Capelli, come si portano nell’East End londinese

I tagli del melting pot multirazziale di Hackney in un libro, Haircuts of Hackney, dell’artista Daniel Frost, pubblicato da Hoxton Mini Press.

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Courtesy Daniel Frost

Capelli, acconciature, tagli: se a ritrarli - a Londra, nel cuore del East End - è un artista come Daniel Frost, da dettagli di moda diventano qualcosa di più: l'espressione di un ambiente, una visione del mondo e poi anche un libro, che con poesia racconta il crogiolo di stili e razze di Hackney.

Sarebbe come dire che il meglio del mondo è quello che vedi allo specchietto retrovisore. O che per farti un’idea di chi hai di fronte, conviene prima girarci intorno per un supplemento di indagine comprensivo del lato b. Non “quel” lato b, ma lo speciale punto di vista che un giorno a Londra, per le strade di Hackney, ha folgorato Daniel Frost, artista, illustratore, gran bizzarro con una passione per il rovescio delle cose. Seduto in un caffè dell’East End, una mattina Daniel ha deciso che la gente del quartiere era più vera se vista “di nuca”. Così, armato di colori e tavolozza, ha deciso di prenderla di spalle per cogliere quello che non si vede, non si nota e mai troverebbe posto in un selfie. Non facce, occhiate, sorrisi, smorfie e vanità del brulicante quartiere a est della City, ma esclusivamente le teste del suo incredibile melting pot multirazziale. Purché prese da dietro. Così è nata Haircuts of Hackney, una “enciclopedia visiva” from the back, comprensiva di tagli e acconciature di ogni sorta di tipi umani pubblicata da Hoxton Mini Press, singolare e raffinata casa editrice con la missione esclusiva di documentare il bello l’East London. In altre parole, una carrellata di ritratti che nella felicità del colore sintetizza a pennellate generose tic e personalità di un quartiere.

Daniel Frost, man bun
Courtesy Daniel Frost/Hoxton Mini Press

Rasati con creste moicane; impennate di riccioli afro; alzate peldicarota di tatuati barbuti; crocchie a gomitolo di giovani sick; ponytail di turiste wasp con incorporato l’occhiale da sole. Allegrie stilistiche. Scelte di campo. Dichiarazioni di fede. Manifesti di un’umanità che, privata di volto e di nome, non ti dà il cinque, non mostra il pollice, e si ritrova impossibilitata a barare. «Adoro il lato assurdo della vita e il bello che ti cattura di striscio: la scintilla è l’imperfezione». Daniel Frost si racconta così, da creativo curioso che ragiona meglio a piedi scalzi e osserva il mondo dal buco della serratura. Che dà a Londra un'anima azzurro e seppia, e ad Hackney un cuore rosa e verde menta. «Il mio quartiere mi piace per l’energia, perché qui la gente si sente libera di mostrarsi come è». Proprio ciò che pensano anche alla Hoxton Mini Press, che oltre alla cocuzze di Daniel, del borgo ha raccontato mamme sognanti e intirizziti nuotatori, insospettabili fiori e makers pazzoidi, poetici e contagiosi. Un mondo a parte? Macché: è l'East End, bellezza...

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