al cinema, poi su Netflix).

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Coppa Volpi maschile invece è andata a John Arcilla, protagonista del film filippino On the job: the missing 8. Tanto il film è lungo, tanto conciso e gentile il suo ringraziamento in collegamento Zoom: “mi dispiace solo non essere lì per baciare la Coppa come hanno fatto i miei 77 predecessori”.

Per l’Italia anche il premio speciale della giuria al film Il buco di Michelangelo Frammartino: gran bel film, ma avviso: è cinema radicale, per niente glamour, però i festival devono difendere la loro funzione e dare spazio a ogni tipo di ricerca visiva. È giusto così. Così come è stata giusta la sobrietà di quest’anno (no feste, solo cene molto selezionate, come quelle organizzate da Hollywood and Venice ai granai dell’Hotel Cipriani, come il petit comité per il compleanno di Zendaya all’Harry’s Bar, come l’ultimo brindisi per i vincitori, per una volta senza troppi imbucati). Tra un anno sarà un altro festival, magari ancora con le mascherine ma con il doppio dei posti in sala.

Gabriele Mainetti e Claudio Santamaria in una delle cene private al Cipriani, Venezia 2021
Enrico Paramento
Antonio Banderas in una delle cene private al Cipriani, Venezia 2021
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Charlotte Gainsbourg in una delle cene private al Cipriani, Venezia 2021
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