#SoyPicoRojo è l'hashtag che denuncia il regime in Nicaragua a colpi di rossetto rosso

Tutto è cominciato da una sociologa 68enne e dalla sua protesta in una domenica d'ottobre.

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Marlen Chow ha 68 anni, è sociologa e attivista femminista, membro del movimento per il rinnovamento sandinista. Vive in Nicaragua, il paese del Centro America che da quasi un anno attraversa una crisi democratica senza eguali. Il presidente Daniel Ortega e la vicepresidente Rosario Murillo, marito e moglie dai tempi della causa sandinista, hanno trasformato il governo eletto in una dittatura, nel silenzio disastroso di molte potenze mondiali. Da aprile 2018, con le prime manifestazioni di protesta contro la riforma della previdenza sociale, i dati della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) hanno riportato 325 morti nel corso delle numerose proteste. L’ultima delle quali si è tenuta lo scorso 14 ottobre per chiedere a gran voce la liberazione dal carcere di alcuni prigionieri politici. In mezzo ai contestatori c’era anche Marlen Chow, piccola e solida attivista col suo fedelissimo rossetto rosso. Un caso acceso. Viralissimo sui social con l’hashtag #SoyPicoRojo, che ha superato le barriere delle tendenze locali per entrare, lentamente, nell’ottica dell’attenzione mondiale, più delle precedenti proteste con palloncini bianchi e azzurri (dai colori della bandiera) o delle catene umane. La reazione spontanea di Marlen Chow quando è stata arrestata assieme ad altre 37 persone dalle forze dell’ordine nicaraguensi, che le hanno chiesto di quale formazione politica o associazione facesse parte, ha dato il via.

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"Pertenezco a la Asociación de Mujeres Pico Rojo”, appartengo all’associazione delle donne dal becco rosso. Becco nel senso di labbra dipinte con il rossetto rosso, cui Marlen non ha mai rinunciato in nessuna delle sue proteste. E anche nella manifestazione di domenica 14 ottobre le sfoggiava. Sin dagli anni 70, quando scendeva in piazza contro la precedente dittatura di Anastasio Somoza, Marlen Chow non ha mai rinunciato a manifestare con il red lipstick sulla bocca, storicamente ispirata dall'uso del rossetto rosso delle suffragette newyorkesi. Che, grazie allo zampino di Elizabeth Arden, lo indossavano per evidenziare il loro dissenso verso i governi e la loro battaglia per la conquista al diritto di voto. Rossetto rosso di protesta sanguigna, detestato dai potenti di tutto il mondo per la sua capacità di essere al tempo stesso l’immagine estrema della femminilità più hollywoodiana e sensuale, e una via facilissima di protesta. Mettersi il rossetto è la prima ribellione all’ordine costituito, l'hashtag di protesta è il passo successivo (come insegnano le brasiliane).

Al momento concitato dell’arresto, di fronte allo sbigottimento della polizia orteguista, Marlen Chow ha passato il suo rossetto alle donne intorno a lei. Che hanno ascoltato la sua frase e hanno iniziato a passarsi tutte il rossetto rosso sulle labbra, per mostrare l’appartenenza alla fantomatica associazione. È bastato il gesto, è bastato il momento. #SoyPicoRojo ha iniziato a diffondersi come protesta social(e) in tutto il Nicaragua, coinvolgendo sempre più persone. Non un semplice caso buono solo a foderare di commenti la pagina di cronaca dei giornali, ma un vero e proprio movimento che si sta strutturando dall’iniziativa della determinata Marlen Chow, che è stata liberata la sera stessa dell’arresto. “Io, per natura, non resisto alla repressione, perché non concordo con quel comportamento. Dobbiamo continuare a protestare” ha dichiarato la sociologa nicaraguense a La Prensa, uno principali giornali del paese.

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E la protesta sta continuando a lasciare tracce di rossetto rosso ovunque, coinvolge sempre più persone giorno dopo giorno, persino i personaggi pubblici. Con il carico di impatto che ciò comporta: tra di loro la conduttrice americano-nicaraguense Nastassja Bolivar, la neoeletta Miss Nicaragua Adriana Paniagua e il cantante Luis Enrique, che ha accompagnato il suo tweet con durissime parole: "Perché non possiamo più mettere le ingiustizie sotto silenzio, perché non possono più esserci prigionieri politici, perché non possono fermare la nostra forza e la nostra determinazione, e perché non si può più accettare l'abuso e la violenza nei confronti delle donne #SOSNicaragua" ha concluso il cantante. Non sono mancati i commenti di polemica da parte di media e vox populi per lo schieramento netto contro la dittatura di Daniel Ortega e Rosario Murillo, ma lo spirito del metterci la faccia ha decisamente preso il sopravvento.

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Le foto con l’hashtag #SoyPicoRojo si stanno riempiendo Twitter, che nel corso degli ultimi mesi ha aumentato il suo numero di utenti nel paese centroamericano, Facebook e sopratutto Instagram, proprio grazie agli esempi forti dei personaggi celebri. Tutti i dissidenti disegnano sulle labbra rosse il proprio NO alla dittatura, la solidarietà ai numerosi protestanti che sono stati incarcerati durante le proteste. La stima del Centro nicaraguense per i diritti umani (non ci sono dati ufficiali da parte del regime Ortega-Murillo) ha calcolato oltre 500 prigionieri politici, dei quali 180 sono perseguiti per terrorismo contro il governo centrale. La complessità della situazione nicaraguense, poco dibattuta al di fuori dei confini statali, sta emergendo con tutte le sue problematiche mentre il mondo sta a guardare. E non può ignorare il richiamo di sangue simbolico del rossetto rosso sulle labbra di ragazzi e ragazze che posano, serissimi e schierati, per selfie di forte impatto politico.

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