Opinione

Quando il femminismo è supremazia bianca in tacchi alti

Dal controllo del tono di voce al whitesplaining, il femminismo delle donne bianche liberal è più tossico di quanto loro credano, spiega Rachel Cargle.

toxic white feminism 
Design by Moira Gilligan

Quando ho sentito del tragico omicidio della diciottenne Nia Wilson, che è stata accoltellata a morte in un attacco non provocato a Oakland lo scorso mese, ho potuto sentire il cuore che cominciava a sanguinare. La mia comunità di donne nere era di nuovo a lutto.

Mentre lottavamo con la realtà della morte di Nia, ho scelto di usare Instagram per rendere più facile la discussione e tirare fuori domande come "Quante altre donne e ragazze nere devono morire prima che i media mainstream le considerino una storia di valore da raccontare? Come possono portare via così gentilmente in manette il suo assassino maschio e bianco, quando gli uomini neri sono sbattuti a terra in mezzo al traffico? Perché i pianti di sua madre e le lacrime di suo padre non sono sufficienti al mondo per richiedere giustizia immediata? E dove sono tutte le voci degli amici e amiche bianchi e femministi quando una donna nera viene tragicamente assassinata?"

Quasi subito, su mia richiesta, centinaia di commentatori hanno chiesto alle donne bianche che vedevano come amiche e leader di utilizzare le loro piattaforme per portare alla luce la tragedia della morte di Nia, con lo stesso sdegno mostrato dagli alleati neri e femministi. E molte lo hanno fatto, chiedendo giustizia e al tempo stesso mostrando la loro incredulità di fronte ad una storia che non era riuscita ad ottenere risonanza nazionale come nei casi di Laci Peterson's o JonBenét Ramsey. Ma ci sono state anche tante donne bianche, donne le cui biografie recitano titoli come “guerriera di giustizia civile” e “femminista intersezionale”, che hanno interpretato questa richiesta di solidarietà come un attacco personale.

"Donne bianche che si proclamano “femministe intersezionali” hanno in qualche modo interpretato questa richiesta di solidarietà come un attacco personale."

Invece di condividere lo sdegno per l’omicidio brutale di Nia, si sono espresse furiosamente per essere state taggate in un post che, secondo loro, sfidava la percezione del loro talento femminista. Ci sono state tante difese, richieste di riconoscimento di tutte le cose che avevano fatto per il popolo nero in passato, e un numero tremendo di sfoghi che includevano insulti razzisti sulla prostituzione.

La fragilità di queste donne non è stata una sorpresa per me. In un momento cruciale per la visibilità della nostra comunità marginale, c’era più preoccupazione per i loro sentimenti e i loro ego invece della lotta continua per le donne nella loro collettività. Quella che sarebbe potuto essere una necessaria, integrale manifestazione di solidarietà e vera intersezionalità è diventata rapidamente una dimostrazione continua della tossicità che il femminismo biancocentrico può portare sul tavolo dell’attivismo.

"In un momento cruciale per la visibilità della nostra comunità marginale, c’era più preoccupazione per i loro sentimenti e i loro ego invece della lotta continua per le donne nella loro interezza."

È questo il tipo di comportamento che resta nascosto sotto la guisa del femminismo solo finché fa comodo, solo finché è un guadagno personale, solo finché ti fa essere “sul pezzo”. Ma se la storia di questo movimento ci ha davvero insegnato qualcosa, è che i punti di incontro sono vitali nel femminismo. Non possiamo dimenticare il modo in cui le suffragette non prendessero in considerazione le voci delle donne nere, lasciate ai margini delle loro marce. Concessero solo ad attiviste nere come Ida B. Wells e Anna Julia Cooper di combattere per il voto e per i diritti delle persone nere, e loro riuscirono a cambiare questo paese. Se non c’è l’inclusione intenzionale e attiva delle donne di colore, allora il femminismo è soltanto supremazia bianca coi tacchi.

Prendersela con le femministe bianche progressiste e liberali che rifiutano di lasciar perdere la guardia dell’”ultima liberazione” per imparare realmente dalle donne di colore -che lottano con determinazione e grazia da generazioni- è la parte più stremante dell’essere un’attivista femminista nera. Nonostante ciò, per quanto deprimenti siano diventate le azioni di tante di queste donne che sono state “chiamate”, la mia speranza più grande è che questo episodio strano serva da lezione, da dissezione se preferite, di cosa sia realmente il femminismo bianco tossico. Leggiamo qualcuno dei temi del The Toxic White Feminism Playbook, il libro del femminismo bianco tossico:

Controllo del tono di voce

Quando le donne di colore iniziano a lamentarsi del loro dolore, frustrazione e completa indignazione del sistema che permette ancora oggi ai nostri uomini di essere uccisi, ai nostri bambini di essere ignorati e alle nostre vite di essere messe da parte, di solito incontriamo donne bianche che ci dicono che forse dovremmo “dire cose in modo più carino” se vogliamo essere ascoltate e rispettate.

Circonvenzione spirituale

Il modo più facile che le donne bianche hanno di girare intorno alle realtà del razzismo è “ama e alleggerisci”. Quando si confrontano con i modi in cui hanno offeso un gruppo marginale con le loro parole o azioni, iniziano immediatamente a chiedere pace e unità, dipingendo coloro che hanno ferito come aggressive, cattive e divisive.

Il complesso del salvatore bianco

Molte donne bianche insistono che non c’è un modo per loro di essere parte del problema, grazie ai loro lunghi riassunti di ciò che hanno “fatto per voi”. Invece di ascoltare ciò che le donne di colore stanno cercando di esprime, sfoderano le Cose Belle Che Ho Fatto Per Le Persone Nere In Passato, che spesso include di tutto, dal “salutare il vicino di casa nero ogni mattina” a “ho salvato un bimbo nero con l’adozione e lo tratto come i miei bambini bianchi”

Centralizzazione

La più comune di tutti. Le donne bianche sono talmente invischiate in come si sentono nel momento in cui le donne nere si esprimono, che tirano completamente l’energia, la direzione e il punto della conversazione verso di loro e i loro sentimenti. Iniziano a spiegare perché la razza sia un tema difficile per loro, quale credono sia la soluzione migliore per il tema di cui si parla, e forse anche quel che possono fare le donne di colore per renderlo più appetibile.

Mano a mano che queste cose succedono, è dolorosamente ovvio che molte donne bianche credono che il peggio che possa capitare è di essere definite razziste. Fatemi essere chiara: non lo è. Vedere tuo figlio minacciato con una pistola in strada dalla polizia è decisamente peggio, essere rifiutati alle cure mediche per razza e propensione sottintesa per poi morire è decisamente peggio. Essere molestati dalle autorità solo per diventare tu l’accusato al posto loro, è molto peggio.

Ma anche i momenti di esplicita deumanizzazione della comunità nera non sono riusciti a far comprendere alla maggioranza delle donne bianche liberali di doversi unire alla nostra lotta per la giustizia razziale. Ho imparato col mio lavoro che le donne bianche sembrano riuscire a digerire i problemi della razza solo quando vengono interpretati nella prospettiva del femminismo (bianco). Spesso mi trovo quindi a chiarirlo in questo modo:

Quando cercate di tirarvi fuori da una conversazione sulla razza dicendo cose tipo “Non vedo un colore” o “Ho sposato un uomo nero e ho bambini marroni”, è irrazionale come se un uomo dicesse che non può essere sessista e misogino perché ha una figlia.

Quando cercate di non essere ammassate in una conversazione sui sistemi oppressivi contro le persone emarginate, perché vi vedete come persone consapevoli, state sostanzialmente urlando a tutti “non tutti gli uomini”

Quando cercate di razionalizzare la brutalità della polizia dicendo “ma le persone nere uccidono anche persone nere”, state dicendo le stesse cose che pensano gli uomini quando dicono “Non doveva indossare quella gonna, se l’è cercata”.

Quando entrate in spazi neri o marroni e “suggerite” come possano raggiungere adeguatamente persone bianche sul tema della razza, state facendo “whitesplaining” su come le persone di colore debbano vivere il loro attivismo.

Quando iniziate a sentirvi sulla difesa in una conversazione sulla razza, chiedendo spiegazione, è come se un uomo invadesse lo spazio di una donna dicendo “Fammi sentire più a mio agio in questo momento, anche se il punto di questo spazio è scoprire quanto io ti faccia sentire a disagio ogni giorno in tanti modi”

In sostanza, che cosa significa essere davvero alleati? Accettare la realtà delle dinamiche di questo paese. La pelle bianca porta al privilegio bianco, e un alleato sfrutta questo privilegio per lottare con e per chi è marginalizzato. Essere alleati significa votare per chi garantisce alle persone più escluse tra noi di essere ascoltate e difese. Essere alleati significa usare la propria sfera e influenza, che sia il tavolo da pranzo di casa o la sala degli incontri dell’azienda, per denunciare azioni e ideali razzisti. Essere alleati significa dare voce alle esperienze delle persone di colore in modo da non essere dimenticati e ignorati in continuazione.

"Molte donne bianche hanno una reazione immeddiata di difesa quando qualcuno sfida le loro intenzioni"

Cosa rende l’alleanza così difficile per tanti? Tante donne bianche hanno una reazione immediata di difesa quando qualcuno sfida le loro intenzioni. Ed è in quel momento preciso che devono fermarsi e capire che hanno offeso qualcuno. Non è mai chi offende che decide se quel qualcuno si è offeso. Se hai bisogno di respingere le parole e le esperienze delle persone di colore -perché pensi che stiano “reagendo male” o perché non lo sapevi o perché “non ha nulla a che fare con la razza” - è colpa del tuo ego, non della razionalità. Ascolta e impara, invece.

La sociologa bianca Robin DiAngelo, che studia i discorsi critici, ci ricorda nel suo nuovo libro White Fragility (Fragilità bianca) che “la chiave per superare tutto questo è cosa ce ne facciamo del nostro disagio. Possiamo usarlo come una via d’uscita, prendercela col messaggero e rifiutare il messaggio. O possiamo usarlo come una via d’entrata chiedendoci: perché mi fa sentire fuori posto? Cosa significherebbe per me se questo fosse vero?” Il razzismo è americano come la torta. Perché il movimento femminista sia davvero progressista e collettivo, le donne bianche devono capire questa cosa e iniziare a prendersi le loro responsabilità. Siamo ben distanti dallo smantellamento di un sistema che, se non attaccato direttamente e con forza, ci sconfiggerà tutte alla fine.

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