Monica Bolzoni e Bianca e Blu: un libro celebra la rivoluzionaria designer italiana

La biografia-glossario dell'autrice del gusto “milanese” tra vintage e innovazione. Inaugurò la boutique più shock di tutte

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Carlo Fei / Courtesy of Archivio Bianca e Blu e Carlo Fei

Quando, invece dell'abusata mitologia sull'artigianato come chiave interpretativa dello stile italiano, si deciderà di dare maggiore spazio a quella che è stato realmente il motivo del suo successo - l'inestricabile intreccio con l'industria e la progettazione in serie - forse inizieremo a restituire uno sguardo grato a persone che, da tempi non sospetti, lavoravano su una moda svelta, intelligente, moderna.

Come Monica Bolzoni, che dalla sua boutique milanese Bianca e Blu in via De Amicis, dagli anni Ottanta in poi si è imposta come simbolo di un gusto milanese che è poi lo stesso territorio dove si muovono figure leggendarie come Anna Piaggi, Manuela Pavesi e soprattutto Miuccia Prada.

Un ritratto di Monica Bolzoni scattato da Fabrizio Ferri.
Fabrizio Ferri

Donne che hanno condiviso una metodologia del vestirsi basata su cose che già esistevano, rivisitate con la raffinatissima perversione che andava a minare il concetto di abbigliamento borghese, utilizzandone i capisaldi in maniera rivoluzionaria e talora disturbante: se Manuela Pavesi scandalizzava i benpensanti passeggiando in sofisticati pigiami di seta maschili sotto il cappottino da Jackie Kennedy, Miuccia Prada tagliava i tubini da zia in ispido loden e la Bolzoni realizzava “vestitelli” in pannolenci rosa, però rivestito di plastica.

Kronos, abito lunghissimo in pannolenci rosa con fiocco in pannolenci ricoperto di PVC, di Bianca e Blu.
© ECAL/Senta Simond, Laura Zoccarato
La cover del libro dedicato a Monica Bolzoni e alla sua boutique Bianca e Blu (ÈCAL - Rizzoli Lausanne)
Hadrien Haener

È quindi un'opera meritoria che ora, proprio a quest'ultima sia dedicato un volume, Bianca e Blu - Monica Bolzoni (ECAL - Rizzoli Losanna International) con i testi della bravissima Vittoria Caratozzolo, docente di Fashion Theory all'università La Sapienza di Roma, che è concepito come un oggetto di design: on un'autobiografia,ma un glossario che condensa il suo lavoro di decenni. Lei si è sempre rifiutata di farsi definire stilista, cui ha preferito lo status di designer o di artista tout court, avendo lavorato, durante la sua carriera con autori come la performer Vanessa Beecroft, la compagnia di teatro d'avanguardia Fanny & Alexander, il regista Silvio Soldini. Per ognuno di loro non realizza "costumi" ma oggetti di rivestimento del corpo che fanno parte dell'opera stessa.

Una doppia pagina del libro, impaginato dagli art director Régis Tosetti, Davide Fornari.
Hadrien Haener
Una cappa di plastica sul modello di quello delle collegiali anni Sessanta di Monica Bolzoni per Bianca e Blu.
Hadrien Haener / © ECAL/Calypso Mahieu

Del resto, è Monica Bolzoni (definita dal New York Times la "prima designer indipendente”) ad attivare concetti alla base della moda attuale: il vintage,la modularità (in apertura, la collezione Modulare in una foto di Carlo Fei), l'ingegnerizzazione dei capi e soprattutto l'appropriazione culturale, di cui oggi si parla così tanto.

La sua moda, essenziale e nitida, nei primi anni 80 viene vissuta come dirompente, proprio perché lontana - nelle proporzioni e nella fattura - dalle spalle gigantesche delle giacche di allora, dell'attitudine rivolta a un futuro progressivo che rifiutava il termine stesso vintage.

Cuffie di Bianca e Blu.
Ellen von Unwerth per Vogue Italia, giugno 2006.
Abito Brigitte, immagine scelta per la pubblicità di Bianca e Blu su Vogue Italia, 1990.
Albert Watson / ourtesy of Archivio Bianca e Blu and Albert Watson.

Perfino il nome della sua boutique (un nome che indica due colori opposti, dei quali uno evoca un nome femminile) è un nome trovato, poiché apparteneva al negozio precedente. Così i vestiti di Bianca e Blu, con richiami agli anni Venti, ai Cinquanta, ai Sessanta ma anche alle ultime innovazioni di Comme des Garçons o di Elio Fiorucci (con cui Monica Bolzoni esordisce nei tardi anni Settanta come buyer per il leggendario concept store di Piazza San Babila) diventano creazioni atemporali e quindi sempre di moda, nuovi.

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BBLand, inaugurato nel 2009, è lo step successivo alla boutique di via De Amicis: uno spazio-osservatorio dove i codici della moda si amplificano e si incontrano in totale libertà, per costruire inedite narrazioni di sé.

Le righe, disegno di Monica Bolzoni per la collezione di maglieria Bianca e Blu, anni Novanta.
© Monica Bolzoni / Courtesy of Archivio Bianca e Blu

(Tutte le immagini: © ECAL/Calypso Mahieu)

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