Progetto Quasi, ovvero come salvare i cani con l’ironia

L’associazione Progetto Quasi riesce a fare adottare animali anziani o con gravi menomazioni grazie all'ironia

courtesy Progetto Quasi su Fb

L’associazione Progetto Quasi riesce a fare adottare animali anziani o con gravi menomazioni grazie all’ironia, finora mai usata nell’ambito del volontariato.

Prendete cani con gravi patologie o davvero anziani, dategli nomi buffi e irriverenti, scrivetegli una presentazione che farebbe scoppiare a ridere anche una guardia reale inglese in servizio e avrete, in sintesi, il Progetto Quasi. Il progetto, gestito da un gruppo di sole donne, si occupa di recupero, cura e adozione di cani abbandonati e maltrattati, con una predilezione per “cani disabili, anziani, quasi morti, appena tiepidi e sull'orlo del trapasso”, insomma quegli animali che, solitamente, è più difficile dare in adozione. Dietro la scorza di ironia e black humour si nasconde un progetto nobilissimo, la cui missione può essere sintetizzata nel concetto espresso da Fabiana Rosa, presidente di Progetto Quasi, “nessuno deve morire da solo”.

Perché Progetto Quasi è unico

In Italia esistono migliaia di associazioni e organizzazioni che si occupano dei cani meno fortunati, quello che rende unico Progetto Quasi è proprio la narrazione scanzonata e dissacrante utilizzata, mai vista prima in quest'ambito. Le dieci volontarie che compongono l’organizzazione hanno un approccio non convenzionale al volontariato e, anziché puntare su pietà e compassione e provare a far leva su latenti sensi di colpa, usano un mix di umorismo nero e ironia davvero irresistibile. “Questo approccio ha avuto successo proprio perché prima non c’era – ci ha spiegato Fabiana Rosa. – Ho deciso di puntare sull’ironia perché rispecchia il mio modo di essere, il progetto è come un prolungamento di me, poi per fortuna ho trovato delle degne compagne di merende”.

Getty Images

Un progetto di successo

Questa scelta, anzi questa “strategia di marketing”, come ha detto la fondatrice del progetto, si è rivelata vincente visto che dal 2011 grazie all’associazione sono stati adottati quasi cinquecento animali. Per affrontare le spese mediche per curare i cani “sfascioni”, l’associazione può contare sulle donazioni, libere o legate ad iniziative che ciclicamente vengono organizzate. Progetto Quasi ha infatti una community vasta e affezionata e può vantare il supporto di diverse celebrità, tra cui il fumettista Zerocalcare, che ha realizzato un’apposita vignetta poi diventata una t-shirt.

Perché si chiama Progetto Quasi

Il progetto prende il nome dal cane della fondatrice dell’associazione, Quasi, una femmina affetta da una malformazione genetica, chiamata sindrome del cane babbuino a spina corta. Anche in questo caso Quasi deve il suo nome all’ironia di Fabiana Rosa. “Quando andavo in giro la gente mi diceva: Sembra quasi un cammello, oppure: quasi un maiale, ad altri ancora sembrava: quasi un diavolo della Tasmania o: quasi una iena”.

Meglio riderci su

Vi sfidiamo a visitare la pagina Facebook dell’associazione, a guardare le foto di quel bizzarro freak show canino, a leggere le loro presentazioni e a non innamorarvi di Progetto Quasi. “L’umanità si prende troppo sul serio. È il peccato originale del mondo”, scriveva Oscar Wilde. Progetto Quasi ci insegna invece ad affrontare la vita con una risata, ad accettare la diversità e che non è mai troppo tardi per essere amati.

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