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Povera Marilyn Monroe! Sono 55 anni che veneriamo una sprovveduta (ma come darle torto?)

A più di 5 decenni dalla scomparsa è impossibile non accorgersi di quanto la diva fosse una fin troppo facile da raggirare.

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Se il termine “icona” è indubbiamente abusato, Marilyn Monroe è una delle poche figure della storia dell’umanità per cui l’uso è legittimo. La sua immagine è talmente inconfondibile, imitata, rielaborata dall’arte che sembra impossibile trovare ancora informazioni poco note su di lei, soprattutto che dimostrino ancora di più quanto la poverina fosse un’inguaribile ingenua. Oggi Marilyn avrebbe condiviso ogni bufala su Facebook, avrebbe pianto per false storie di gattini bonsai cresciuti in bottiglia e abboccato a ogni catena di Sant’Antonio. A sua discolpa, aveva delle buone scusanti per essere così. Era cresciuta senza l’appoggio dei genitori, come un uccellino a cui nessuno insegna a volare, sballottata in affido fra 11 diverse famiglie poco accudenti e spesso interessate solo al sussidio che si percepiva prendendo in casa bambini senza famiglia.

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La madre di Marilyn Monroe faceva la spola fra casa e ospedali psichiatrici ed era stata dichiarata inadatta alla potestà. Del padre non si è mai saputo chiaramente chi fosse, nemmeno sua madre lo sapeva e all’anagrafe l’aveva registrata col nome dell’ex marito Martin Mortensen. Un giorno, dopo essersela ripresa fra un affidamento e l’altro, mamma Gladys mostrò a Marilyn la foto di un uomo che le indicò come il vero padre. Si chiamava Charles Stanley Gifford e assomigliava in modo impressionante a Clark Gable. Marilyn sviluppò così la convinzione che Gable in persona fosse il padre.

Non c’è niente di male a sognare di essere la figlia di una star. A meno che non diventi una star pure tu e un bel giorno ti ritrovi a lavorarci insieme. Secondo molte fonti dell’epoca, il disagio che Marilyn provava nel lavorare con Gable, e baciarlo sul set del film Gli spostati era molto forte proprio perché era convinta di esserne la figlia. Tranne poi vantarsi di avere una storia segreta con lui. Che sia questa o no la causa, Marilyn faceva aspettare tutti sul set per ore (anche perché pare fossero diventati comunque compagni di bevute, il che non aiuta al risveglio). Quando, a fine riprese, Clark Gable è morto per un infarto, la famiglia accusò Marilyn di averlo stressato troppo con i suoi ritardi. Lei, invece di ribellarsi, aggiunse al già insopportabile senso di inadeguatezza la convinzione di aver ucciso suo padre.

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Marilyn Monroe sarebbe stata un’ottima cliente di televendite cialtrone. Si era procurata una crema a base di ormoni che le avevano spacciato come schiarente della pelle. Il risultato fu quello di farle ricoprire il viso di una fitta e sottilissima peluria bionda. Non la rimosse perché, a sua detta, faceva riflettere meglio la luce sul suo viso nei primi piani. Al contrario di Liz Taylor che passava regolarmente un rasoio sul suo, di viso, affermando che riusciva a ottenere così un effetto di rimozione delle cellule morte e che l’eliminazione della peluria faceva riflettere meglio – anche lei! –la luce sul suo viso nei primi piani. Chi delle due aveva ragione? Di segreti di bellezza anche bizzarri Marilyn ne coltivava parecchi. Molti testimoni dell'epoca riportano che si lavava pochino (e che mangiava a letto, per poi dormire fra le lenzuola piene di briciole e avanzi) e di averla sentita giurare che lo faceva perché è bello portarsi addosso un odore forte, erotizzante.

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Da come riporta il telegraph.co.uk , Marilyn non riusciva a ricordare le battute. Per farle dire: “Sono io Sugar” in A qualcuno piace caldo ci sono voluti 60 ciak. Così ha iniziato a spendere un patrimonio in coach di recitazione. Per 22 film si era fatta accompagnare da Natasha Lytess, che si scontrava regolarmente con i registi, di cui metteva in dubbio l’autorità (oltre a costare una fortuna). Poi Marilyn fece l’incontro fatale con Paula Strasberg, che consultava prima di ogni ripresa a prezzi folli: per accompagnarla sul set de Il principe e la ballerina si prese un compenso pari a quello di molti attori sul set. Marilyn l’aveva anche inclusa nel testamento, lasciando alla famiglia Strasberg il 75% dei sui beni, mentre il restante 25% è andato alla sua terapista Marianne Kirs, che a sua volta lo ha donato all’Anna Freud Centre, un istituto psichiatrico infantile.

Marilyn Monroe non sapeva farsi pagare il giusto. Un dettaglio che la rende ancora più vicina a molti di noi a cui manca il coraggio di chiedere un aumento. Sempre secondo l'articolo del Telegraph, mentre colleghe come Liz Taylor incassavano già cachet milionari, e Jane Russel, sua co-protagonista in Gli uomini preferiscono le bionde era stata pagata 10 volte più di lei, la sua quotazione si aggirava intorno ai $100mila. Almeno, questo era il suo compenso per il film mai terminato Something’s Got to Give, dove il partner sul set Dean Martin, ne aveva percepiti invece $500mila. Nel 1962 la Twentieth-Century Fox l’aveva licenziata perché i vertici non ne sopportavano più la mancanza di puntualità e il vizio di sparire per giorni dal set. Ma il 1 agosto dello stesso anno la Fox l’aveva arruolata con, finalmente, il cachet che spettava a una diva del suo calibro: 1 milione di dollari. Non li incasserà mai: dopo 4 giorni è stata trovata morta nella sua casa. E di lì a poco Charles Gifford, il sosia di Gable che la madre le aveva indicato come suo padre, si è fatto vivo per rivendicarne la paternità. Da viva non aveva mai voluto incontrarla.

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