"Buttate via il copione", la voce libera di Amanda Palmer

La cantante torna con There Will Be No Intermission, un album senza regole, come è lei. E ci parla delle emozioni taciute, del matrimonio con Neil Gaiman e della felicità che si sprigiona quando abbiamo il coraggio di cambiare.

Amanda Palmer Performs At The Liquid Room - Edinburgh
Roberto RicciutiGetty Images

Con Amanda Palmer parliamo via Skype, guardandoci, sullo sfondo di uno studio newyorkese decadente che si muove con lei. Il rapporto il più diretto possibile con le persone è uno dei punti di forza dell’artista e cantautrice americana. Che torna, l’8 marzo, con There Will Be No Intermission, album realizzato con i soldi raccolti da 12mila fan sulla piattaforma crowdfunding Patreon.

Un disco liberato dalle regole dell’industria discografica, come è libera la voce della Palmer. Una che, da giovane performer, ha debuttato stando nuda su un palco a spaccare musicassette. E, dall’esperienza nel duo punk gotico The Dresden Dolls ai progetti solisti, ha infranto tutti i tabù che poteva. Pensiamo alla canzone e al video Oasis (da Who Killed Amanda Palmer, 2008) in cui rappresenta lo stupro e l’aborto che ha vissuto, sotto forma di tormentone pop-rock. O alla dolcissima ballata al piano che ora dedica a Judy Blume, la scrittrice che nel 1969 parlò di mestruazioni, masturbazione e contraccezione in un romanzo per ragazzi. «Mi hanno chiesto di cantare per lei a un evento di beneficenza contro la censura, piangevo dall’emozione. Poi siamo diventate amiche, è la mia mamma onoraria», ci dice Amanda con orgoglio.

Da quando lei e il marito Neil Gaiman, uno degli scrittori più immaginifici e fuori dagli schemi del pianeta (l’autore di American Gods e Good Omens anche prima che fossero serie tv), hanno avuto un figlio, è alla continua ricerca di «madrine, nonne e madri, esempi femminili forti che possano diventare mie maestre di vita».

Le 20 tracce, i 74 minuti di questo disco che «vi farà piangere!» - ha twittato, ed è vero - sono la trascrizione in opera musicale (pianoforte, batteria, e il suo amato ukulele) di una storia di formazione. In cui la protagonista soffre, cresce, ci parla delle nostre emozioni taciute: il terrore di scordare il figlio in auto, il sapore dolceamaro della morte, e l’impensata felicità che si sprigiona quando troviamo il coraggio di cambiare.

La verità è un talento speciale?
No, ci nasciamo, ma questa cultura tremenda, soprattutto se sei donna, ti spala addosso tante di quelle stronzate che passi la vita a cercare di strisciarne fuori. Ho capito da poco come siamo state cresciute, le bugie che ci hanno detto, quello che siamo state costrette a nascondere del nostro corpo, dei sentimenti. Mi sento una bambina che scopre quanto è folle il mondo.

L’ironia con cui tratta temi dolorosi che ruolo ha?
È morta negli anni 80! (Ride). Sono devota all’ironia, al sarcasmo e alla satira. Paesi e culture diversi hanno un approccio all’ironia differente, ed è uno dei motivi per cui vado così d’accordo con gli inglesi. Quando scendo dritta nel lato oscuro, mi seguono, ridono con me, gli americani non ne hanno voglia. Difendo il diritto di fare satira sulle mie tragedie come la massima libertà umana. E libertà creativa, per far uscire la luce dal buio: a questo serve l’arte. La gente non deve per forza ridere con me dei miei drammi, del cancro del mio amico, di una gravidanza andata male, ma io ho bisogno di ridere, e nessuno può chiudermi la bocca.

Com’è cambiato il suo rapporto con la solitudine?
Non sono più sola! Mi sono sposata, sono andata a vivere con “il pazzo” e ho avuto un figlio: la mia solitudine è stata compromessa. E mi manca. Ma sono per la libera scelta delle donne, e ho deciso consapevolmente di condividere la vita con un paio di uomini. Lascio alla generazione di donne successiva alla mia le sfide della solitudine, io ne affronto altre ora.

Cos’avete imparato lei e Gaiman stando insieme?
Siamo entrambi artisti ostinati, egotici e maniaci del controllo. Abbiamo dovuto imparare molto dolorosamente come scendere a patti e sacrificarci. Molto difficile, ma appagante. Abbiamo iniziato con una relazione aperta in cui potevamo fare sesso con altri e non dovevamo per forza vivere insieme, questo era il nostro matrimonio. Ma poi siamo andati a convivere, abbiamo avuto un bambino: non puoi essere completamente autonomo e coesistere come famiglia, è impossibile. Eravamo più innamorati della libertà che l’uno dell’altra, ma siamo riusciti a superare le difficoltà e venirci incontro. Ogni donna che conosco in una relazione con un partner e con un figlio ha dovuto superare tante sfide. E le ricompense per questi sforzi sono strane, sottili, e discrete, non è come andare su un palco e ricevere un premio. Mi piace, ma è come imparare una nuova lingua. Per me come per Neil. Ho girato pagina e ricominciato, non sono rimasta attaccata a quello che pensavo avrei voluto essere dieci anni fa. Come artista e come essere umano, devi saper buttare via il copione. Una volta che impari come si fa, puoi realizzare tutto quello che vuoi ed essere felice.

Amanda Palmer, 42 anni, con il marito Neil Gaiman, 58, e il loro bambino. Nei panni della Sirena Regina e di Nettuno, la cantante e l’autore fantasy hanno guidato a giugno 2018 la Mermaid Parade di Coney Island. È una storica parata che celebra la creatività degli abitanti di New York.
Taylor HillGetty Images

In questo periodo di rottura tra élite culturale e popolo, come riuscite a farvi credere?
Non voglio convincere nessuno a fidarsi di me, questo è l’errore! Per essere un artista, o un politico, devi vederti alla pari con le persone della tua comunità, se ti consideri parte di un’élite lo sarai e risulterai sconnesso e non credibile. Credo nel socialismo democratico e nella trasparenza nell’arte, nel lavoro, nella vita. Tengo la porta aperta per chi voglia attraversarla, non ho mai voluto essere una celebrità separata dal resto. Voglio la stessa cosa che vogliono i miei fan, sentirmi capita, connessa, voglio amici con cui scherzare, la mia comunità fa questo con e per me; i miei sostenitori su Patreon e il mio pubblico sono parte della mia famiglia allargata. Mi fido di loro quanto loro si fidano di me, e mi piace. Preferisco essere vulnerabile, amo incontrarli, farmi ospitare a casa loro. Per favore non trattatemi come Kim Kardashian.

Ha visto cambiamenti nella scena artistica newyorkese dall’elezione di Trump?
Donald Trump è un simbolo gigantesco di ciò che va distrutto, per poter dire: ne abbiamo abbastanza, state rovinando il pianeta, la vita dei nostri figli, non può andare avanti così. Tra le artiste 30 e 40enni che conosco c’è un senso profondo di rallentamento, stanno mettendo le basi per un cambiamento su larga scala. C’è un allarme: non dobbiamo fare casini! Dobbiamo applicare le capacità e gli strumenti che abbiamo affinato, per non lasciarci sfuggire questa opportunità di uscire dal disastro. Molte delle femministe più mature, come me, come Ani DiFranco o Tori Amos finalmente vedono che c’è un supporto diffuso, e non le azioni singole di una bizzarra minoranza. Adesso possiamo identificarci come artiste. Non artiste femministe, ma donne con una voce, come tutte le altre.

Perché è così difficile essere ascoltate?
La nostra cultura è basata sulla paura. Veniamo nutrite di competizione, mancanze e paure: come essere, come apparire, cos’è il successo, cosa comprare per essere felici. E nell’arte è la stessa cosa. Quando senti una donna che racconta le sue esperienze in modo aperto e vero ti identifichi e ti chiedi: sta parlando di me, delle mie emozioni, perché non l’avevo mai visto prima? Mi si spezza il cuore da quanto è raro. Molte non capiscono che la dieta artistica mainstream è anemica, e che ce ne sono altre che ispirano il cambiamento invece di anestetizzarci. Il mio album è anche un reminder per altre musiciste: puoi fare arte su qualunque cosa, fanculo tutti, fanculo il pop, la lunghezza delle canzoni, puoi dire quello che vuoi, e più sarai onesta, meglio sarà. Fallo. Come diceva il mio eroe Bill Hicks: Play From Your Fucking Heart! Fai qualcosa che smuoverà davvero qualcun altro.

Come vorrebbe che ascoltassimo il suo disco?
Senza distrazioni. Tutto in una volta e al buio. Con del buon vino. Magari nella vasca da bagno. I miei patrons stanno organizzando gruppi d’ascolto ovunque e chi vuole può essere coinvolto, è una delle meraviglie di Internet.

Amanda Palmer in uno scatto del duo Kahn & Selesnick. Fa parte dell’artbook che accompagnerà l’uscita del disco, in cd e vinile.
Kahn & Selesnick, courtesy the artist

There Will Be No Intermission (Cooking Vinyl) è il terzo album in studio di Amanda Palmer: esce l’8 marzo, giornata della donna.

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