Cronache da Venezia 2018: la neo polemica su L'amica geniale che non vogliamo proprio ascoltare

Saverio Costanzo "dirige" le pagine di Elena Ferrante, mentre il pubblico "orchestra" la critica più sterile del Festival.

My Brilliant Friend (L'Amica Geniale) Photocall - 75th Venice Film Festival
Andreas RentzGetty Images

In una Mostra del Cinema accusata di “tossica mascolinità” dagli statunitensi (Hollywood Reporter in primis), non facciamo altro che vedere, giorno dopo giorno (si continua fino al 9 settembre prossimo), film che esaltano, valorizzano, esaltano e mai mortificano le donne, per non parlare poi degli eventi, dei panel e delle continue masterclass in cui sono - e saranno - loro le protagoniste. Ora, che ne sia stata scelta solo una dal direttore Alberto Barbera (l’australiana Jennifer Kent con The Nightigale, una storia di vendetta nella Tasmania dell’Ottocento) per il concorso ufficiale, conta davvero poco e dimostra che tutto quello che è stato scritto in quel lungo articolo, “è una pura e semplice polemica sterile”, come ci ha detto a cena l’attrice Paz Vega (ve la ricordate mentre sfrecciava a bordo di un motorino con un mini abito rosso in una delle scene cult di Lucia y el sexo?), splendida e sensuale più che mai nel suo abito nero di Carolina Herrera, pieno di stampe con pantere argentate.

Ieri sera, abbiamo avuto l’ennesima conferma vedendo in anteprima i primi due episodi della serie italiana più attesa del prossimo autunno, L’amica geniale, a novembre su Rai Uno, Raiplay e la piattaforma Tim Vision, al cinema dal 1° al 3 ottobre con Nexo. Saverio Costanzo che l’ha diretta, è riuscito a rendere al meglio quella storia piena di emozioni ma mai retorica che la “misteriosa” scrittrice Elena Ferrante ha scritto in quattro volumi divenuti dei veri e propri bestseller mondiali da due milioni di copie solo negli Stati Uniti.

Come molti, siamo rimasti affascinati, dalla storia dell’amicizia tra Elena e Lila, la bionda e la mora, le due bambine che crescono insieme in un rione napoletano degli anni Cinquanta tra ignoranza, fame e speranza in un futuro troppo lontano da qualsiasi cosa per poter sembrare migliore. Tra quelle abitazioni grigie e lontane dal mare, la Ferrante - sempre precisa nelle descrizioni e con una scrittura con una matrice talmente forte da apparire chiara - ambienta le loro esistenze e la loro crescita, un’amicizia epica e un mondo che è raccontato restando sempre fedele a un unico luogo e a un nucleo centrale che riguarda sentimenti universali.

Ludovica Nasti, Margherita Mazzucco, Elisa Del Genio, Saverio Costanzo e Gaia Girace
Antony JonesGetty Images

Con questa serie scritta con lo scrittore Premio Strega Francesco Piccolo e Laura Paolucci e prodotta da Wildside, Fandango, Hbo e Paolo Sorrentino come produttore esecutivo, Costanzo è riuscito nell’impresa più difficile: trasformare il lettore in spettatore, permettendogli così di ritornare a quelle scene, a quei personaggi e a quei luoghi scoperti immaginati e amati leggendo quei libri, ma il tutto senza fare paragoni. Tutto è così avvincente che lo spettatore penserà solo alla storia che vede in quel momento e poi - forse - una volta arrivato alla fine - a ciò che ha (forse) letto in precedenza. Quello che emerge è, appunto, come sottolineato, un pot pourri di sentimenti che sono al centro di quell’amicizia conflittuale ma complementare tra le due bambine prima (Elisa Del Genio è Elena, Ludovica Asti è Lila, a dir poco straordinarie), adolescenti poi (Margherita Mazzucco e Gaia Girace), e niente altro. In quel rione dimenticato da chiunque e lasciato ai suoi drammi quotidiani, tra miseria, violenza e una fastidiosa ma necessaria omertà, i legami con la cultura contadina sono ancora molto forti e la legge camorrista sta trovando quella strada che l’ha poi portata dove è oggi. Quelle bambine sono entrambe le più brave della classe, ma solo una - Lila - è geniale, come ricorda il titolo. Nessuno si salva da solo, figuriamoci loro due, smaniose di poter lasciare le elementari per le medie, ma soltanto Elena potrà farlo, perché il padre dell’altra, “o’ scarparo d’o rione” - non ha i soldi per accontentarla, ma, comunque, non glielo avrebbe permesso in ogni caso, “perché femmina”. Qui, i critici dell’Hollywood Reporter potrebbero far notare la presenza di un maschilismo violento più che tossico nella storia italiana che ci ha portato a quello che siamo - sempre secondo i loro metri di giudizio - oggi noi italiani. O forse no, perché - probabilmente - avranno letto anche loro quei quattro libri e vedranno anche loro questa serie che, invece, dimostra l’esatto contrario, ma non possiamo svelarvi di più per non rovinarvi il piacere della sorpresa. Costanzo, come la Ferrante, mette il luce il valore della conoscenza e personaggi come la maestra elementare (la interpreta Daria Romano), il deus ex machina, colei che imprime il cambiamento alle vite delle due ragazzine, lo dimostra. Ciò che poteva, forse, essere evitato, secondo molti (gli stessi che non hanno poi avuto il coraggio di scriverlo), è stato scegliere come voce narrante quella dell’attrice Alba Rohrwacher - “poco credibile e poco adatta per raccontare una storia napoletana di quel periodo, perché una brava attrice, ma sicuramente anche perché compagna del regista”, stando sempre a quei più. Questo, però, cosa importa? Che facciamo, reagiamo come gli americani e creiamo un’altra, ennesima, polemica inutile? No, assolutamente no, che si pensi alla serie e al suo (grande) valore.

Saverio Costanzo e Alba Rohrwacher
Vittorio Zunino CelottoGetty Images
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