Giovanni Soldini, 100 domande al velista che non vi aspettereste mai

Per la Giornata mondiale degli oceani intervistiamo il capitano dei record che è anche un super papà di quattro figli, un mago della cucina in pentola a pressione e il primo nemico della plastica in mare.

Giovanni Soldini
Courtesy Benedetta Pitscheider

Sembra un pesce fuor d'acqua, scontato dirlo, mentre si siede per l’intervista in un loft di Milano, dove è nato 52 anni fa (oggi vive a Sarzana, La Spezia). «Ma sono veramente cento le domande?», chiede sbigottito Giovanni Soldini. Segue un’ora di intervista con risposte estremamente spontanee, qualche parolaccia e molte risate. Dopo 25 anni di regate oceaniche e primati mondiali (l’ultimo sulla Rotta del Tè), il velista italiano per eccellenza non si è sottratto a nessun quesito. Nemmeno sulla famiglia, su cui è sempre riservatissimo (è sposato con Benedetta Marietti, con cui ha avuto Alice e Leo, fratelli di Gerolamo e Martina Ondina, del primo matrimonio). Ma soprattutto Giovanni voleva parlare di mare e plastica, in occasione della Giornata mondiale degli oceani, 8 giugno.

1) Quale leggenda marina vorresti fosse vera? Le sirene.

2) Non hai distrutto il tuo bioritmo a forza di pisolini di venti minuti? Da venti minuti quando navighi solo a due ore quando sei in equipaggio. Più limiti il sonno, più lo ottimizzi. E dopo un po’ impari ad addormentarti a comando.

3) Due giri del mondo in solitaria. Si pensa più al senso della vita, alla stanchezza, alla fame o al sesso? Pensi a far andare la barca, al meteo e un po’ al senso della vita. Non ti viene da pensare al sesso e, nel caso, te la fai passare!

4) Quando hai capito che avevi battuto il record alla Hong Kong-Londra? Fino all’imbocco del Tamigi non c’era nulla di certo. Basta una rottura qualsiasi e gli sforzi si vanificano in un attimo.

5) Un consiglio contro quella rabbia frustrata di quando gli imprevisti remano contro? Boh, reagire, cercare di risolvere il problema.

6) Quanto dura la gioia per un record? Per sempre. Perché la cosa positiva è l’esperienza che vivi con quelli che sono in barca con te.

7) Non c’è la voglia di farne subito un altro? C’è la voglia di un altro viaggio. Poi, che si vinca un record o meno è un fatto che interessa più al resto del mondo che al tuo equipaggio.

8) Non ci sono in ballo soldi? In realtà zero, c’è in ballo il proseguimento della tua carriera, al limite il tuo sponsor.

9) Non senti alcuna pressione? In barca si sente altro. Uno fa queste esperienze perché ha voglia di trovarsi lì a prescindere da tutto.

10) Come si trova uno sponsor? È difficile. Si costruisce un rapporto, non una singola sovvenzione ma un lavoro diffuso in mille impegni, inclusi eventi promozionali con clienti e giornalisti.

11) Hai detto no a qualche sponsor che agli inizi ti aveva snobbato? No, ma ho rifiutato le sponsorship di aziende per questioni etiche legate all’inquinamento.

12) Il record precedente era di un francese, ti ha chiamato per complimentarsi? Non ci siamo telefonati, ma quando ci vedremo ci stringeremo la mano e parleremo dei problemi tecnici. Gli ho chiesto dei consigli sulla logistica, perché l’arrivo a Londra è un casino.

13) Si fa sempre così? Sì, a meno che uno non sia proprio uno stronzo. Il suo manager non è altrettanto simpatico e non ci ha dato il permesso di mettere la loro rotta sul nostro sito.

14) La vela è da ricchi? Non questo tipo di vela.

15) Perché gli equipaggi sono soprattutto maschili? Sono poche le donne che sognano queste imprese. Quelle che ci provano però sono molto brave.

16) Le più brave? Difficile fare una classifica. Ho navigato con alcune che considero ottimi marinai. Da una parte c’è un atteggiamento maschilista degli uomini, dall’altra con gli equipaggi femminili è un disastro, si scannano... Otto donne in barca ed è la fine (ride). Però vanno forte in solitaria: alle gare ne trovi una o due su venti. Ma si piazzano sempre nei primi cinque posti.

17) C’è il rischio di perdere la testa nei viaggi in solitaria? È una situazione speciale. Perdi la capacità di valutare gli avvenimenti con serenità. Uno dei motivi per cui le donne sono brave in solitaria è che sono molto solide, nel cervello.

18) Tu come fai? Devi scavare dentro di te e capire le tue motivazioni personali.

Febbraio 1999, insieme alla velista Isabelle Autissier, salvata da Soldini durante il suo secondo (e ultimo) giro del mondo in solitaria. Per questo gesto ha ricevuto la Legion d’Onore francese.
Courtesy photo

19) Ho sentito dire che sei un po’ talebano sul cibo da portare in barca. Servono dei paletti. Su Maserati avevamo tre chili di bagaglio a testa, quindi tre magliette e due shorts per 40 giorni. E anche con il cibo devi limitarti. Servono razioni giuste per non arrivare deperiti.

20) Sono diventate famose le tue videoricette su Facebook con la pentola a pressione. È la migliore compagna in mezzo al mare, perché ti permette di cucinare alimenti secchi e leggeri con pochissima energia e acqua. Quando ho capito come preparare la pasta è stata una festa. La ricetta degli avanzi: pasta, mele e uvetta. Agrodolce.

21) Quando si litiga in barca che cosa si fa, visto il poco spazio? Non si litiga.

22) Ci si sente a casa nel Mediterraneo? Quando passi Gibilterra ti senti a casissima. Non hai più bisogno di guardare la carta.

23) Animale marino preferito? Il capodoglio.

24) Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori. Mai pensato a una carriera da santo? No.

25) Qual è il tuo peccato? Essere molto determinato e duro con me stesso.

26) Superbia? Più che altro quel che voglio fare spesso passa davanti a tutto.

27) Credi in Dio? Credo in qualcosa di superiore a noi, che si può chiamare in tanti modi. Credo nella natura.

28) App per il meteo? Una fra tante, Windy.

29) Un incontro che ti ha cambiato la vita. Quello con il navigatore Franco Malingri. Grazie a lui andai in cantiere a costruire il Moana39.

30) Meglio un anno senza amore o un anno senza mare? Sicuramente senza amore (ride).

31) La più bella frase sull’essere marinaio? Cito il navigatore francese Bernard Moitessier: «Vogliamo sempre ripartire verso una linea dell’orizzonte che la barca non raggiungerà mai».

32) Perché inseguire un orizzonte irraggiungibile? Il bello è quello. Sennò, quando raggiungi qualcosa, cosa fai dopo?

33) Rapporto con il denaro? Buono. Spendo poco, soprattutto per i viaggi, e sono convinto che la ricchezza sia non avere bisogni inutili.

34) In quale epoca andrebbe a curiosare? Metà 800, quando c’erano i clipper, le grandi navi a vela in giro per gli oceani.

35) Dove sarai l’8 giugno, Giornata degli oceani? In acqua, tra la Bretagna e l’Inghilterra.

36) Sull’ambiente, che cosa si impara dall’andare in barca? È un piccolo mondo dove i problemi saltano fuori subito, energia, cibo, spazzatura. La grossa differenza è che in barca sei il capo: la questione si riassume nel razionamento di energia e risorse, dove l’acqua dolce è la più importante.

37) La lezione imparata da capitano? Non bisogna sprecare le risorse senza senso. Per esempio, se vieni in vacanza con me in barca a vela, la doccia non la fai. Già ti fai il bagno in mare e mi sembra una roba fantastica, sei pulito, lo iodio ti disinfetta dappertutto, non ti serve altro.

38) Quindi le persone non sono brave ad autogestirsi? Dipende. Se vado in barca con i miei amici di Milano, loro si aspettano di fare la doccètta (con accento milanese, ndr) ogni due ore. In dieci in barca, devi produrre trecento litri di acqua dolce al giorno, con due ore di generatore e venti litri di gasolio. E a me girano i coglioni. Se vedessi bruciare due secchi di gasolio, capiresti quanto è poco bello.

39) Di chi è la colpa della plastica in mare? Siamo bravi a fare i politically correct, ma mai disposti a rinunciare a niente. Uno deve partire da se stesso, e proprio perché è illuminato e informato, modificare le sue cacchio di abitudini.

40) È vero che Asia e Africa inquinano di più? È una grandissima stronzata. Inquinano perché sono molto popolate. Se pensiamo a quel che abbiamo combinato noi negli ultimi cento anni, dovremmo solo star zitti. A parte che la Cina con le energie alternative è all’avanguardia. È sicuramente più attenta degli Stati Uniti.

41) Chi dovrebbe dare l’esempio? I governi occidentali e le persone che ci vivono, che sono molto molto fortunate rispetto alle altre.

42) Hai visto l’isola di plastica Pacific Trash Vortex? Non è una vera isola, ma una zona con un’alta concentrazione di oggetti. Ogni venti secondi vedi una roba in superficie, e ti dici che forse c’è un problema. Anche perché sappiamo che la maggior parte degli oggetti, anche di plastica, va a fondo.

43) Qual è il problema più urgente sulla pesca eccessiva? Sempre la gestione delle risorse: siamo sempre di più sul pianeta e tutti vogliamo un certo standard di vita. Il mare è sette decimi della superficie del pianeta, se lo svuotiamo siamo rovinati.

44) Il Mediterraneo è messo meglio? No. In termini di pesca è deserto. In oceano non è ancora così, ma vaste zone sono senza vita o quasi.

45) L’oggetto più pericoloso incontrato in oceano? Una boa di ferro enorme, di quelle dei porti. La vedi di giorno, di notte la senti.

46) Una buona idea per aiutare il mare? Non c’è la bacchetta magica, bisogna cambiare abitudini, smetterla di costruire roba di plastica usa e getta. Ocean Cleanup è un progetto interessante: sfrutta le correnti che radunano gli oggetti per raccoglierli con barriere galleggianti.

47) E l’Italia che fa? Siamo all’avanguardia sui sacchetti biodegradabili. Se vai a San Francisco non sanno neanche cosa siano. Follia.

48) La prima volta che hai fatto l’amore era per mare o per terra? Per terra.

49) Tua mamma non disse niente quando a 16 anni hai preso il primo passaggio per attraversare l’Atlantico? Ha detto tanto... Era preoccupata.

50) Se tuo/a figlio/a andasse via di casa a 16 anni? Farei una festa! Il problema è che non se ne vanno (ride). Oggi tendiamo a proteggerli troppo, fino a non permettergli sbagli ed esperienze, che è l’unica maniera di crescere.

Nel 1969 sul piccolo Flying Junior insieme ai fratelli Emanuele, a sinistra, che oggi dirige lo IED Istituto Europeo di Design, e Silvio, regista.
Courtesy photo

51) Come li sproni? In tutti i modi. Sono bravi a imparare, ma tutto quello che hanno intorno è molto protettivo.

52) La prima figlia, Martina Ondina, è stata concepita in mare. Gli altri? Tutti a terra.

53) So che hai costruito per loro una barca in salotto. Sì, l’abbiamo costruita insieme.

54) E quando navighi? Usiamo WhatsApp.

55) La lezione più importante che hai dato loro? Che non bisogna avere paura di essere se stessi, anche quando sei diverso dagli altri.

56) Quando avresti voluto essere a casa e invece eri in barca? Be’, un sacco di volte.

57) Questa storia sui marinai e le donne è vera? Eeeeh... sono cambiati i tempi.

58) Una donna in ogni porto? Purtroppo no.

59) La barca è stata mai una scusa per scaricare una fidanzata? No.

60) È vero che Gianni Agnelli disse di te: «È l’unico uomo in grado di trovare una donna anche in mezzo al Pacifico» (in riferimento al salvataggio di Isabelle Autissier, naufragata durante una gara nel 1999, ndr)? È vero. Nel senso che l’ha detto. Ovviamente non corrisponde alla realtà.

61) A cosa si riferiva? Al fatto che avevo trovato Isabelle con una fortuna pazzesca.

62) Non si danno solo nomi femminili alle barche, dunque come si sceglie? Boh, dipende. Molte barche francesi hanno nomi maschili per una questione linguistica.

63) Cosa rende la barca simile a una donna? Alcune caratteristiche la rendono molto femminile.

64) L’imprevedibilità? Ecco, per esempio. E il fatto che te ne devi occupare, altrimenti...

65) ...si arrabbia? Sì.

66) Le donne che ammiri? Quelle in gamba.

67) Come riesce a conquistarti una donna? Non lo so. Mi sono sempre piaciute quelle con una forte autonomia.

68) Questo non spaventa? È un incontro di due mondi. Siamo sicuramente diversi, ma non credo che uno traini l’altro, serve equilibrio.

69) Femminile-sexy o sportiva-naturale? Sportiva e naturale. Ma una non esclude l’altra!

Il 23 febbraio scorso il Maserati Multi70 di Giovanni Soldini è entrato a Londra, battendo il record sulla Rotta del Tè da Hong Kong: 36 giorni, 2 ore, 37 minuti.
Courtesy Benedetta Pitscheider

70) Messaggi da non scrivere su WhatsApp? Boh. Io scrivo tutto su WhatsApp.

71) La tua emoticon preferita? Quella che ride.

72) Cosa fare se si perde la rotta? Ricercarla.

73) Sei andato a votare? No.

74) Ti aspettavi questi risultati? Sì.

75) A cosa sono dovuti? A tanti fattori. Allo scollamento totale tra la politica e le persone. Un tradimento della missione dei politici. Ogni volta arriva uno e pensi “sì, ci voglio credere” e dopo tre mesi ti rendi conto che è la solita storia.

76) Cosa pensi di chi fa differenza sui naufraghi da salvare nel Mediterraneo? È un disastro dell’epoca moderna. Aiutare chi è in difficoltà è la prima legge del mare. I paesi occidentali sono stati i primi a far vacillare questo principio.

77) Se incontrassi Donald Trump? Mi girerei dall’altra parte. Non avrei niente da dirgli.

78) La prima barca o il primo amore, quale non si scorda mai? La prima barca! Mi sto scavando la fossa...

79) Due parole sulla prima barca, allora. Stavo pensando al Flying Junior, che avevamo sul lago.

80) Tuo fratello Emanuele dirige lo IED - Istituto Europeo di Design, Silvio è regista, qual è il tuo talento creativo? Non saprei.

81) Parliamo del tuo orecchino. Al primo giro del mondo in solitaria, l’organizzazione lo regalava a tutti quelli che passavano Capo Horn.

82) Hai coltivato il talento per le collanine fai-da-te che vendevi da ragazzo per mantenerti in giro per l’Italia? No, sono passato al fai-da-te con barche, motori, motorini...

83) Non guardi mai il telefono, non ne sei dipendente? Eccome, ma non sono uno che lo controlla di continuo.

84) Cristoforo Colombo o Amerigo Vespucci? Cristoforo Colombo.

85) Chi non porteresti mai in barca? Trump.

86) Equipaggio ideale di non velisti? Tempo fa ho fatto una traversata molto divertente, a tappe, con Oscar Farinetti, e un sacco di gente: Alessandro Baricco, Lella Costa, Giorgio Faletti...

87) «Non ce la farai mai», quante volte te l’hanno detto? Molte.

88) Cosa rispondevi? Vedremo.

89) L’ultima promessa da marinaio, non mantenuta? Ma io non ne faccio... Eeeh, forse la promessa di passare più tempo a casa.

90) E quella mantenuta? L’impegno per la casa. Ovvio che è un tema molto difficile. Se stai in giro quattro mesi di fila, gli altri sclerano, non ce n’è. Ma il fatto che non ci sei non vuol dire che non ti occupi delle faccende importanti di ogni membro della famiglia.

91) Attore per interpretarti? Non ne ho idea.

92) Silvio alla regia? No, troppo lento (ride).

Cuba 1986. Dopo aver attraversato l’Oceano Atlantico a soli 16 anni, Giovanni Soldini qui, a 20 anni, è sul pirogone a Cuba, dove ha fatto lo skipper per nove mesi.
Courtesy photo

93) Ultima volta che hai pianto? Mi succede abbastanza spesso. Ma quella in cui ho pianto di più è quando ho perso Andrea Romanelli in mare (nel 1998, mentre erano in barca insieme, ndr).

94) Che cosa cancelleresti dalla tua biografia? Un sacco di punti.

95) Il tuo motto? Svegliarsi la mattina contento.

96) Sei invidioso dei giovani navigatori che sfruttano la tecnologia o pensi sia andata meglio a te? Né l’uno né l’altro. Sono stato fortunatissimo a vivere due epoche così diverse, a fare un giro del mondo con la radio e a essere capitano di una barca con 16 indirizzi IP. Quello che abbiamo imparato senza tecnologia ci serve anche ora.

97) Fa più l’esperienza dei 50 anni o l’entusiasmo dei 20? Ci vogliono entrambi.

98) Una meta ancora da visitare? Polinesia.

99) Luogo del cuore? La Grecia, tanto che ci vado in vacanza quest’estate, in barca.

100) Davvero non riesci a dirmi un attore per il tuo ruolo? Ma che ne so! Mettici chi vuoi, metti Scamarcio, cazzo me ne frega.

Le foto personali del velista Giovanni Soldini sono tratte dal suo libro autobiografico "Nel blu. Una storia di vita e di mare" (Longanesi).

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