Viva la schiettezza di Jacinda Ardern, la più giovane premier neozelandese e nostra prossima musa

A 37 anni, la primo ministro della Nuova Zelanda è la seconda leader al mondo a partorire durante il suo mandato.

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“Sono incinta, non malata”. Petizione per accogliere questa dichiarazione in ogni frasario possibile immaginabile dedicato alle donne, contro gli stereotipi di genere. Una frase secca, detta con un sorriso, e Jacinda Ardern su Twitter è diventata una star. La premier della Nuova Zelanda, agli inizi di gennaio 2018, ha valicato ogni confine e limite col pancino appena accennato ma una coscienza e una logica di ferro. Quando la premier aveva annunciato di essere in attesa della sua prima figlia, in molti si erano chiesti se l’impegno lavorativo istituzionale potesse andare d’accordo con la condizione della gravidanza, ripensando alle sue capacità. Alla giornalista che aveva espresso i dubbi in una domanda in conferenza stampa, Jacinda Ardern aveva ribattuto con una naturalezza vincente. Sono bastate pochissime parole: “Sono incinta, non malata. Come tutte le altre che hanno avuto figli prima di me, andrò avanti e basta”. Una di quelle frasi motivazionali per donne da tatuarsi addosso, che illuminano un big bang temporale. Cos’è questa fissazione che le donne in gravidanza non possono fare niente? Che le donne restino incinte avviene dalla notte dei tempi. Che lavorino anche col pancione, pure (quando possono, in alcuni casi molto difficili è comprensibile che non si debbano muovere). Solo negli ultimi anni di storia sociale il pancione è diventato sinonimo di una donna in stato intoccabile da divinità da servire, adorare e (tristemente) lasciare inabile a qualunque azione. Figurarsi guidare un paese. La determinazione della premier neozelandese nello sfatare serenamente i pregiudizi ci era piaciuta tantissimo. Oggi che Jacinda Ardern su Instagram ha annunciato la nascita della sua prima figlia con una foto e una breve didascalia di ringraziamento all’ospedale di Auckland, schizza immediatamente in cima alla classifica delle nostre preferenze femminili ever.

D’altronde la primo ministro neozelandese, la più giovane capo di governo che abbia mai guidato il paese australe patria del rugby, merita davvero molta attenzione per la sua barra a dritta. Jacinda Kate Laurell Ardern età 37 anni, nata nel 1980 ad Hamilton nel nord della Nuova Zelanda, laureata nel 2001 e già ricercatrice di gabinetto poi nel team dei consulenti britannici per Tony Blair, le idee politiche chiare le ha sempre avute. E passo dopo passo, ha conquistato sia il Partito Laburista neozelandese, sia il suo elettorato. Tra l’altro riportando in alto i consensi della sinistra falcidiata da risultati elettorali snervanti. Nel 2008, a 28 anni, Jacinda Ardern diventa presidente dell'Unione internazionale dei giovani socialisti e parlamentare della lista, incarico che mantiene per 10 anni. Durante i quali lavora, silenziosamente ma a testa alta, per comprendere le necessità sia del paese, sia del suo partito. E le azzecca tutte. Anni e anni di dibattiti focalizzati sulla paura hanno reso l’elettorato ipersensibile e rigido. Jacinda Ardern vuole altro per sé e per loro, soprattutto.

Jacinda Ardern al Polyfest ad Auckland
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Chi è Jacinda Ardern? Eletta all'unanimità come vice leader del partito laburista il 1 marzo 2017, in seguito alle dimissioni di Annette King, assume il posto di rilievo del partito cinque mesi dopo, con l’addio di Andrew Little e i laburisti neozelandesi ai minimi storici nei sondaggi. La fotografia seppia e tristissima delle forze progressiste mondiali in crollo generale coinvolge anche la Nuova Zelanda, ma Jacinda Ardern è pronta a ribaltarla: alla sua prima conferenza stampa parla di necessità di positività. Roba da fricchettoni? Si chiama speranza, o cinici che non siete altro. Jacinda dà speranza, apre possibilità. Il partito viene inondato di donazioni dai sostenitori, fino a raggiungere il picco di 700 dollari neozelandesi al minuto. C'è un volto fresco e nuovo nonostante sia una veterana politica, capace di compromesso dove serve, ferma nei suoi ideali. La CNN, fiutando la portata della sua leadership, comincia a parlare di Jacindamania o The Jacinda Effect. Gli americani fanno da copywriter perfetti per la più giovane leader di partito al mondo, la seconda donna a capo dei Laburisti in Nuova Zelanda, la cui fama si espande al di fuori dei confini oceanici nazionali.

Jacinda Ardern viene nominata Primo Ministro NZ per incroci di coalizioni formate dai Laburisti con l’appoggio dei populisti di Winston Peters, già vicepremier dal 1996 al 1998. Lui e Jacinda non potrebbero essere più diversi come idee, estrazione, persino il sesso in questo caso potrebbe essere una discriminante. Ma con l’avvio dell’alleanza sostenuta dai Verdi, Jacinda Ardern occupa lo scranno più alto del parlamento neozelandese. È la terza donna premier in Nuova Zelanda dopo Jenny Shipley ed Helen Clark. Peters le fa da vicepremier. E Jacinda inizia la sua opera politica, incontra le popolazioni Maori (che la accolgono fortunatamente bene), intesse relazioni positive con il premier australiano Malcolm Turnbull per risolvere la questione degli immigrati neozelandesi in Australia trattati barbaramente dal governo centrale. È instancabile e cerca di tenere fede al motto della sua campagna elettorale: “focused, empathetic and strong”, concentrata, empatica e forte. Come lei. Particolarmente concentrata sulle questioni sociali, Jacinda Ardern ha votato a favore del matrimonio omosesuale, è stata la prima premier neozelandese a marciare pubblicamente al gay pride ed è a favore dell’aborto. Inoltre, sulla scia delle decisioni prese dal premier canadese Trudeau, Jacinda Ardern vorrebbe lanciare un referendum per la depenalizzazione della cannabis entro il primo anno del suo governo, insediatosi a fine 2017. E quando ha annunciato di essere incinta ha mostrato al mondo che una donna col pancione non è impossibilitata a guidare un paese.

A sostenerla c’è Clarke Gayford, partner di Jacinda Ardern (marito non ancora), conosciuto nel 2012 e con cui il giorno del primo appuntamento, ha raccontato lui in un’intervista a Newshub, sono andati a pescare. Sono una di quelle coppie belle bellissime che viene naturale ammirare: e sono anche parecchio simpatici, chillax quanto basta, zero formalità o glamour eccessivo. Sono persone normali in cui è facile identificarsi, anche se poi magari Jacinda è al telefono con Donald Trump e Clarke deve intervenire per portare via il gatto che miagola interrompendo le conversazioni internazionali (tutto vero). Talmente laidback che i neozelandesi li adorano e li difendono, come avvenne dopo l’intervista di Jacinda Ardern e Clarke Gayford al giornalista tv Charles Wooley che li bombardò di domande personali sul concepimento della bambina e sulla loro relazione. Creepy. E di fronte a battute sessiste all’indirizzo della premier australiana,“Come fa una persona così giovane e carina a voler fare politica”, Jacinda risposte naturalmente “le persone carine fanno politica”. I neozelandesi sono insorti contro il giornalista definendo l’intervista “ripugnante”, ma la premier ha preferito lasciar perdere. E ora che la prima figlia di Jacinda Ardern e Clarke Gayford è nata, la premier australiana sa che dovrà affrontare anche l’esposizione mediatica della bambina: “Sono io che mi sono messa in politica, sono io che devo essere in prima linea. Cerco di minimizzare la sovraesposiozine della mia famiglia e sarà quello che faremo nel corso delle prossime settimane” aveva anticipato alla tv nazionale TVNZ. Furbescamente, Jacinda Ardern su Instagram ha pubblicato la foto ufficiale della nascita per evitare per ora esclusive (cfr. Kate e William) o paparazzi scatenati. Sei mesi di maternità, poi Jacinda Ardern riprenderà la sua poltrona. La nuova era neozelandese è appena cominciata.

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