L'amore vince tutto? Sì, secondo Valeria Bilello, fantastica cattiva nella serie "Sense8"

L'attrice italiana, che è una delle protagoniste della nostra cover di settembre ambientata al Lido di Venezia, ci racconta cosa vuol dire lavorare su un set internazionale con le sorelle Wachowski (quelle di Matrix).

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Marcin Tyszka

È un ritorno: «Scattare al Lido vuoto, vedere il Palazzo del cinema con le saracinesche abbassate è stato surreale e bellissimo, sembrava il set di Morte a Venezia», ci racconta Valeria Bilello. L’attrice ha debuttato alla Mostra del cinema di Venezia dieci anni fa con Il papà di Giovanna di Pupi Avati. Poi ha recitato in Happy Family di Gabriele Salvatores, in Miele di Valeria Golino, in Beata Ignoranza di Massimiliano Bruno, nella serie tv Squadra mobile, per citare alcuni titoli. Ed è l’unica italiana nel cast della seconda stagione di Sense8, sci-fi drama americano di Netflix diretto dalle sorelle Wachowski, le menti di Matrix.

Valeria Bilello è la cattiva Lila Facchini di Sense8, sci-fi drama americano di Netflix diretto dalle sorelle Wachowski, le menti di Matrix.
Reiner Bajo / Netflix

A 36 anni Valeria è all’apice di una carriera che ha costruito con molto impegno e «molto humour» da quando, a 17 anni, è diventata conduttrice e volto fresco di Mtv. «Studiavo ancora, al liceo e poi all’accademia di regia, correvo da una parte all’altra di Milano per le dirette e le sitcom. E vivevo anche quello spazio come un’organizzazione scolastica, i miei colleghi erano come compagni di classe, i producer degli altri professori, solo mi divertivo di più».

Il suo prossimo appuntamento in tv è in autunno, con la serie romantica Lontano da te. «Mi è piaciuto molto girarla, e lavorare con la collega spagnola Megan Montaner. E poi c’è il tema delle “visioni” che dal punto di visto estetico ricorderà Sense8».

Valeria Bilello è è una delle protagoniste della nostra cover di settembre ambientata a Venezia. Qui in cappotto in misto lana, Liu Jo. Orecchini in oro bianco con pavé di diamanti, Vhernier.
Marcin Tyszka

Il ruolo di Lila Facchini in Sense8 è quello della svolta? Sì, l’idea di poter interpretare un ruolo del genere prima non era neanche immaginabile. Pensavo di non avere le caratteristiche fisiche, la personalità, il seme di quel carattere, invece mi sono divertita tantissimo e potrei interpretare un’altra villain domani. Perché i malvagi hanno tutti in comune la cattiveria di un bambino a cui tolgono il giocattolo. Questa parte mi ha aperto delle possibilità per altre produzioni internazionali, che non vedo l’ora di iniziare: in autunno girerò in Toscana il film di James D’Arcy. Per la prima volta interpreto una giovane madre, e ci sarà un bellissimo cast.

Come cambia il modo di pensare su un set internazionale? Che domanda centrata: non c’è tempo di pensare! Lana (Wachowski) ha un modo di girare che non prevede prove, nonostante il budget quasi illimitato e il tempo a disposizione. Ama rischiare, vedere cosa succede nei primi ciak, 3, 2, 1, action. Lì si diventa animali, ma ho scoperto che nella paura di non sapere cosa sta per succedere senti molto di più gli altri, inizi ad annusare ogni battuta, ogni gesto, ogni dettaglio che ti può servire e restituisci la palla in modo più presente nel momento, invece che nella scena.

Di cos’altro hai paura? Di essere fraintesa, come mi è già successo. Mentre fino ai 25 anni, ai tempi di Mtv, temevo di sembrare altro, adesso è proprio nella parola che ho paura di non essere capita, che qualcosa di me non arrivi nitidamente. Per il resto, prima avevo un trolley di paure pesantissimo, ora sempre meno. Non temo più di diventare grande o di invecchiare, nemmeno di volare. E di non essere all’altezza o di non essere perfetta, preoccupazione che ho avuto dalle scuole medie in poi, perché sono sempre stata una secchiona.

Quando hai intuito il potere di parlare bene l’inglese? È venuto così, ma ho capito che potevo imparare i suoni a memoria già in quinta elementare, in auto con mia sorella che ascoltava gli Ace of Base. Non avevo la più pallida idea di cosa parlasse la canzone ma la sapevo tutta. I miei genitori mi hanno iscritto a scuole con corsi in inglese, persino quello di violino; poi ho fatto il liceo linguistico e ho viaggiato tantissimo. Ho vissuto a lungo a New York e lì ho cominciato anche a pensare in inglese, adesso non più.

Com’è stato vivere a New York? Bisogna stare a mille, non c’è tempo per rilassarsi, abbassare la guardia, se lavori nell’arte, nel design, nella moda c’è una concorrenza spietata, e sono sempre tutti più giovani, più forti, pronti a farti le scarpe anche se non vogliono. Ma allo stesso tempo questa specie di Olimpiade fa sì che tutti i più bravi e spregiudicati, se parlano inglese, finiscono lì. Il bello è che dà una possibilità veramente a tutti, New York accoglie e chiunque può diventare un campione, non è l’Italia.

Da noi com’è? Ci vuole più tempo per dimostrare di avere un valore, in generale tutto cambia molto lentamente. Devi resistere, mi viene in mente la resistenza, non la spregiudicatezza.

Tu sei spregiudicata? Guarda, con grande sorpresa sì, nelle cose importanti. Ho sempre sentito il bisogno di seguire l’istinto, di non pensare ai rischi ma di accettare serenamente la possibilità di sfracellarmi contro un muro, pur di godermi un momento indimenticabile. Ovviamente sto parlando di questioni sentimentali.

Sei fidanzata con il giornalista Tommaso Labate. Sei felice? Sì, sono felice e molto innamorata.

Citando il titolo dell’ultimo episodio di Sense8, l’amore vince tutto? Sì, sì, sì. Non l’avrei mai detto di me, ma è proprio un grandissimo sì.

In apertura Valeria Bilello indossa: blusa in crêpe di seta, Brunello Cucinelli; gonna in raso di seta plissé, Marni; scarpe in tulle di seta e suède, Dior. Le foto di Marcin Tyszka sono tratte dal numero di Marie Claire di settembre. Servizio Elisabetta Massari. Ha collaborato Fiammetta Moscatelli. Trucco Manola Spaziani per Simone Belli Agency. Capelli Roberto Pagnini per Freelancer Agency. Produzione SoloProd. Si ringrazia Hotel Excelsior, Lido di Venezia.

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