Fabrizio Frizzi, i gay e il rispetto: il romanzo italiano (MAI scritto)

Se stiamo soffrendo tanto per il conduttore scomparso è anche per le parole che non ci ha mai detto (ma che abbiamo sempre intuito).

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Getty Images

Perché un paese intero è sotto shock per la morte di Fabrizio Frizzi? Perché la coda per salutare il feretro è stata così lunga da ricordare quelle del commiato ad Alberto Sordi? Perché il funerale di Fabrizio Frizzi diventa un evento? La risposta non si può liquidare in un semplice “perché era simpatico, garbato, bravo, gentile”. Nemmeno quello che ha detto una signora anziana in fila, interpellata dai media: “sono sola, la sera cenavo con lui in tv”, seppure commovente, ci basta. Personaggi televisivi ce ne sono tanti, ne abbiamo persi molti. Fabrizio Frizzi, inteso come concetto astratto, si può paragonare solo a quando da ragazzino trovi magicamente i calzini puliti nel cassetto e quando poi vai a vivere da solo, e non li trovi più, percepisci l’enorme importanza di chi ce li metteva (quanto avrebbe riso, lui per questo paragone?). Ora che Fabrizio non è più "a nostra disposizione" ogni giorno, soffriamo del dolore dell’arto fantasma. Ma c’è ancora dell’altro, su di lui, che ce l’ha fatto amare. Ed è quasi subliminale.

Courtesy Twitter

Fabrizio era quello che una volta si diceva “un uomo giusto”. Non inteso come negli anni 80 a San Babila: Il giusto. Il corretto. Quello che ha le sue convinzioni che lo pongono dalla parte giusta della storia senza troppi clamori. La sua “giustezza” si percepiva senza che la sbandierasse. Una prova? Un paio di giorni dopo la sua scomparsa è spuntato un suo tweet del 2014, due anni prima dell’approvazione delle unioni civili. Fabrizio rispondeva a una signora che in rete viene identificata come membro dell’Agedo, l’associazione dei genitori dei gay, in cui commentando la trasmissione appena andata in onda gli diceva, taggandolo: “Grazie per la naturalezza con cui hai presentato la coppia gay all’Eredità, meglio di mille tiritere. Una mamma gay”. A cui lui, con altrettanta naturalezza, ha risposto: “Grazie per questo messaggio! Il rispetto della libertà altrui è per me un valore fondamentale. Un abbraccio”. La libertà. Il rispetto. Quei valori che – a costo di sembrare retorici – sono un po’ sulla via della discarica. Okay, Fabrizio Frizzi così ci aveva dimostrato di essere gay friendly. Per il semplice motivo che non esserlo è contro ogni logica perché il rispetto dei diritti altrui non ammette eccezioni.

Quel rispetto che Fabrizio Frizzi elargiva e che ha celebrato anche Pierfrancesco Favino con il suo tweet semplice semplice: “Ciao Fabrizio. Grazie del rispetto che hai avuto per tutti noi che ti guardavamo. Riposa in pace”. Un Fabrizio così anticonformista dentro che Renato Zero (in un picco non inedito di poesia) ha raccontato su Facebook: “Ma il coraggio sarà la dote tua che si racconterà per sempre. Io personalmente mi sono beato della tua amicizia, discreta ma così meravigliosamente rumorosa. Mi ha rassicurato sapere che c’eri che eri una realtà, in un mondo dove le favole sono state avvelenate dall’ipocrisia e dalla crudeltà umana”. Fabrizio non c'è più, e già ci manca quel suo sottolineare un concetto dal gesto con cui sembrava tenerlo per la coda fra due dita, ci manca quel suo ingobbirsi leggermente come se volesse avvicinarsi meglio a noi, abituato a essere un ragazzone più alto della media. Forse Fabrizio Frizzi era l’idolo di un’Italia tradizionalista un po’ bigotta, un po’ retrograda, che invecchia. Far sapere a tutti che Fabrizio era anche “questo” non può che far bene a tutti.

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