Irene Grandi e il bisogno di cambiare qualcosa nel suo Lungoviaggio

C'è quel momento nella vita dove senti forte il bisogno di cambiamento: per Irene è arrivato e ne ha tratto il meglio, reinventando la sua arte

Irene Grandi e Patis
Gildardo Gallo

Quando una carriera artistica segna sul tachimetro 25, allora inizia davvero a essere un Lungoviaggio. Quello di Irene Grandi, una delle voci più calde del panorama musicale, continua nel 2018 e cambia completamente, con un nuovo album (più precisamente un visual album) intitolato proprio Lungoviaggio. Al suo interno collaborazioni particolari, vedi la partecipazione di Samantha Cristoforetti, e un racconto della musica che parte dalla vita reale.

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La produzione artistica è realizzata assieme ai Pastis, il duo composto dai fratelli Marco e Saverio Lanza, e narra con musica e immagini il significato del viaggio.
Ne abbiamo parlato con Irene Grandi.

Il tuo lungo viaggio parte alla fine degli anni Ottanta: ora hai cambiato con coraggio. Come è nata l'idea di questo visual album?
Dalla mia esigenza di mettermi in gioco con qualcosa di diverso e, forse, è anche un mio bisogno di non ripetermi. Penso che nella vita ci sia la necessità di cambiare e uscire dai soliti canoni. Potrei paragonare questa scelta a quello che fa uno chef: non è che se azzecchi una ricetta poi fai sempre quella. Io ho sentito la necessità di fare qualcosa di assolutamente diverso e questo ti permette anche di apprezzare ciò che si era fatto in passato. È un avventurarsi per strade nuove che, alla fine, ti riportano a casa. Come dopo un Lungoviaggio

Nei 25 anni della tua carriera hai collaborato con tantissimi artisti. Quanto è importante per te lo scambio?
Mi è sempre piaciuto ritrovarmi in situazioni così, credo che lo scambio tra musicisti, tra artisti anche non simili nel modo di proporre il proprio lavoro artistico, sia motivo di crescita, sia umana che professionale. Negli anni non mi sono mai sottratta a questo confronto anzi, devo dire che mi ha sempre affascinato. Ad esempio sono rimasta davvero ipnotizzata dal lavoro dei fratelli Lanza, tanto che proprio per questo motivo siamo arrivati a fare uscire il progetto Lungoviaggio

Mi racconti la sinergia che si è creata tra di voi?
Diciamo che portare in giro lo spettacolo mi ha consentito di far evolvere questo incontro tra realtà apparentemente non troppo vicine. Se pensiamo che con Lungoviaggio si incontrano musica, fotografia, video di storie tratte dalla vita reale, ecco che si può intuire quanto lavoro e quanta simbiosi si siano messe in moto per arrivare al prodotto finale. Anche l'approccio del visual album è completamente diverso rispetto alle modalità standard di un disco

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In che senso?
Le singole canzoni nascono dai video, seguendo esattamente il processo opposto rispetto a quello che si usa per girare un videoclip classico (in cui prima nasce la canzone e poi la parte visuale). Lo spunto è un momento di vita reale dei protagonisti, che non segue nessun copione. È la musica che permea la vita dei personaggi a fare da ispirazione, non viceversa, e questo approccio è completamente fuori dai canoni

Irene Grandi e i Pastis
Gildardo Gallo

Sicuramente è un progetto innovativo nel suo modo di essere proposto, ma alla fine si ritrova un concetto molto antico: il raccontare la vita, giusto?
Sì, è vero, l'innovazione sta nel come viene proposta l'idea e, ad esempio, oggi la tecnologia ci consente di dar vita a situazioni come queste. L'attenzione al racconto si trova ad esempio nella cura particolare nel non modificare le voci presenti nelle canzoni: i Pastis hanno lavorato in modo che fosse la parte musicale ad adattarsi al contesto vocale. È come costruire una casa attorno alla persona per renderla perfetta per quell'atmosfera

Lungoviaggio vede, tra le altre, la collaborazione di Samantha Cristoforetti in I would like to take you on a journey. Com'è nata l'idea?
In questo pezzo la voce di Samantha si è andata a incastonare alla perfezione, nonostante lei non abbia propriamente una voce musicale. Abbiamo pensato a Samantha come all'immagine per antonomasia del lungo viaggio: una donna nello spazio, in un ambiente vuoto, silenzioso, è quel tipo di avventura che si disegna nella mente di tutti, no? Questa riflessione mi ha portata ad un discorso di viaggio anche interiore perché, a ben pensarci, il nostro inconscio, quella parte di noi che non conosciamo, può essere paragonato al vuoto dello spazio. Qualcosa che affascina e intimorisce allo stesso tempo, fino a che non lo si impara a conoscere e far emergere

Il visual album sarà anche un tour, che presenterai in questi mesi, e che vede un pubblico più piccolo. Come vivi questa nuova dimensione?
C'è una dimensione più intima, pensata per uno spettacolo in teatro. Il rapporto con un pubblico meno numeroso ma più coinvolto, porta ad un ulteriore crescita, qualcosa da portarmi dentro anche quando tornerò a un'espressione musicale più vicina al mio background di sempre

Come è stato preso questo progetto a livello di produzione?
Ti rispondo dicendo che Lungoviaggio è completamente autoprodotto, abbiamo fatto tutto in casa e tutto da noi. Abbiamo dato licenza, in seguito, ad una etichetta Qui Base Luna, e Believe Digital per la distribuzione, ma in definitiva abbiamo pensato di percorrere questa strada, perché avevamo bisogno di quel respiro e quella libertà che altrimenti non avremmo avuto

Irene Grandi e i Pastis
Gildardo Gallo
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