Chi è Clara Moroni, corista di Vasco e rocker

Secondo Vasco Rossi è la Ferrari del rock. Ma al suo sesto album, Clara ha una missione: l’educazione sentimentale della generazione Z

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Photo Courtesy Clara Moroni

Clara Moroni ha 54 anni, anche se ne dimostra 20 di meno. Ha anche una voce che, è il caso di dirlo, vuole uscire dal coro. Come corista infatti ha affiancato per un ventennio Vasco Rossi nei suoi tour così come nei dischi.

E anche se quest'anno non partecipa al tour VascoNonStopLive2018, Clara canta, e molto bene, anche da sola. Eccome. Quest'anno infatti uscirà il suo sesto album da solista: il singolo apripista, Se avessi un figlio, lascia presagire qualcosa di molto intrigante e profondo, una svolta, o una riflessione personale, che diventa artistica

L'abbiamo incontrata, memori del fatto che il Blasco nazionale l'ha definita «la Ferrari del rock». Era il caso di capirne di più, conoscere meglio i dettagli di questa nuova avventura musicale e soprattutto che piega sta prendendo la sua evoluzione professionale.

Clara Moroni, dopo tanti anni su uno dei palchi più importanti d'Italia, quello di Vasco, come stai vivendo questa nuova veste con un progetto tutto tuo?

È stimolante. Doversi rimettere in gioco con qualcosa da dire è un'esperienza importante e fa sentire vivi. Se dicessi che la cosa non mi ha fatto ne caldo ne freddo sarei ipocrita. Ma di eterno non c'è nulla quindi nemmeno io potevo pensare che questo non valesse per me... (sorride ndr)

Il tuo nuovo singolo, Se avessi un figlio, apre a un tema piuttosto serio, ce lo puoi spiegare?

Questo mio progetto musicale, arriva dopo un periodo non semplice, a livello personale, tra problemi fisici che mi hanno riguardato in prima persona ed una perdita, a causa di una malattia incurabile, di una persona cara. Diciamo che un nuovo disco tutto mio era advvero lontano anni luce fino a qualche mese fa.

Il tuo nuovo singolo non è certo commerciale, il testo racconta la storia di una madre che parla al proprio figlio, che cosa vuole dirgli?

Tutto l'album, non solo il singolo, non ha velleità commerciali, non mi interessava costruirlo per vendere. Molto più semplicemente, vuole essere una condivisione di sentimenti e principi, che arriva dopo l'esperienza di una vita, a livello di vita personale e nella musica. Avevo voglia di mettere me al centro, esternare ciò che sento. Anche a costo di apparire un po' una santona, ma per dire, a modo mio, quello che secondo me non va. E sono partita da questo brano dove racconto la mia visione del mondo e di come si dovrebbe raccontare un figlio.

Quindi il tuo progetto è puntare su queste tematiche, sull'impegno?

Sì e no, Se avessi un figlio è ciò che sento io guardando i giovani, il mio sentimento su una società che, a mio parere, ha fallito. Questi ragazzi non hanno quelle basi che, forse sono state trasmesse alla mia generazione, ma tutto il disco non è necessariamente pensato ed incentrato su questo tema. Mi sono fatta il regalo di esprimere tutto quello che sento e penso dopo tanti anni di lavoro e di vita veramente vissuta.

Viene spontaneo chiederti che cosa pensi della musica e dello star system italiano di oggi...

Domanda non facile. Mi pare che oggi sia veramente difficile trovare musica che abbia qualcosa da dire e da dare. Non lo dico per incensare me stessa, ma faccio il paragone di quando si passò, in Italia, dal melodico ai Beatles, al rock, al punk. Non era soltanto musica, era qualcosa che esprimeva anche un desiderio di cambiamento. Il bisogno di uno stile di vita che poteva davvero toccare il cuore delle maggioranza dei ragazzi. Oggi quel fervore creativo non si nota in quasi nessun esordio. Non so se oggi, nel mercato musicale italiano, esiste qualcosa che possa penetrare nell'animo delle giovani generazioni così come accadeva negli anni 70 ed 80.

E perché, secondo te?

Se la musica è una forma di espressione artistica, questa è sempre legata al contesto culturale. Oggi, mi fa male dirlo, il livello della riflessione si è abbassato molto e ciò che la musica trasmette secondo me la decadenza culturale attuale.

È per questo che oggi ci sono tante belle voci ma mancano i pezzi?

Sì. Nel trentennio che andava dai 60 alla fine degli anni 90, abbiamo avuto autori che esprimevano un sentimento forte. C'era chi sceglieva una strada, chi altre strade. Molti erano diretti verso il mondo più commerciale, ma il messaggio c'era sempre e il mercato era pieno di pezzi e di album, che hanno lasciato il segno.

Viviamo in un Occidente consunto, non vedo più una profondità tale da permettere agli animi di coltivare un'ispirazione a realizzare qualcosa che resti.

Quindi Clara Moroni avrà un'idea precisa anche del fenomeno Talent. Dove ci porterà?

Porta ad una questione di numeri. Ogni anno si costruisce una visibilità per un numero altissimo di personaggi. L'anno dopo se ne sfornano altri. Ma non c’e’ posto per tutti! Quando la ruota inizia un nuovo giro si debbono trovare nuovi personaggi, per fare nuovi numeri.

Anche se non sei più nello staff del Blasco, in questi giorni, fino al 21 giugno, apri i suoi concerti cantando il tuo progetto. E dopo?

Ho avuto una bella opportunità. Poi dovrò pensare a far camminare da solo questo progetto. Sicuramente nell'ultima parte del 2018 sarò in giro per l'italia a raccontare la mia avventura artistica.

Chi sarà con te per presentare questa tua ultima fatica?

Condividerò il palco con la chitarra di Mattia Tedesco, il resto sarà su sequenze.

Una situazione molto intima, quindi?

Abbiamo fatto questa scelta per poter ragionare anche su location non immense che consentano di proporsi a tutti i livelli. La capacità di questo mio compagno di viaggio è tale che mi sento più che tranquilla!

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