Lode e gloria a Lara Gilmore, il lato visionario di Massimo Bottura (solo moglie è troppo riduttivo)

La signora Bottura è il vero motore della creatività del marito e della comunicazione dell'Osteria Francescana: per questo ci piace tantissimo.

image
Credits Paolo Terzi

Si può essere la moglie dello chef migliore al mondo, non farsi eclissare dalla definizione di moglie ed eliminare alla base la credenza “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Faciloneria di un detto che tiene in scacco da secoli le donne. Non è vero che sta dietro. Non è vero che si debba mettersi al servizio di una personalità dirompente. A descrivere certe donne conviene usare bene le parole: al lato di un grande uomo. Pari e patta. Lui e lei, lei e lui, forti nei rispettivi campi. Lara Gilmore moglie di Massimo Bottura, e Massimo Bottura marito di Lara T. Gilmore. Nel caso della coppia numero uno della ristorazione italiana, lei e lui sono due poli che si attraggono alla pari. E ribaltano benissimo i paradigmi. Americana, spigliata e discreta, una testa pensante e bellissima, Lara Gilmore età 50 anni è una di quelle donne di fronte alle quali viene spontaneo fare un inchino. E provare soggezione di fronte alla sua spigliata allegria. Perché è determinata, pragmatica, divertente. Costante e decisa in una comunicazione rigorosa che non dimentica la leggerezza della forma nella sostanza del contenuto. La persona che ha disposto, alla pari col marito, il flusso positivo che ha portato i migliori riconoscimenti del mondo e ha creato Food For Soul, l’associazione no profit che si batte contro gli sprechi alimentari. Dalle cucine degli stellati all’utilizzo intelligente degli scarti. C’entra Lara Gilmore in tutto questo. Lara, la donna che ha svoltato la vita di Massimo Bottura. Come lui ha svoltato quella di lei.

Courtesy World's 50 Best

1968, a Washington nasce Lara Gilmore. Suo padre è Kenneth Gilmore, giornalista e direttore del celebre Reader’s Digest, la madre Janet è un’appassionata di cucina: in casa Gilmore il cibo è sacro. Foodwise, consapevoli dell'importanza dell'alimentazione. La giovane Lara vibra di ispirazioni, si appassiona di arte contemporanea, lavora al Wooster Theatre accanto a Willem Dafoe. A 24 anni, nel 1993, a New York incappa in un giovanissimo Massimo Bottura da Modena, “un vulcano di idee ed energia” come lo avrebbe poi definito la suocera in seguito in un profilo del New Yorker. E l’incontro tra Massimo Bottura e Lara Gilmore è uno di quelli da film, meriterebbe una sceneggiatura rom-com che nemmeno la migliore Nora Ephron dei tempi d’oro. Bottura lavora al Le Cirque, 400 coperti, più che un ristorante una catena di montaggio continua che vive di massivo. La sua carica creativa di certo non può sfogarsi così. Dopo un servizio un giorno Bottura finisce in un caffè a Soho, e si propone per lavorare lì, in cucina, per liberarsi dal peso di un posto che non fa per lui. Al bancone, lo stesso giorno e nello stesso turno, debutta Lara che cerca un lavoretto per arrotondare. È il 7 aprile del 1993. Cinque mesi dopo, per il compleanno di Bottura, il pragmatismo americano di Lara la fa salire su un aereo. Dalla Grande Mela tentacolare alla piena Emilia patria dell'aceto balsamico, dove la grande rivoluzione culinaria dell’accoglienza e del turismo intelligente deve ancora arrivare. Ma ci vuole ben altro per scalfire l’entusiasmo della giovane americana.

Ci vuole Massimo, che ha ricevuto Alain Ducasse nel suo vecchio ristorante di Campazzo, profondissima provincia modenese, e si è trasferito a cucinare con lui per un periodo all’Hôtel de Paris di Montecarlo. Un training durissimo che insegna tanto a Bottura. Ma quando Lara va a trovarlo per capire come si sia mettendo il loro futuro insieme, lo chef le fa una battuta di cattivissimo gusto: “Ah non lo so, ci sono tante donne là fuori che non ho ancora incontrato”. Lara se ne va senza dire una parola. E le certezze di Massimo crollano, perché senza di lei ha capito che manca il vero motore della sua creatività. La cerca come un segugio, la rintraccia, le strappa una promessa. Per Lara Gilmore il matrimonio non è solo sposare Massimo Bottura, ma anche il suo ristorante, quell’Osteria Francescana che ha rilevato e che vuole far diventare la fucina delle sue idee. Lara lo capisce: d’altronde ne condivide la visione. Nel 1994 Lara Gilmore e Massimo Bottura si sposano, tra di loro e con la loro idea. "Anni dopo, a ripensarci, chiedermi di sposarlo lo stesso giorno che abbiamo aperto il ristorante era un modo sottile di dirmi "sei pronta a sposare un ristorante"?" ha raccontato Lara a Chef's Table nella puntata dedicata a Massimo Bottura. "In sostanza, ho sposato un ristorante. Il ristorante non è mai stato qualcosa che ha portato via mio marito da me, il ristorante è la nostra famiglia, la nostra grande famiglia".

Ma se il ristorante ha rischiato grosso, la famiglia no. Quella allargata, sopratutto, perché quando la Francescana è sull'orlo del fallimento è la famiglia di Lara a credere nel genero e a sanarne le finanze per ripartire. Massimo cucina, Lara ha un magazine di arte che si chiama CUBE e un negozio di second-hand e vintage americano che rifornisce facendo la spola qua e là dell’Atlantico. Finché Ferran Adrià non arriva a dare la sua benedizione alla visione della Francescana e a spalancare a Massimo Bottura le porte dei grandi, vale a dire le sue a El Bulli. Lara è incinta del secondo figlio quando inizia la scalata reale di Massimo Bottura. Lo spinge lei con critiche costruttive camuffate da consigli indiretti, confronto continuo, sostegno reciproco nei rispettivi ruoli. “Quando rimasi incinta di Charlie, Massimo mi chiese se poteva andare da Ferran Adrià, considerato il padre della cucina molecolare, per uno stage nel suo ristorante El Bulli, in Spagna. Gli dissi di andare. Da me continuano a uscire solo parole propositive e positive” ha raccontato Lara in un'intervista a Il Resto del Carlino nel 2016. Prima di Charlie era già nata Alexa, i figli di Lara Gilmore e Massimo Bottura sono due. La maggiore studia comunicazione negli Stati Uniti. Charlie, nato con un ritardo cognitivo, ha spinto i coniugi Bottura ad aprire ancora di più le proprie visioni. Perché di questo si parla: di prospettive, di aperture. Oltre la stereoscopica classica, come il diaframma di una macchina fotografia. Più luce entra, più la pellicola diventa sensibile e le immagini si imprimono. Per Charlie e i ragazzi che sono affetti da disturbi dello spettro autistico, Massimo e Lara hanno creato il progetto “Il Tortellante Aut Aut”, un laboratorio didattico di pasta fresca per ragazzi e giovani adulti che mira a insegnare loro un mestiere, e inserire i più capaci nei luoghi di lavoro. A ottobre 2018 è previsto anche una nuova sede tutta per loro, si legge sul sito della onlus.

Nella puntata che l'imprescindibile Chef’s Table su Netflix ha dedicato a Massimo Bottura, Lara Gilmore è sempre presente. In video e nelle parole del marito. Mai esclusa dai suoi successi, anzi, parte integrante e decisiva di molti di essi. Intanto per quanto riguarda la visione: la passione di Lara Gilmore per l’arte contemporanea ha influenzato vivamente la visione di Massimo Bottura. “Lei mi ha aperto un mondo, un modo di vedere che io voglio riprodurre nei miei piatti” ha svelato lo chef in una vecchia intervista a Vanity Fair. L’occhio scuro e attento di Lara è tutt’uno con le sue attentissime papille gustative (sì, in casa cucina lei, specialità risotti, pollo al curry eccezionale e quando prepara il suo celebre minestrone di verdure è Bottura a correre tra le mura domestiche invece di cenare alla Francescana), il suo ruolo di enzima scatenante è centrale. “So di aver dato a Massimo la piena libertà di inseguire il suo sogno e di aver contribuito nel tempo a sostenerlo” ha svelato Lara. A chi si domanda se e quanto sia difficile essere la moglie di uno chef tanto famoso, Lara Gilmore è la risposta a tutto. Facile non è, come non è facile stare a fianco di qualunque personaggio così famoso e influente. Ma Lara è talmente decisa, definita, indipendente da pensare oltre. “Non posso ragionare come potrebbe fare un’altra donna” ha ammesso nella stessa intervista. Ma non ci potrebbe essere un’altra donna a fianco di Bottura, a pensarci bene. “Se andiamo al cinema a vedere un film e gli chiedo “che pensi del film” lui mi dice “non lo so, non ero attento, pensavo a come rendere la mozzarella invisibile, berla e avere il sapore di pomodoro e mozzarella. Non sarebbe bellissimo?” e io penso “oddio, davvero non ha guardato il film” ha scherzato Lara Gilmore per spiegare il funzionamento del cervello del marito. Ci vuole pazienza? Ci vuole tutto, non solo la pazienza. La capacità di diversificare, di incanalare, di sostenere. Grazie ai suoi studi e alla sua capacità comunicativa, Lara Gilmore cura da 20 anni il marketing dell’osteria Francescana. E dove non può esserci lui, c’è comunque lei: dove si parla di cibo buono e che fa bene, di sostenibilità, di green economy della filiera, Lara non manca mai. È il suo lavoro, la sua filosofia, ciò in cui crede. Ai Care’s Chef Ethical Days 2018 organizzati da Norbert Niederkofler, Lara Gilmore girellava divertita e golosa tra le preparazioni degli chef, con un sorriso e una stretta di mano allegra per tutti. Una ragazzina come quella che nel 1993 incrociò, in un caffè di New York, l’uomo perfetto per lei, la sua gemma come Lara Gilmore su Instagram ha definito Massimo Bottura festeggiando il nuovo risultato. Sorridenti come i ragazzini che erano quel giorno. Quando due vite comuni divennero eccezionali.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito