Benvenuti nel fantastico (e allucinogeno) mondo di Pipilotti Rist

Il MOCA di Los Angeles dedica all'artista svizzera una mostra che ripercorre i suoi primi trent'anni di carriera e trasforma il museo californiano in una foresta psichedelica in grado di scacciare ogni paura. Pandemia compresa.

pipilotti rist, open my glade still, 2000
Courtesy of the artist, Hauser & Wirth, and Luhring Augustine.

Mani, petali e labbra che sembrano fluttuare nell'aria, occhi giganti che dondolano nel cielo, docce in technicolor, paesaggi onirici che sembrano usciti da una fiaba. L'universo di Pipilotti Rist trasloca in California e più precisamente nelle sale del MOCA (Museum of Contemporary Art) di Los Angeles trasformate in una rete sensoriale di colore, suono, luce. Big Heartedness, Be My Neighbor è la più grande retrospettiva americana mai dedicata all’artista elvetica. Un tour onirico che coinvolge i cinque sensi grazie a installazioni e che esplorano le relazioni tra video e corpo; ambienti esterni e paesaggi psicologici interni; e ragione e istinto. Lo scopo? Scardinare le convenzioni della società contemporanea attraverso un cocktail psichedelico di performance, poesia, musica e scultura che trascina il pubblico in un’esperienza totale. "Le convenzioni sono il mio campo di ricerca privilegiato - racconta l'artista - Esamino quali di esse siano necessarie per proteggerci, per sopravvivere e per tentare di mettere un po' di calma e di ordine nelle nostre vite. Spesso però seguiamo delle convenzioni perché non abbiamo il tempo, la voglia o la fantasia di rompere gli schemi. O perché abbiamo paura. Con i miei lavori mostro che possiamo inventare nuovi rituali e nuove convenzioni e farli nostri".

Un frame del video Ever is over all
Pipilotti Rist / Hauser & Wirth and Luhring Augustine

Classe 62, originaria del Cantone di San Gallo, seconda di cinque figli, Pipilotti Rist ha scelto di chiamarsi così in onore di Pippi Calzelunghe dalle storie di Astrid Lindgren (il suo vero nome all’anagrafe è Elisabeth Charlotte Rist) mentre suo figlio l'ha chiamato Himalaya in omaggio alla catena montuosa di cui è perdutamente innamorata. Sulla West Cost porta più di trent'anni di lavoro: dai primi video a canale singolo alle maxi installazioni traboccanti di colori e spartiti musicali ipnotici. Ci sono le sculture che mescolano oggetti di uso quotidiano, film e decorazioni e perfino un'opera inedita, un'installazione mai vista prima, realizzata appositamente per The Geffen Contemporary al Moca. Cuore nevralgico di tutta l'esibizione, ma anche dell'intera produzione artistica di Rist sono i video, concepiti come veri dipinti in movimento. Molte volte sgranati, sempre coloratissimi, indagano sia l’inconscio umano che quello tecnologico. Spesso suddivisi in inquadrature, montate in base al ritmo si nutrono di sovrapposizioni cromatiche in modo tale che il video finale risulti composto da più livelli. Una ricerca in continua evoluzione arrivata fino alla Mostra del Cinema di Venezia dove ha presentato il suo film Pepperminta suscitando enormi consensi. Ma è assai complicato incastonare la poetica di questa performer formatasi studiando Arti Applicate a Vienna e pubblicità e animazione alla Scuola di Design di Basilea in un unico ambito. Pipilotti è di tutto e di più, come recitava una vecchia réclame della Rai. Oltre alla videoarte, che definisce come una sorta di borsetta, in cui si può infilare di tutto: suoni, immagini, poesia, parole, l'artista ha disegnato per anni set per gruppi musicali ed è stata musicista nella band femminista-punk-klezmer-cabaret Les Reines Prochaines. In molte delle sue opere è possibile ascoltare il suo canto e la sua musica, come ad esempio in Sip My Ocean del 1996, dove Rist canta due versioni di Wicked Game di Chris Isaak sovrapposte. Mentre un altro video, Ever is over all, ha ispirato Beyoncé nel clip di Hold Up uscito nel 2016. Nel museo di Los Angeles l'artista, protagonista nel 2011 di una spettacolare mostra realizzata dalla Fondazione Nicola Trussardi a Milano, lascerà la sua inconfondibile impronta. Ha reso irriconoscibili gli interni. Ha oscurato l'architettura industriale con le facciate di case accoglienti stile "Alice nel paese delle meraviglie". Ha posizionato poltrone e divani su cui lo spettatore può arrampicarsi tornando bambino. Al centro del museo, ha poi creato uno spazio che evoca un giardino fantastico. Fili di luci a LED danno vita a una foresta di forme organiche che pulsano di colori e toni mutevoli. Mentre su altre pareti poi prendono vita proiezioni di boschi e vegetazione varia. Ovunque i corpi umani si fondono senza soluzione di continuità al paesaggio. "Penso che il ruolo dell’arte sia quello di trasformare i sogni in realtà. È questo l’incanto di una mente creativa: mettere in luce le energie positive che ci permettono di conciliare ragione e istinto. L’arte è anche rumore cromatico, che pone il nostro cervello davanti a nuovi modi di vedere e vivere il mondo che ci circonda. E ci fa sentire vivi". La pandemia ci ha impoverito, Pipilotti ci ricarica di luce e colore.

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